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Quel sondaggio sui ciclisti che era una #FakeNews

News, Rubriche e opinioni • di 15 Dic 2017


Qualche giorno fa ricevo in posta un comunicato stampa che attira la mia attenzione: “Ciclisti: 1 morto ogni 32 ore, ma molte regole non rispettate”. Visto che mi occupo di questi temi da qualche tempo (dall’avvio della campagna #Salvaiciclisti dal 2012 in maniera pressoché quotidiana) apro il messaggio e scopro con mio grande stupore che le “molte regole non rispettate” non riguardano gli investitori mortali dei ciclisti ma i ciclisti stessi. La fonte di tutto questo è il noto broker assicurativo Facile.it e, con bella evidenza nel testo, c’è un link a un loro prodotto assicurativo rivolto a chi pedala.

Per infarcire questo comunicato di dati, nella speranza di essere ripresi dalle agenzie di stampa e di creare “buzz” intorno al brand, Facile.it mette in correlazione il dato ISTAT (certo e verificato) del +9,6% di aumento degli incidenti mortali dei ciclisti nell’ultimo anno con un “sondaggio, realizzato lo scorso novembre su un campione di circa 1.000 italiani maggiorenni”, utenti del loro sito: cioè non statisticamente rilevante e assolutamente non rappresentativo dell’universo dei ciclisti italiani.

Più leggo e più mi stupisco: le percentuali snocciolate sono un coacervo privo di corrispondenza con la realtà (“L’87% dei ciclisti italiani non montano faretti e catarifrangenti sulle loro bici”, sul serio?) al solo scopo di instillare nel lettore la certezza che in giro ci sono tante persone che pedalano senza prestare attenzione a sé e agli altri e che sarebbe meglio farsela una bella assicurazione per la bici, così almeno si è coperti.

Considero la cosa una non-notizia, ignoro il messaggio ma “lui” non ignora me. O meglio: comincia a essere ripreso dalle agenzie stampa – Ansa, Agi, Adnkronos – entra nell’agenda dei media e in poche ore me lo ritrovo pubblicato su decine di testate, portali, blog e community Facebook. Avendo letto la fonte primaria dei dati (cioè il comunicato di Facile.it) provo a spiegare che quei numeri non possono essere considerati come risultati di un sondaggiorealizzato secondo tutti i crismi e le prescrizioni dell’Agcom – con percentuali rappresentative dei comportamenti dei ciclisti italiani. Ma è come cercare di svuotare il mare con un secchiello: più cerco di spiegare, più ricevo risposte da parte di chi ha copia-e-incollato la cosa da un’agenzia e tanto gli basta per dare a quel contenuto la dignità di una notizia verificata. E poi: “Se l’ha scritto l’Ansa è vera”.

Questa evidente mistificazione della realtà, con un non-sondaggio chiamato sondaggio, mi spinge a chiedere direttamente alla fonte primaria se esista una nota metodologica a supporto di quei dati, come sono stati raccolti ed elaborati, se quel “sondaggio” – come lo chiamano loro – sia davvero rappresentativo dei comportamenti dei ciclisti sulle strade. In un primo momento le mie richieste vengono ignorate: non mi do per vinto, cerco di coinvolgere sui social amici di bici e colleghi che in questi anni hanno seguito il mio lavoro e segnalo la cosa anche al direttore de Il Post Luca Sofri (autore del libro sulle #FakeNews “Notizie che non lo erano”, ndr) su Twitter e su Facebook a Valigia Blu che porta avanti da anni un certosino lavoro di debunking delle bufale giornalistiche.

Il tono degli articoli usciti è perentorio, molti copiano anche l’incipit del comunicato: “I dati parlano chiaro…”, una condanna senza appello insomma. Scrivo all’Ansa e all’Agi – due tra le principali agenzie di stampa del Paese, due colossi dell’informazione – chiedendo di verificare quei dati perché non hanno un supporto metodologico, un ubi consistam che giustifichi quelle percentuali propalate come verità assolute. Sulle prime non ricevo risposta, allora scrivo nuovamente a Facile.it e chiedo ancora una volta di fornirmi la natura e la consistenza di quei dati, perché sono incongrui: mi risponde il loro Direttore Comunicazione dicendomi si tratta di un’indagine sugli utenti del loro sito, con circa 1.000 rispondenti residenti in Italia e maggiorenni: nessun campione rappresentativo, non è un sondaggio.

Memore delle tante salite affrontate in bicicletta, della pioggia presa durante le sedute fiume a Montecitorio quando aspettavo fuori il politico di turno per carpire una dichiarazione, delle botte schivate ai cortei che seguivo da giovane cronista qualche anno fa, continuo a insistere: inoltro nuovamente la mia e-mail all’Ansa e all’Agi, battendo sul fatto che non si tratta di un sondaggio e che quegli articoli vanno rettificati o rimossi. Sono passati ormai tre giorni: tre giorni che per la rapidità con cui si diffondono le notizie sul web rappresentano un lasso di tempo notevole, ormai quel contenuto si è diffuso in modo capillare, è arrivato dappertutto. Ma poi, questa mattina, ricevo un messaggio da parte della Redazione Internet dell’Ansa: “Grazie per la segnalazione. Il servizio sarà cancellato. Cordialità. La redazione”. Si tratta di una parziale vittoria: in effetti dopo pochi minuti il contenuto viene rimosso.

Già, ma tutti gli altri? Tutti quelli che hanno ripreso quel testo e l’hanno copia-e-incollato sul loro blog o sui loro canali social continueranno a credere davvero che quelle percentuali – assurde, non rappresentative, incongrue – siano lo specchio del comportamento di chi pedala sulle nostre strade. In attesa di un comunicato di rettifica da parte di Facile.it, che sa benissimo di aver diffuso dei dati sotto forma di sondaggio quando sondaggio non sono, credo che l’Ansa – a quel link che ora dà 404 – dovrebbe inserire un articolo di rettifica scusandosi dell’errore con i propri lettori: le agenzie di stampa non sono infallibili – specie quando rappresentano una fonte secondaria e riportano contenuti esterni non prodotti direttamente dalla redazione – e ammettere di aver sbagliato chiedendo scusa è un segnale di autorevolezza e rispetto del lettore, non di debolezza.





9 Risposte a Quel sondaggio sui ciclisti che era una #FakeNews

  1. Mirco cetra ha detto:

    È purtroppo la triste realtà che la maggior parte dei ciclisti non rispetta le regole del codice stradale , specialmente quando in gruppo si sentono autorizzati a prendere totale possesso della strada quasi fossero in corsa al giro d’Italia, e guai a chiunque provi a protestare per il loro comportamento! Questa mia, non è la testimonianza di un comune automobilista ma di un ciclista che nella sua ventennale esperienza troppe volte ha dovuto discutere con i suoi compagni dì pedalata per cercare dì ricondurli ( purtroppo inutilmente) ad un comportamento piu rispettoso delle regole.
    Detto questo ,io non so e non mi interessano le percentuali prrcise di chi pedalando trasgredisce le regole stradali ma so per esperienza che una parte di incidenti che riguardano i ciclisti e auto sono da imputare totalmente ai primi anche se sui giornali si legge praticamente sempre ” pirata della strada investe e uccide ciclista”

    • Nicola Boiani ha detto:

      Bell’ articolo ed increscioso (oramai sempre più frequente) episodio di fake news ; altrettanto interessante il commento di Mirco cetra sul comportamento dei ciclisti in numero “superiore a due” . Personalmente sarei invece molto interessato ad uno studio (mi propongo come volontario nella capitale se avete bisogno di aiuto) ed a dati (reali) sull’argomento ; l’impressione netta in questi ultimi anni frequentando le tante lodevoli e belle manifestazioni che riguardano la bici e che le regole non siano di casa e parlare di eventuali responsabilità ed atteggiamenti dei ciclisti sia argomento tabù .

    • Fabio ha detto:

      Quando pedalavo in italia lo facevo in massima sicurezza: casco, specchietto, faretti, di cui quello anteriore più potente della mia auto, eppure mi hanno investito due volte. Per fortuna sono anni che vivo nel nord Europa dove pedalo con il minimo per essere in regola (in pratica i soli catarifrangenti e campanello) e non ho mai, neanche rischiato, che qualche automobilista mi investisse, perchè? perchè ho quasi sempre la precedenza sulle auto, perchè vivo in una città con più km di ciclabili che di strade, perchè ho stop e semafori ad hoc, perchè i limiti di velocità sono bassissimi e gli autovelox nascosti persino nei lampioni della luce. Quando in Italia si farà la metà di quanto sopra, quando la biciletta non sarà più solo un giocattolo o un mezzo sportivo, allora si potrà parlare.Qui la gente ci va a lavoro in bici, a 7 anni (sette) si va a scuola da soli a piedi o in bici, gente comune, persone con la spesa, bambini che non conoscono neanche il significato di “prudenza” che perdono l’equilibrio un giorno si e l’altro pure, eppure sempre nel massimo della sicurezza. E in italia ancora si abbina la biciletta ai finit fausto coppi con tutina.

      • Italo ha detto:

        Copio in pieno quanto scritto sopra, vivo in Belgio da 4 anni e fatto circa 25.000 km in bici con un solo piccolo urto senza conseguenze. Devo pero’ aggiungere una cosa, in Italia i ciclisti “sportivi” hanno un atteggiamento agonistico fuori da ogni logica e si comportano in allenamento ed in gara come se fossero corridori professionisti invece di capire che sono solo degli sfigati con soldi che possono comperarsi bici monstre. Io partecipo regolarmente a manifestazioni in Belgio/Olanda con 15 o 16 mila partecipanti. La gente si presenta alla partenza alla spicciolata senza nessuna fretta, non viene cronometro il tempo totale ma solo alcuni tratti. Quindi anche con numeri importanti non c’e’ confusione o intralcio al normale traffico. In Italia ci si deve mettere in griglia, che ca….volata pazzesca, un’ora prima e si fa a pugni per partire davanti. Poi per almeno 15-20 km si occupa tutta la sede stradale facendo innervosire gli automobilisti. Una cosa che fa il paio con il comportamento da veri delinquinti di molti automobilisti che ti sfiorano o ti urtano INTENZIONALMENTE. D’altronde i ciclisti sono le stesse persone che usano la macchina e che votano i politici che non fanno nulla per migliorare la situazione.

    • gianni geko ha detto:

      vogliamo parlare di chi investe ciclisti senza acorgersene perché rapito dallo smartphone?

  2. Marco Sparaco ha detto:

    Uso la bicicletta sia come mezzo di trasporto che per lunghe passeggiate e sport.
    Parlare di regole e/o norme oggi è anacronistico. L’attuale codice della strada è ormai datato e oserei dire di stampo novecentesco quando si è deciso che le strade e le città erano a completa disposizione del mezzo privato motorizzato. Tutte le infrastrutture sono progettate per una unica mobilità … quella privata motorizzata e il refrein che continuano a pubblicizzare e veicolare nelle menti delle persone è la velocità quale soluzione di tutto e in tutti i campi.
    Invece è proprio questa che andrebbe combattuta ed estirpata da tutti i contesti della società, perchè pericolosa per tutti gli esseri umani.
    Nel campo della mobilità nell’85% degli incidenti mortali c’è, come causa o concausa, una eccessiva velocità. Una distrazione a 10 km/ora può risultare fatale/mortale se avviene a 50 km/ora.
    Quindi, secondo me, la riflessione che dobbiamo fare è proprio sulla velocità di punta.
    Abbassare quest’ultima vorrebbe dire automaticamente alzare quella media, con beneficio per tutti gli esseri umani qualsiasi mezzo loro usino per spostarsi!!
    Ma purtroppo se continuiamo a subire pubblicità che ci propongono mezzi (in questi ultimi tempi anche elettrici ;-((() che vanno da 0 a 10 in pochissimi secondi non ne usciremo!!
    Se uno se lo compra dovrà pur provare se la pubblicità gli ha detto il vero ;-(((

  3. Marco Sparaco ha detto:

    Errata corrige:
    Ma purtroppo se continuiamo a subire pubblicità che ci propongono mezzi (in questi ultimi tempi anche elettrici ;-((() che vanno da 0 a 100 in pochissimi secondi sarà difficile uscirne!!
    Se uno se lo compra dovrà pur provare se la pubblicità gli ha detto il vero ;-(((

  4. Francesco ha detto:

    Che aggiungere??? Mi trovo concorde con tutti gli interventi, spero solo che oltre ad una legislazione “ad hoc”, intervento sulle infrastrutture e soprattutto EDUCAZIONE stradale ci avviamo pure noi verso una società come i due “colleghi di bici” vivono quotidianamente.
    Buone pedalate a tutti.

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