MENU

[Video] Pedalando lungo la costa del Mar Nero in Georgia (Cycloscope episodio 6)

Diari, News • di 15 Dic 2017

La sesta parte del diario di viaggio di Cycloscope | Un giro del mondo in bicicletta.

L’attraversamento del Mar Nero in Nave e la Georgia occidentale.

Dai un’occhiata alla sezione “reportage” sul nostro blog.

Seguiteci anche su Instagram, e sulla nostra pagina Facebook. Iscrivetevi al canale YouTube per vedere le anteprime della nuova serie!

Pedalando lungo la costa del Mar Nero in Georgia

Finalmente siamo pronti a lasciarci alle spalle il mondo a noi conosciuto e lanciarci verso l’ignoto. La misteriosa Georgia!

Ci dirigiamo verso Beloslav, il porto di Varna, dove prenderemo il traghetto per Batumi, in Georgia.

Abbiamo deciso di saltare la Turchia proprio per la voglia pressante di trovarci in un posto nuovo, siamo già stati in Turchia qualche anno fa.

Arriviamo al “porto” che in pratica è un parcheggio malmesso dove stanno una decina di tir, qualche macchina e il custode. Davanti a noi, posteggiata nel canale che porta al Mar Nero, il traghetto, in realtà una nave cargo che ha fatto il suo tempo. Ma almeno è lì e già è qualcosa!

Chiediamo al custode se possiamo montare la tenda nel prato lì vicino e lui ci dice che non c’è problema. Bene, andiamo a dormire presto sperando che domani la nave sia ancora lì e che non ci siano altre sorprese!

Beloslav (a terra) – Beloslav (sulla nave)

Alle 7.00 ci svegliamo, dovremmo partire alle 9.00.
Alle 8.30 ci dirigiamo verso la “biglietteria” che non saprei come descrivere. E’ uno stabile che sembra abbandonato da almeno vent’anni, a fianco c’è un altro stabile che una volta era un bar/rivenditore di souvenir. Ora dentro non c’è più nemmeno il pavimento e ci vivono solo cani randagi e piante rampicanti.

Finalmente alle 9.00 (in teoria orario di partenza) un ragazzo si presenta ad aprire la porta dello stabile, chiedo se possiamo fare i biglietti e mi dice che siamo arrivati troppo presto, dobbiamo tornare almeno alle 13.00!

L’attesa è lunga, ci mettiamo a giocare a scopa mentre vediamo gli autisti dei tir rimbalazare da un palazzo all’altro senza capire cosa devono fare! Sono tutti visibilmente sconcertati dalla situazione. Oltretutto parlano tutti in bulgaro e i poveri camionisti non capiscono niente (come noi del resto). Scopriamo che la nave partirà domani, non resta che riderci sopra!

Verso le 15 arrivano due ragazzi tedeschi in bicicletta, non capisco cosa ci fanno lì a quell’ora. Mi dicono che a loro hanno detto che la nave sarebbe partita questa sera alle 19.00. Gli faccio sapere che invece partirà domani!

I ragazzi sono partiti da Francoforte, anche loro il 5 maggio, e stanno facendo il nostro stesso itinerario!

Salpando da Beloslav

Alle 10.00 ovviamente non si muove niente! La nave è comunque meglio di come ce l’aspettavamo, le cabine sono tenute bene, c’è il bagno personale con la doccia, l’acqua è calda, c’è la finestra e ci servono 3 pasti al giorno.
Alle 11.30 ci chiamano per il pranzo (un po’ troppo prestino per noi…) e mentre mangiamo finalmente la nave si muove! Facendo pochissimo rumore, al contrario di quello che pensavamo!

Non sembra vero! All’improvviso, mentre esco dalla cabina, mi appare davanti un tizio bassetto con maglia dell’Italia, pantaloncini dell’Italia e infradito dell’Italia! Impressionante, come avevamo fatto a non notarlo prima. Usciamo sul ponte chiedendoci da dove fosse uscito, pensiamo che potrebbe essere italiano veramente, ma ci auguriamo di no.

Sul ponte lo incontriamo di nuovo, è con un altro tizio buffo, sembra Super Mario. Scopriamo che sono azeri ma uno dei due è un grande fan dell’Italia, e tre volte campione mondiale di judo (ci mostra le foto del podio per provarlo)… i misteri della vita!

In ogni caso ci vogliono offrire della vodka (sono le 12.30) e sarebbe anche proibito portare alcolici sulla nave, ma sembra non farci caso nessuno. Super Mario inizia a farci vedere video di una Natasha (prostituta) che ha chiamato nell’albergo dove stava a Varna, molto interessante. Troppa vodka, troppe Natashe, per noi è abbastanza, ce ne andiamo a dormire.

Dopo cena (io mangio formaggio fritto e gli altri qualcosa che dicono essere un misto di pollo e pesce) andiamo nella sala della tv dove Super Mario (detto anche Stalin per via dei baffi) inizia a mettere un dvd via l’altro alla ricerca di un’immagine di donnine svestite.

Sul Mar Nero

Ci svegliamo prestissimo, qua se non arrivi all’orario previsto chiudono la sala dove si mangia e niente più pappa. E’ un po’ una galera, ma con una cella carina e un bel mare attorno. E, soprattutto, dura solo quattro giorni. Vediamo dei delfini, qui ce ne sono tanti!

All’ora di pranzo il delirio, noi siamo già a tavola quando arriva Stalin completamente ubriaco e inizia uno show canoro. Finalmente si siede al suo tavolo, accanto al nostro, con un bicchiere pieno di vodka, che prontamente butta giù, alla goccia. Dopo una decina di minuti di spettacolo vuole per forza farmi bere della vodka, poi mi bacia sulla guancia.

La situazione degenera un po’, solo durante il pranzo si sarà bevuto una bottiglia intera di Vodka. Arriva il cuoco/cameriere/barista della nave (credo il responsabile del personale o qualcosa del genere) a cercare di risolvere la situazione. Il fan dell’Italia che è lì con lui fa finta di niente, forse si vergogna un po’… o forse ci è abituato. Così, alla fine, si arrabbia Daniele, si arrabbia il cuoco, si arrabbiamo tutti. Povero Stalin… Ma oggi ha bevuto davvero troppo, ora si andrà a fare una dormitina (sperando che non continui a bere) e forse a cena starà meglio. Il pomeriggio continua tranquillo, mare calmissimo, blu, delfini.

Nuova destinazione, Poti

Descrizione dei passeggeri. Ci siamo noi, i due ragazzi tedeschi, un francese che pensa di trovare il suo Eldoradò in Armenia, appassionato di Gesù e di Vangeli e stanco dell’Occidente, pieno di persone intellettualmente impoverite. E questi sono i “turisti”.

Poi ci sono un camionista rumeno molto simpatico, che parla un po’ di inglese e trasporta un carico di sigarette verso Yerevan, un lavoro un po’ pericoloso. Ci racconta che in Italia hanno cercato di buttare il camion fuori strada per derubarlo, a lui non interessa, dice che se non gli fanno niente è pronto a dare chiavi e camion. In ogni caso a quanto abbiamo capito ha un sistema di sicurezza che gli permette di chiudersi dentro la cabina. Tutti i camionisti sono d’accordo sul fatto che l’Italia sia un posto pericoloso.

Poi c’è un camionista polacco con il suo carico di una ventina di mucche (lui non è a rischio rapine), è un po’ preoccupato per via dei ritardi perchè ha il cibo per 3 giorni e la nave è già in ritardo di un giorno e poi c’è una mucca che dovrebbe partorire entro una settimana. Ha fatto amicizia con un altro camionista georgiano gigante che porta sempre le bretelle (a volte senza niente sotto). E’ un gigante buono.

Quando avvistano dei delfini ci chiamano sempre. Poi ci sono i due azeri. E due armeni con denti d’oro. C’è un altro camionista che rimane sempre isolato, credo sia bulgaro. Inutile dire che sono l’unica donna sulla nave. Oltre alle cuoche credo, ma non le abbiamo mai viste.
Il camionista polacco ci dice che non arriveremo a Batumi, ma a Poti, circa 70 chilometri a nord. Non sappiamo da chi l’abbia saputo ma crediamo sia vero. Avvisarci non sarebbe stata una brutta idea! Dovremmo arrivare domani.

Verso le 11 di sera ci dicono che all’una di notte saremo al porto e salirà la polizia per il controllo dei passaporti. Finalmene vediamo il lontananza le luci del porto, la luna è gigantesca e bellissima e si sente il rumore dei delfini che saltano nell’acqua. Andiamo a dormire un po’ prima dell’arrivo al porto.

Sul suolo georgiano

Il fatto di arrivare a Poti ci scombussola un po i piani, vorremmo fare il visto per l’Azerbaijan a Batumi, e Poti si trova circa 100km più a nord, lungo la strada che dovremmo comunque percorrere per andare verso i monti del Caucaso. Per evitare di fare due volte la stessa strada, quindi, accettiamo un passaggio dall’amico francese.

Saliamo in macchina e andiamo verso il posto della polizia, dove tutti, compreso il tizio del porto si passano i nostri passaporti. In teoria crediamo debbano controllare il timbro che ci hanno fatto i poliziotti saliti sulla nave poche ore fa. Sembra tutto a posto, ma il tizio del porto sale in macchina con noi per fare non si capisce cosa, ci porta ad un altro posto di polizia, tutti guardano i passaporti, poi ad un altro posto di polizia e di nuovo tutti guardano i nostri documenti.

Sembra finita, finalmente partiamo ma l’omino del porto è sempre sulla nostra macchina. Ci “accompagna” fino alla strada per Batumi e poi ci chiede 100 euro perchè, sostiene, lui ha dato questi soldi ai poliziotti per farci passare! Gli diciamo che non ci pensiamo proprio e lui si arrende subito e scende dalla macchina, cioè non prova neanche a contrattare un po’! Diciamo che deve ancora imparare parecchio del “mestiere”.

Alla nostra destra c’è il mare, sembrano esserci belle spiagge e pinete, la vegetazione è molto diversa, subtropicale. Alla nostra sinistra ci sono delle montagne ricoperte di felci.

Campeggio all’Orto Botanico di Batumi

Arriviamo a Batumi. Chiediamo se c’è un campeggio in zona e ci dicono che possiamo campeggiare dentro l’Orto Botanico per 30 lari, circa 12 euro.

Lasciamo le biciclette e andiamo a cercare un posto per mangiare, che naturalmente si trova dall’altra parte del parco, così ne approfittiamo per visitarlo. Veramente molto bello e ben tenuto.

Grazie al clima di Batumi ci sono piante che arrivano da ogni parte del mondo. Appena fuori dall’orto c’è un ristorante dove mangiamo il nostro primo Acharuli Khachapuri, un pane a forma di barca, ripieno di formaggio fuso, burro e uova. Non dimenticheremo mai quel momento.

Siamo pienissimi e a passo di zombie andiamo a visitare la vicina spiaggia, accessibile direttamente dall’Orto Botanico, il mare non è un granchè, c’è un po’ di sporcizia ma siamo vicino alla città quindi forse il motivo è questo, speriamo di trovare posti migliori.

Batumi

Non appena ci svegliamo andiamo a fare un bagno, oggi l’acqua del Mar Nero è cristallina. Andiamo al Consolato dell’Azerbaijan a Batumi, dove scopriamo che dal primo luglio di quest’anno non rilasciano più visti e dobbiamo andare a Tbilisi.

Un po’ depressi, finalmente andiamo a fare un giro della città. Il primo aggettivo che viene in mente quando si cerca di descrivere Batumi è “strana”. Questa città costiera è la seconda più grande della Georgia e di gran lunga la più singolare, un mix tra futuristico e decadente. C’è una ruota panoramica all’interno di un grattacielo, strane sculture ovunque, case con tetti e finestre in forme assurde.

Passeggiamo sul lungomare, la spiaggia di ciottoli è affollata di gente. È una giornata soleggiata e calda. Nel complesso, Batumi è un posto davvero interessante, assolutamente da vedere. Ma scopriremo presto che quasi tutto in Georgia merita una visita.

Lungo il Mar Nero

Pedaliamo fuori dalla strana Batumi, dopo pochi chilometri c’è una salita abbastanza violenta, fortunatamente breve. Dopo è una pedalata sul mare per diversi chilometri.

Ci fermiamo a dormiare a pochi chilometri da Poti, in quella che probabilmente una volta era una spiaggia frequentata da persone, ora solo da qualche cane e dalle mucche che vanno a bere al vicino fiume! C’è qualche casa abbandonata e un prato dove mettiamo la tenda.

Seguiti dalla polizia Georgiana

Questa mattina ci saranno circa 40 gradi, ma anche la strada di oggi è abbastanza pianeggiante. Passiamo Poti e ci fermiamo a mangiare delle eccezionali melanzane fritte con salsa di noci (fatta al momento) nell’unico ristorante nell’arco di 30 chilometri. Come dicevo, la strada è in pianura, ma c’è un vento impietoso, ovviamente contrario.

Arriviamo a Zugdidi, la grande città, in realtà 50.000 abitanti. Andiamo alla ricerca di una stanza, una macchina della Polizia inizia a seguirci ma non capiamo perchè. Ci chiedono qualcosa che non capiamo, noi li ignoriamo. Quando ci fermiamo si fermano anche loro qualche metro più indietro, se giriamo a destra girano a destra anche loro e se giriamo a sinistra girano a sinistra anche loro. Insomma, un pedinamento in piena regola.

Alla fine entriamo nell’albergo e dopo un minuto entrano anche loro e parlano con il titolare dell’albergo, immaginiamo che vogliano una mazzetta da lui per averci “portato” nel suo albergo. Dal tono pare di capire che il titolare dell’albergo li abbia cacciati, ci dice solo “no problem”… mah, mistero…





Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *