2018: inizia l’era della bicicletta

8 Gennaio 2018

Gli ultimi giorni del 2017 e i primi del 2018 sono un condensato di indizi e segnali che portano a pensare che è iniziato un cambiamento di natura epocale per il nostro Paese.

La sera di San Silvestro ho avuto un momento di sussulto quando, ascoltando il discorso del Presidente Mattarella, l’ho sentito fare riferimento al tema dei cambiamenti climatici per poi citare in larga misura l’impegno di Papa Francesco sui temi ambientali. Per la prima volta nella storia il Presidente della Repubblica italiana ha destinato un pensiero al tema dell’ambiente, inserendolo a pieno titolo nell’agenda politica del paese, il tutto a poche settimane dalle elezioni politiche.

Questo è avvenuto a dieci giorni esatti dall’approvazione della Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica, un provvedimento che per la prima volta impegna lo Stato a occuparsi, non solo di autostrade, aeroporti e ferrovie, ma anche di percorsi destinati all’uso della bicicletta. La cosa veramente sensazionale è che la Legge Quadro è stata approvata all’unanimità, segno che probabilmente ci siamo lasciati alle spalle quell’assurda contrapposizione tutta italiana secondo cui il SUV è di destra e la bicicletta è di sinistra.

Un mese prima fu proprio Papa Francesco a lanciare un’invettiva contro l’uso sconsiderato dell’automobile: “Fretta e competitività assunte a stile di vita fanno degli altri conducenti ostacoli o avversari da superare, trasformando le strade in piste di Formula 1 e la linea del semaforo nella partenza di un Gran Premio”

A corollario di tutto questo arriva la nuova stagione di Presa Diretta, una delle trasmissioni più interessanti del palinsesto televisivo italiano, che apre questa sera con una puntata intitolata “La bicicletta ci salverà”. SI badi bene, non ci sono punti di domanda nel titolo, è un’affermazione perentoria. La bicicletta ci salverà. Punto.

Potrà sembrare poco, ma per la prima volta in Italia una trasmissione di approfondimento di mamma Rai affronta in prima serata il tema della bicicletta come semplice risposta alle sfide più complesse che il genere umano si ritrova ad affrontare. Non solo, ma se ne occupa con la puntata di apertura, quella che darà alla critica il polso per dire se la stagione è destinata a essere un successo o un flop. Sono certo che Riccardo Iacona e il suo staff avrebbero scelto un altro argomento se non fossero stati più che sicuri di bucare il teleschermo.

Insomma, in qualche modo è come se la politica e il mondo dell’informazione si fossero all’improvviso resi conto di ciò che noi di Bikeitalia.it ripetiamo da anni: che occorre modificare l’approccio alla strada, che la bicicletta è uno strumento di sviluppo economico; che può risolvere i problemi del traffico e dell’inquinamento; può portare alla destagionalizzazione del turismo e valorizzare territori poco visitati; può salvare la vita a chi è malato di ipertensione e di diabete di tipo b; può evitare imponenti costi al sistema sanitario nazionale contrastando l’obesità e la sedentarietà mentre si creano nuovi posti di lavoro.

Accanto a questi segnali “pubblici” ci sono i segnali “riservati” che riguardano la nostra azienda, Bikenomist: mai come quest’anno siamo stati carichi di lavoro, di lavori provenienti da pubbliche amministrazioni, da aziende private e da migliaia di privati che hanno scelto i nostri corsi.

Siamo solo all’8 di gennaio di questo lungo 2018 ed è difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi (soprattutto a causa delle elezioni politiche imminenti), ma ci sono tutti gli elementi per dire che questo per l’Italia sarà l’inizio dell’era della bicicletta. Questo non per improvvisi ravvedimenti da parte dei nostri amministratori e dei loro amministrati, ma perché l bicicletta è l’unica risorsa rimasta per per reagire a molte delle sfide che ci ritroviamo ad affrontare, soprattutto in materia di gestione delle città.

Sarebbe però da sciocchi aspettarsi che gli Italiani, colti da un’improvvisa epifania, decidano dall’oggi al domani di lasciare a piedi la macchina a favore di un più razionale mezzo a pedali.

La storia ci ha insegnato che i cambiamenti possono arrivare in modo repentino e violento (come la presa della Bastiglia e la rivoluzione francese) o da piccole quotidiani modifiche delle abitudini che, come delle valanghe, assumono forza e vigore con il passare del tempo fino a travolgere e modificare qualunque cosa incontrino lungo il proprio cammino (si pensi a come internet ha cambiato le nostre vite). L’era della bicicletta avverrà in modo gentile e progressivo, giorno dopo giorno, pedalata dopo pedalata, fino a diventare inarrestabile e irreversibile.

Ormai il dado è tratto e, qualunque forma o colore possa avere il governo che uscirà dalle urne il 4 Marzo, è un dato di fatto che la bicicletta e le politiche per la ciclabilità creano consenso tra i cittadini perché generano benessere diffuso, checché ne dica una minoranza rumorosa che vomita i propri mal di pancia sui social. E il consenso porta voti.

A chi, come noi, ha creduto e ha investito nella bikenomics, non resta che rimboccarsi le maniche perché ci sarà molto, molto da fare in questo 2018 e nei prossimi anni per trasformare l’Italia in un paese ciclabile.

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