I dati raccolti da Bikenomist attraverso la propria community svelano l’identikit di chi viaggia in bici abitualmente: un turista che porta grande ricchezza, ma che pretende dalle destinazioni italiane infrastrutture e servizi sicuri
L’Italia che viaggia in bici cresce, matura e diventa sempre più esigente. All’interno del 6° Rapporto sul cicloturismo “Viaggiare con la bici 2026”, realizzato da Isnart e Legambiente – e presentato in anteprima al Forum del Cicloturismo a Padova – noi di Bikenomist abbiamo realizzato un focus somministrando una survey mirata alla nostra community, raccogliendo le risposte di oltre 1.685 cicloturisti abituali, professionisti della bike economy e grandi appassionati di viaggi in bici.
Cosa è emerso dai numeri? Un settore composto da turisti altospendenti, esperti e fidelizzati, che però in Italia si scontrano ancora con croniche mancanze infrastrutturali.
Ecco un’analisi dettagliata di come viaggia la “domanda esperta” di cicloturismo nel nostro Paese.
L’identikit del cicloturista esperto
Il profilo socio-demografico della nostra community parla chiaro: il cicloturista italiano tipo è un adulto maturo e benestante. Ben il 67,6% dei rispondenti ha più di 55 anni (con una concentrazione del 38,6% nella fascia 55-64 anni e del 29% tra gli over 65). Attualmente è una pratica a forte trazione maschile (78,7%). È un turista che gode di molto tempo libero, ha una propensione spiccata per i ritmi lenti e vanta un’ottima capacità di spesa.
Geograficamente, la spinta parte dal Nord Italia: la maggior parte dei cicloturisti risiede in Lombardia (23,7%), Emilia-Romagna (20,1%) e Veneto (15,9%). Parliamo di un microcosmo di utenti piuttosto esperti: il 64,5% pratica cicloturismo da oltre 5 anni.
- Frequenza e durata | Si viaggia spesso. Il 47,4% del campione organizza tra i 2 e i 3 viaggi all’anno.
- Tipologia di viaggio | Trionfa il formato “short break” (il 40,9% viaggia per 3-5 giorni), tallonato dai weekend brevi di 1-2 giorni (29,7%).
- Stile | L’approccio preferito è quello “slow” e contemplativo, assieme al viaggio itinerante (incluso il bikepacking). Si pedala in autonomia alla ricerca di paesaggi, fuggendo deliberatamente dal turismo di massa.
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Un turista ad altissimo valore aggiunto
Chi viaggia in bicicletta genera ricchezza reale e fondamentale, specialmente per le aree interne e periferiche. Oltre il 60% spende tra i 25 e gli 80 euro al giorno sul territorio (viaggio escluso), con una fetta rilevantissima del 23,9% che arriva a spendere fino a 120 euro quotidiani. Queste cifre vengono riversate direttamente nell’economia locale: ricettività, ristorazione e acquisti tipici.
E per la bici? Non si bada a spese. Il 67,4% ha investito cifre comprese tra i 1.000 e i 4.000 euro per la propria compagna di viaggio. Proprio questo valore giustifica il terrore per i furti e la richiesta incessante di servizi sicuri da parte dell’utenza.

Uomini e Donne in viaggio a pedali: le differenze in sella
I dati di Bikenomist offrono uno spaccato illuminante sulle differenze comportamentali di genere.
- Età e stile | Le donne in sella sono mediamente più giovani, concentrate soprattutto nella fascia 45-54 anni (23,8% contro il 17,1% degli uomini). L’uomo è più anziano (il 32,2% ha oltre 65 anni contro il 17% femminile) e decisamente più orientato alla performance sportiva o al dislivello (8,3% contro l’1,7%). Le donne, di contro, abbracciano in massa l’approccio slow/culturale (21,5% contro 16,9%) e si avventurano di più nel bikepacking (11,6% contro 7,7%).
- Le abitudini di viaggio | Le cicloturiste partono meno frequentemente (il 37,1% fa un solo viaggio l’anno, contro il 31,9% maschile) ma, quando partono, stanno via molto di più. Il 26,1% delle donne fa viaggi lunghi dai 6 ai 10 giorni (rispetto al 17,1% degli uomini) e ben il 12,7% supera i 10 giorni. Gli uomini amano la “fuga veloce” del fine settimana (31,2% via per 1-2 giorni).

Sull’attrezzatura si registra un vero divario di spesa. Il 32,4% delle donne viaggia con biciclette che costano meno di 1.000 euro (contro appena il 16,3% degli uomini). Le bici premium da 4.000-8.000 euro sono quasi un’esclusiva maschile (13,5% contro 4,3%). In viaggio, l’uomo è disposto a pagare extra per portare la sua costosa bici in un hotel “bike friendly” con standard elevati (69,5% contro il 62% delle donne).
Tuttavia, le donne si dimostrano molto più propense ad affidarsi ai servizi di noleggio (il 63,4% ha noleggiato una bici, contro il 50,2% degli uomini). Questo suggerisce che per i “rent-a-bike” le donne rappresentano il target di marketing ideale per le bici di alta gamma.
Focus ➡️ Rapporto Isnart-Legambiente sul cicloturismo: è boom dei noleggi bici

Focus ➡️ Cosa vogliono le donne che viaggiano in bici
Generazioni a confronto
L’analisi per fasce d’età mostra un cicloturismo in perenne transizione biologica ed economica.
Gen Z (18-34 anni)
Sono una minoranza (4,6%), ma tracciano i trend futuri. Dominano nel mondo del bikepacking itinerante (42% tra i giovanissimi) con uno spirito avventuroso e “wild”. Spendono poco (budget da 25-50€ al giorno), fanno per lo più 1 viaggio all’anno di 3-5 giorni e sono nativi digitali: vogliono acqua e tracce GPX aggiornate.
La fascia 35-44 anni
(9,2%) | È l’età del compromesso. Si registra il picco dei viaggi lampo di 1-2 giorni (36,4%), vincolati dal dover incastrare lavoro a tempo pieno e famiglia. Inizia a pesare forte il trend “Gravel”.
I 45-54enni
(18,5%) | Avviene lo “switch”. L’itinerante puro cede il passo al cicloturista Slow/Contemplativo (20,7%). I giorni a disposizione tornano a salire e il budget si impenna: quasi il 30% pedala su mezzi da 2.000-4.000 euro.
Gli over 65
(29%) | Sono il motore economico del settore. L’approccio Slow domina e c’è l’esplosione delle E-Bike (12,4%) che azzerano la fatica. I portafogli sono aperti: il 30,8% spende tranquillamente tra 81 e 120 euro al giorno e una percentuale incredibile del 19,2% usa bici che arrivano agli 8.000 euro. Hanno il terrore dei furti e necessitano di ricariche per batterie e depositi sicurissimi.
I freni allo sviluppo del cicloturismo: che cosa ci manca?
Abbiamo chiuso l’indagine ponendo una domanda cruciale: “Secondo te, cosa convincerebbe più persone a scegliere una vacanza in bicicletta?”. Ha risposto spontaneamente ben l’81% dell’intero campione. I risultati sono un manifesto politico e territoriale.
1. Sicurezza e Infrastrutture (57,6%): il vero collo di bottiglia. Oltre una persona su due indica le piste ciclabili protette come pre-condizione. Il traffico promiscuo terrorizza; serve protezione dai mezzi a motore.
2. Comunicazione e promozione (18,7%): manca l’orientamento. Circa 1 su 5 dice che le persone “non sanno dove andare”. Le destinazioni devono fornire segnaletica affidabile e tracce digitali (GPX) ufficiali per togliere l’ansia di perdersi.
3. Servizi in viaggio (15,3%): il terrore dell’imprevisto e della fatica. Mancano drammaticamente fontanelle per l’acqua, punti ristoro regolari e officine per l’assistenza meccanica base lungo le vie.
4. Ricettività specifica (12,8%): l’albergatore deve evolversi. Servono strutture realmente bike-friendly che non facciano storie per ospitare in sicurezza una bici per la notte.
5. Intermodalità e trasporti (12,4%): lo scoglio italiano. Caricare comodamente la bici su treni e autobus locali, senza barriere architettoniche assurde in stazione, è un servizio che convincerebbe chiunque a mollare l’auto in garage. Le donne (13,5% contro 10,6% maschile) ne sentono una mancanza disperata.
Il cicloturismo italiano è pronto a innestare il rapporto più lungo, trainato da viaggiatori appassionati e desiderosi di far fiorire le economie di ogni angolo del nostro Paese. Trasformare le sfide di oggi – come l’integrazione con i treni e la continuità dei tracciati – nei grandi punti di forza di domani è un’opportunità irripetibile. L’Italia ha il potenziale assoluto per affermarsi come il paradiso europeo delle due ruote: la strada è tracciata, ora sta ai decisori locali spingere sui pedali per far diventare questa visione una realtà.





















se ci sarà un partito che avrà questa stessa visione, lo voterò