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Girolibero

Un viaggio lungo le Alpi (parte 3)

Diari • di 25 gennaio 2018

3° Tappa: Castelmagno-Briançon, Agnello e Izoard

Sveglia molto presto come sempre, do uno sguardo fuori. Il cielo non è proprio bellissimo, potrebbe anche piovere. Scendo dalla camera qualche minuto prima per preparare la bici, molto gentilmente i proprietari hanno anticipato alle sette e trenta la colazione, per consentirmi di ripartire il più presto possibile.

In sala ad attendermi, a differenza di ieri mattina, c’è un ricco buffet e mentre mangio scambio anche due chiacchiere con il proprietario dell’hotel, un signore molto cordiale che mi indica anche un paio di strade da prendere una volta arrivato a valle, per evitare traffico e monotonia della pianura.

Terminata la colazione non mi resta che salutare tutti e riprendere il mio viaggio. Nella notte ho deciso di modificare il percorso, teoricamente sarei dovuto risalire da Chiappi fin su al Colle d’Esishie, a poche centinaia di metri dal colle dei Morti, per poi proseguire, sulla destra, nella Valle Maira affrontando così il Colle della Cavallina e il Colle Sampeyre, prima di prendere la strada che, risalendo la Valle Varaita, porta al Colle dell’Agnello, per poi proseguire in territorio francese in direzione di Briançon e scalare il Col de l’Izoard.

La tappa sarebbe stata più corta di circa venti chilometri ma il dislivello positivo avrebbe superato abbondantemente i 5000 metri e, francamente, non me la sono sentita, tenendo anche presente che era appena la terza tappa e, davanti a me, avevo ancora molta strada da percorrere.

Mi avvio così verso valle, scendendo si incontrano i minuscoli centri di Chiotti, Neirone Inferiore, Campomolino, Colletto, che insieme a Chiappi, Einaudi e Valliera vanno a formare il comune sparso di Castelmagno, originariamente erano quindici le frazioni ma con il tempo le altre sono state abbandonate.

Dopo Colletto la valle si chiude stretta tra le rocce seminascoste dalla folta vegetazione, sicuramente un luogo piacevole agli occhi di chi lo percorre per la prima volta; si arriva così a Pradleves, da qui inizia un lungo e un po’ monotono spostamento in pianura attraversando i centri di Istiria, Monterosso Grana e Valgrana dove avrei dovuto prendere la strada più panoramica e meno trafficata, che mi avrebbe portato a Dronero, consigliatami dal simpatico proprietario dell’albergo. Attraverso il centro abitato di Valgrana e, distrattamente, tiro dritto senza ricordarmi di svoltare a destra verso Montemale di Cuneo.

Comunque arrivo a Dronero, attraversandolo il mio sguardo viene catturato dall’antico “Ponte Vecchio” e dalle sue vistose merlature a coda di rondine, una struttura risalente ai primi decenni del 1400.
Come molte altre costruzioni medievali, anche la costruzione del Ponte Vecchio è legata, da una leggenda, alla figura sinistra del diavolo, difatti viene anche chiamato il Ponte del Diavolo.

Da Dronero rimane un ultimo tratto in pianura prima di incontrare le prime vere salite, che mi porteranno al Colle dell’Agnello, si prosegue sulla destra in direzione di Morra de Villar. Superando questo piccolo centro, su un’altura a sinistra, si può ammirare il pittoresco castello di Morra. Da qui ancora un tre o quattro chilometri circa e si arriva al bivio per Rossana.
Questa volta non dimentico il consiglio del gentile signore e svolto subito a sinistra e dopo un breve tratto in falsopiano si prende a salire verso la Colletta di Rossana, una breve e facile salita, che porta a 617 metri di quota, per poi riscendere verso Rossana prima e Venasca poi, evitando il passaggio attraverso i centri di Busca e Castiglione Saluzzo e il relativo traffico.

Da Venasca ha inizio la lunga risalita panoramica, all’incirca una quarantina di chilometri e mai troppo impegnativi, della Valle Varaita per arrivare a Chianale, frazione che compone il comune sparso di Pontechianale; da qui avrà inizio la salita vera e propria, quei dieci chilometri finali molto impegnativi che mi porteranno a conquistare anche il Colle dell’Agnello.

Risalendo incontro Sampeyre, uno dei principali centri della vallata, dal quale, svoltando a sinistra, si risale per l’omonimo colle e da dove sarei dovuto arrivare in caso avessi deciso di passare dalla Valle Maira; la strada continua ancora senza troppe sorprese, tra splendidi paesaggi, fino a Casteldelfino altro importante centro dell’alta Valle Varaita.

Uscito dall’abitato si affrontano due duri tornanti, superati i quali si entra nella valle Varaita di Chianale, ai piedi del Monviso,“Il Re di Pietra”, che possente e maestoso domina l’intera valle, le pendenze tornano ad essere abbastanza dolci fino al centro di Castello, abitato posto alla testata dell’omonimo lago artificiale.

La strada, salendo al borgo, costeggia l’antichissimo Bosco dell’Alevè, la più vasta estensione di Pino Cembro d’Italia. Attraversando il paese, si incontra l’ultima fontana dove poter riempire le borracce prima della salita finale, ancora un breve tratto di strada per arrivare a Chianale, ultimo centro abitato prima del colle dell’Agnello.

A Chianale è presente la vecchia dogana italo-francese che funge da riferimento dell’inizio degli ultimi dieci chilometri di salita che porta al colle; la pendenza media sarà di poco superiore al nove percento, ma caratterizzata anche da tratti decisamente duri con punte del quattordici percento.

Ci siamo dunque. Dopo questa lunga passeggiata ha inizio la scalata al colle, la strada, dopo un primo tornante, inizia a salire ripidamente e si fa dura, per me.
Mentre salgo, arrancando un pochino, si affianca un altro ciclista, scambiamo due parole al volo, ma poi lui allunga un po’ il passo e lo perdo.

Si arriva ad un secondo tornante e, nonostante lo sforzo e la fatica, riesco ad ammirare la valle appena attraversata, lo sguardo si perde tra le molteplici tonalità di verde che ne caratterizzano lo scenario, i declivi delle montagne sono composti da estese foreste di cembri, ripidi pascoli e rocce nude.

Giungo faticosamente al quarto tornante dove ritrovo il ciclista incontrato poco prima fermo a bordo strada, sta indossando la mantellina e, dato che non è freddo, presumo che stia tornando indietro; ne approfitto per chiedergli se la salita continui su queste pendenze, lui, sorridendo, esclama: “E’ anche peggio!”; neanche finiscono di uscirgli le parole di bocca che focalizzo il cartello stradale che indica un bel “14%”, gentilmente mi dà anche un paio consigli e mi dice di tenere duro ancora un po’.

Superato questo duro tratto si entra in un paesaggio più chiuso, non si ha più una larga visuale sulla valle, che, anzi, scompare alle mie spalle; sono in una sorta di conca circondata da un ambiente fatto di lunghi e verdi pendii scoscesi che nella sommità culminano in nuda e sterile roccia, un paesaggio che mi accompagnerà fin su alla cima del colle.

In pochissimo tempo il cielo si chiude e mi ritrovo a pedalare tra le nuvole con visibilità molto ridotta. Superando un tornante incrocio quattro turisti in e-bike che riscendono dalla cima: in quel momento provo un po’ di invidia. Questo pezzo è veramente duro e lo sto accusando, ma ormai sono quasi su, un ultimo tornante a sinistra, un rettilineo e sono arrivato finalmente al valico.

È stata dura ma ce l’ho fatta. Anche il Colle dell’Agnello è andato: il terzo colle più alto d’Europa dopo l’Iseran e lo Stelvio. Con grande soddisfazione faccio la foto alla bici poggiata alla grande targa di pietra posta sul confine italo-francese che indica la quota di 2744 metri.
C’è un discreto movimento nella piazzola, molti i ciclisti che salgono dal versante francese. In meno di dieci minuti sono scomparse le nuvole, c’è di nuovo un bel sole e posso godermi la vista del vasto panorama: alle mie spalle le vette che sovrastano la Valle Varaita, difronte la vasta vallée de l’Aigue Agnelle che mi appresto a discendere.

Dal colle percorro, ormai in territorio francese, una lunga discesa che attraversa una serie di borghi pittoreschi. Mi fermo a La Rua per mangiare velocemente un boccone e rilassarmi una mezz’ora al sole.
Dopo pranzo riprendo la strada fino ad arrivare al comune di Château-Ville-Vieille, nella valle del Guil. Il semaforo rosso posto all’ingresso del paese mi permette di ammirare qualche minuto Fort Queyras, bellissimo castello medievale edificato su di uno sperone di roccia.
Passato il castello si percorre ancora un breve tratto di strada prima di arrivare al bivio, che a destra risale il vallone del Torrent de la Riviére e attraversa un paesaggio molto gradevole agli occhi tra prati verdissimi; lungo la strada si incontrano alcune località turistiche come Arvieux, La Chalp e Brunissard.

Attraversando il vallone la strada si alterna tra ripide salite e tratti più dolci. Inizio ad essere un po’ preoccupato, mi sento più stanco del previsto, nonostante avessi avuto la lunga discesa ed il pranzo per recuperare le forze. Fortunatamente ho cambiato percorso, altrimenti sarei arrivato stremato a fine giornata.

Continua faticosamente sotto al sole la mia ascesa verso l’Izoard. È decisamente caldo. Oltrepasso la località di Brunissard a 1773 metri e mi avvio verso un lungo ed impegnativo rettilineo, con pendenze anche dell’undici percento, diretto alla base di otto ripidi tornanti che serpeggiano attraverso il bosco di conifere. Nonostante la presenza di molti alberi la strada rimane costantemente esposta al sole e, per i prossimi cinque chilometri, non si scenderà mai sotto l’otto percento.

La strada è molto piacevole e non eccessivamente trafficata; la piccola crisi di stanchezza sembra superata e posso continuare in tutta tranquillità a salire tra tornanti, roccia e conifere.
Alla fine della serie di tornanti si giunge, in un’ampia curva, al Col de la Platriere, in una posizione che offre un’ottima vista sulla conca sottostante, un paesaggio decisamente emozionante, in un contesto ambientale severo e desolato; la vegetazione è molto diradata.

Scatto qualche foto prima di lanciare l’ultimo attacco al colle, ormai vicinissimo. Dalla curva si affronta un primo tratto in discesa e si attraversa la Casse Deserte con il suo paesaggio quasi lunare, con i suoi enormi picchi rocciosi, al quale non posso rimanere indifferente e, affascinato, scatto anche un paio foto prima di risalire l’ultimo chilometro che mi separa dalla cima.

Una volta in cima la solita routine e, piacevolmente stanco, passo qualche minuto nella piazzola a scrutare ciò che mi circonda. Ci sono molti motociclisti italiani e con un paio di loro faccio anche due chiacchiere. Saluto e mi avvio verso la discesa che mi porterà a Briançon, mentre scendo incontro, sulla destra, le Refuge Napoleon, dove faccio una sosta per godermi una bella e meritata birra media, tra l’altro anche molto buona. La parte centrale della discesa è davvero molto bella, si affrontano una serie di tornanti immersi tra i boschi verdissimi di conifere.

Arrivo nella cittadina di Briançon che sono appena passate le 18:00, non fatico molto per trovare il mio hotel, è molto vicino all’imbocco della salita per l’Izoard.
Una volta arrivato in albergo e fatte le solite formalità, smonto tutto dalla bici, faccio una doccia ed esco subito per visitare la cittadina, ho letto che il borgo fortificato è molto bello e voglio assolutamente visitarlo.

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