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Da Madrid a Brescia in bicicletta

Diari • di 12 Mar 2018

Tutto iniziò, nella mia testa, nel momento in cui accettai il temporaneo trasferimento per lavoro a Madrid. Parallelamente, e quasi contemporaneamente, decisi che i tempi erano maturi per provare una piccola impresa: concludere un periodo della mia vita personale e professionale in modo creativo, come mi piace definire il mio modo di fare, tornando da Madrid a Brescia in bicicletta. In qualche settimana, programmai tempistiche, il trasporto di bicicletta ed attrezzatura ed infine, grossolanamente, anche la strada da seguire. In ordine, dunque, decisi di partire intorno alla metà di Dicembre e di arrivare per Natale a casa passando per la Meseta, Lleida, Andorra, Perpignano, Bocche del Rodano (Camargue), Marsiglia, Costa Azzurra, Savona, Genova, Serravalle Scrivia, per arrivare a Brescia attraverso la Pianura Padana.

Un progetto ambizione e forse azzardato che avrebbe richiesto alle gambe ed allo spirito di reggere circa 145 km e 1200 di dislivello positivo come media giornaliera, per 12 giorni. Preparate delle sporadiche vie d’emergenza in caso di problemi fisici, senza tante remore, la mattina del 13 Dicembre 2017 alle 06:00 lasciai Madrid.

I primi due giorni sono stati caratterizzati dall’esaltazione per ciò che avevo appena iniziato a fare e da quella giusta quantità di “paura”, che definirei piuttosto un vago timore, per tutto ciò di sconosciuto ed imprevedibile a cui stavo andando incontro. Invero, questo è il sale di un viaggio/avventura secondo le accezioni che io gli attribuisco. La Meseta presenta dei continui su e giù, e richiese uno sforzo elevato alle mie gambe. Sono i terreni migliori per andare in crisi di energia, perché non ci si accorge del dislivello accumulato. Il paesaggio, piuttosto brullo, mi regalò alcuni scorci veramente suggestivi. Saltuari arbusti ed alberelli, sempre riuniti in macchie verdi, facevano da contrasto alle colline color rosso-ocra del terreno sabbioso dell’altipiano della Spagna centrale.

Il tempo peggiorò, nebbia e pioggerella si confermarono essere i miei più fidati compagni di viaggio. La prima sera mi riposai in un hostal di Monreal del Campo.
La mattina seguente mi rimisi in marcia, a testa bassa sotto un clima fino a quel momento avverso, con l’obiettivo di macinare più strada possibile ed arrivare a Lleida, all’imbocco dei Pirenei catalani. Cielo plumbeo e morale altalenante. Il secondo giorno fu molto lungo, quasi senza termine. Pedalai tutto il giorno passando per strade secondarie e carrarecce fino a Lleida, dove giunsi abbondantemente dopo le 22. Lì Ros, un host trovato tramite il geniale network per viaggiatori in bici www.warmshowers.org, mi aspettava.

Impiegai il terzo ed il quarto giorno per affrontare la leggera ma lunghissima salita, circa 200km, che mi portò fino in Andorra, passando per Ponts-Santa Maria de Gualter, dove una deliziosa famiglia catalana mi ospitò, Oliana, La Seu d’Urgell e Puigcerdà. Il tempo fu inizialmente clemente, contro ogni previsione, e poi mi regalò l’esperienza di pedalare sotto la neve pirenaica. I Pirenei sono, a mio avviso, sottovalutati. Presentano panorami d’una bellezza rara ed ancora incontaminati. Io fui ospitato a dormire presso uno chalet di confine tra Andorra, Spagna e Francia a circa 2000 mslm.

Il quinto giorno la perturbazione tanto decantata mi raggiunse. Una temperatura di -12°C la mattina alle 07:00 ed un vento forte con raffiche fino a 50km/h mi portarono a non riuscire a percorrere i 18 km che separano Puigcerdà (ES) dal Passo di Mont Louis (FR) in meno di 3h e mezza. Arrivai al passo sfinito, e poi iniziai la lunghissima discesa verso la costa francese. Passai e mi fermai a far una veloce visita alla fortezza medioevale di Villefranche-de-Conflent per poi andare dritto in direzione Perpignano e finalmente, il mare ed il suo clima mite. Qui, sempre tramite Warmshowers, fui ospite di un giramondo in bicicletta, che mi diede alcune dritte!

Il sesto giorno fu dedito solo a macinare più km possibili avvicinandomi alla Camargue ed a Marsiglia. Il tempo continuò ad essere umido, uggioso. Il morale piuttosto buono, anche grazie alla vista dei primi esemplari di Fenicotteri rosa nel loro ambiente naturale. Da anni aspettavo questo momento! Giunsi la sera a dormire all’imbocco della Camargue, presso Saintes-Maries-de-la-Mer.

Il settimo giorno, vidi un’alba in grado di ammutolire anche il più idillico e romantico degli scrittori. Entrai nel vivo della Camargue. Il tempo resse il colpo. Strade incantate, deserte, animali allo stato brado, cavalli bianchi e fenicotteri furono il piatto principale di questa magnifica giornata. Estasiato, giunsi a Marsiglia dove Eloi mi aspettava per ospitarmi.

L’ottavo giorno, decisi di tagliare per l’entroterra invece che passare per la frastagliata e sinuosa costa tra il parco dei Calanques marsigliesi e Fréjus. Eloi mi aveva consigliato di passare per il Plaine de Maures, parco naturale con alberi molto caratteristici che riportano alla memoria la savana africana, ed è ciò che feci. La sera verso cena arrivai piuttosto provato a Saint-Raphael de Fréjus.

Il giorno 9 lo ricordo come il giorno di Guyle. Partito di buon’ora, mantenni sempre la strada che costeggiava il mare. Il tempo iniziava a darmi tregua. La costa azzurra tra Fréjus e Cannes è meravigliosa: rocce rosse a picco sul mare blu, arbusti ed alberi verdi, alcuni di essi già in fiore, minuscole insenature naturali e piccoli anfratti dove l’uomo ha saputo mettervi mano senza rovinare l’architettura di Madre Natura.

Giunto a Cannes, fermo ad un semaforo, sento una mano poggiarsi sulla spalla ed una voce francese. Guyle, un energico ciclo-nonno di 84 anni e 8000km/anno, s’interessò al mio viaggio. Pranzammo assieme e poi, a malincuore, ci salutammo. Fa sempre piacere conoscere persone del genere! Con un sorriso a 32 denti, ripensando a tutte le esperienze fino a quel momento vissute, vidi le Alpi Marittime, passai Nizza e dopo non poca fatica giunsi al confine italiano. Mi sentii quasi arrivato. La sera, Cristiano, un appassionato ciclista, mi ospitò per la notte. Ricevetti una chiamata da casa che mi costrinse a rivedere i piani per i successivi tre giorni.

Decisi così che il decimo giorno sarebbe stato l’ultimo, anticipando la fine della mia piccola impresa a causa di un imprevisto familiare. Cristiano mi accompagnò in bicicletta fino ad Albenga. Da lì proseguì ammirando le meraviglie della costa ligure, con l’unico obiettivo di giungere a Savona dove avrei fatto una sorpresa alla parte ligure della mia famiglia, Federica, Agnese, Lucio, Marina, Paolo ed Alessandro. Rimasi impressionato dal mare turchese e dalla strada scavata tra le rocce tra Finale Ligure, Bergeggi, Capo Noli, nonostante li conoscessi già abbastanza bene.

Più che una piccola impresa sportiva e fisica (che considero tale, almeno per me), il più bel ricordo che mi rimane di questo viaggio sono i sorrisi e la bontà delle persone che ho conosciuto lungo la strada. “Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra”.

Per maggiori informazioni e racconti sul viaggio, visitate il mio blog.





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