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fancy women bike ride 2019

Un viaggio lungo le Alpi (parte 8)

Diari • di 29 Marzo 2018

Tappa 8: Ilanz-Bormio

Julierpass (2284 mt), Berninapass (2330 mt), Forcola di Livigno (2315 mt)-PASSO EIRA, Passo Eira (2208 mt), Passo del Foscagno (2291 mt).

Sono le sei e trenta quando scendo per fare colazione, sinceramente mi aspettavo qualcosa in più a tavola considerando il prezzo, ma va bene così, l’importante è mettere qualcosa nello stomaco prima di partire per un’altra fantastica giornata in sella.

L’orologio indica le sette e quattro minuti quando inizio a pedalare; la sera prima, mentre ero a fare l’aperitivo in un locale nel centro, avevo cercato sulla cartina, e trovato, un passaggio alternativo alla trafficata strada principale che scorre nel fondovalle.

Quindi, in alternativa, da Ilanz si può risalire la parte nord del territorio di Safiental, che include quattro ex-comuni soppressi e riuniti in un unico comune, appunto Safiental; la deviazione si dimostra da subito molto più impegnativa dell’alternativa a valle, ma è evidente che saprà regalare anche molte più emozioni.

Si prende a salire tra bei paesini ancora avvolti nel silenzio mentre, voltandomi, posso ammirare i primi raggi del sole che iniziano ad inondare le innevate vette, risplendenti di un’intensa luce dalle tonalità giallo-arancio.

Pedalando in un alternarsi di pascoli e folti boschi di conifere, si risale la strada che costeggia la parte alta della gola di Ruinaulta, uno spettacolare canyon dalle pareti biancastre, creato dal passaggio del Reno Anteriore; i molteplici punti panoramici offerti da questo tragitto ripagano ampiamente la mia scelta, una deviazione entusiasmante che mi trasmette un forte senso di libertà e di appagamento.

Subito dopo aver superato il centro di Versam, uno dei quattro comuni che compongono Safiental, si riscende a valle attraverso una breve serie di tornanti avvolti nel fitto bosco, lungo una discesa tra gallerie scavate nella dura roccia e passaggi a picco sul fiume, prima di giungere ad un lungo e spettacolare rettilineo che conduce a Bonaduz, a due passi dalla confluenza tra il Reno Anteriore ed il Reno Posteriore.

Da Bonaduz si prosegue verso destra, percorrendo una quindicina di chilometri in falsopiano che portano sino al centro di Thusis, si mantiene la sinistra e si attraversa il fiume prima di ritrovarsi all’imbocco di una lunga e ripida galleria, naturalmente interdetta alle bici, fortunatamente è possibile aggirarla prendendo la strada sulla sinistra; da questo punto mi aspetta una lunga salita, saranno una cinquantina i chilometri da affrontare prima di conquistare il Julierpass.

Si prende a salire, alla mia sinistra scorre il fiume Albula, affluente del Reno Posteriore, il traffico è molto sostenuto e sono diversi i passaggi con semaforo a causa dei tanti cantieri sulla strada, mi risultano un po’ complicati da superare, soprattutto con i mezzi pesanti che giungono veloci alle spalle e con la carreggiata ristretta, provo molto disagio e timore; superati questi però, si crea un’intermittenza nel flusso del traffico che gioca a mio favore.

Salendo si incontrano molte altre gallerie che purtroppo non mi è possibile aggirare, fortunatamente però il marciapiede interno ai lati della carreggiata è molto largo e si riesce a passare tranquillamente in bici, ma il rumore dei mezzi che transitano all’interno è pazzesco.
A parte questi brevi passaggi lo scenario è molto bello, certamente niente di inatteso, la valle rispecchia molto l’idea che avevo del posto: pascoli, villaggi di montagna sparsi qua e là, verdi e lussureggianti boschi. Questa parte della giornata scorre molto piacevolmente, anche grazie alla temperatura che si è rialzata un po’.

Dopo un bel tratto in salita affronto una leggera discesa che mi porta nel centro di Albula/Alvra, da qui svoltando a sinistra si può salire all’Albulapass.
Faccio una breve sosta ad una fontana e riprendo la strada sulla destra, fiancheggiando il fiume Giulia, per poi salire nella Val Sursette, da dove, con pendenze decise, arrivo nei centri di Savognin e Mulegns.

Superato quest’ultimo centro si costeggia il lago artificiale di Marmorera, per raggiungere infine la frazione di Bivio da dove iniziano gli ultimi nove chilometri di salita che mi separano dal passo, qui incontro un forte vento molto fastidioso, che rallenta ulteriormente la mia pedalata.

Superate le ultime abitazioni, virando a sinistra, si attraversa il torrente e si affronta un primo tornate a destra che apre ad un lungo tratto un po’ più impegnativo che risale solcando il lato sinistro dell’alta valle. Si continua a guadagnare quota, tra ripidi tornanti che si arrampicano sinuosi sui declivi spogli e pietrosi; dopo questa lunghissima salita si arriva al Julierpass. Nella piazzola è presente anche un piccolo punto ristoro per bere qualcosa e passare qualche minuto in relax, a differenza della maggior parte dei passi alpini, il Passo del Giulio rimane aperto per tutto l’anno poiché collega Thusis a St Moritz.

Scendendo nell’altro versante del passo si arriva nell’alta Engadina, dove nasce il fiume Inn, importante tributario del Danubio, e dove si ammira una vasta e verdissima area pianeggiante, con ben quattro laghi al suo interno, il lago di Sils, di Silvaplana, di Champfer e di Saint Moritz, circondati da rigogliosi boschi di Larici e Cembri, sovrastati dalle cime del Massiccio del Bernina a sud e dalle Alpi dell’Albula a nord, uno scenario decisamente bello e che merita una breve sosta per essere ammirato.

Si discendono gli ultimi due stretti tornanti, proprio sopra il comune di Silvaplana, da qui una bella vista sull’omonimo lago mi accompagna fino ad arrivare in paese; speravo di trovare un clima più mite a valle, invece soffia un vento molto forte e sono letteralmente pervaso dal freddo. Con non poca fatica inizio a pedalare in direzione della famosa località turistica di Saint Moritz, splende un bel sole e nonostante il forte vento le strade sono molto affollate.

Superato Saint Moritz si discende un breve tratto chiuso tra due strette pareti rocciose, in alto sulla sinistra scorre la ferrovia, mentre davanti alcuni passaggi in galleria; lasciato alle spalle lo stretto passaggio la strada si riapre nei pressi del comune di Shlarigna/Celerina, dove termina immettendosi nella Strada Principale 29, una delle arterie principali della Svizzera.

Svolto a destra, risalgo verso il Passo del Bernina costeggiando il torrente Ova da Bernina, la strada nel suo percorso si interseca più volte con la linea ferroviaria “Ferrovia Bernina”, che collega Saint Moritz a Tirano in Italia, questa linea è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, come una delle ferrovie a scartamento ridotto più spettacolari al mondo.

L’arteria di montagna si snoda risalendo in un paesaggio composto da lussureggianti boschi di conifere ed imponenti e spettacolari ghiacciai, lo scenario inizia a cambiare salendo verso la località sciistica di Diavolezza, nome che trovo simpatico, mi fa canticchiare una bella canzone dei Rolling Stones; adesso la vegetazione diventa sempre più diradata e lascia spazio ad un territorio più austero e roccioso, ma pur sempre bello da osservare durante la pedalata.

Si entra così nell’ultima parte della salita, una decina i chilometri ancora da affrontare prima di arrivare in cima, la passeggiata scorre piacevole tra dolci salite nemmeno troppo trafficate, anzi capita spesso di ritrovarmi a pedalare in tratti solitari, silenziosi, dove poter fare due chiacchiere con me stesso in tranquillità.

Inizio a capire che sono oramai in prossimità del valico, alla mia destra fa la sua comparsa il Lago Bianco, ora la strada ripiega in un’insenatura, volto per un attimo le spalle al lago, che rientra in visuale dopo aver affrontato un curvone a destra che porta anche negli ultimissimi metri della salita;
ancora una curva a sinistra e si entra nel rettilineo finale, che attraversa l’Albergo Ospizio Bernina e il Lagh da la Cruseta sulla sinistra, e l’Hotel Restaurant Cambrena Berninapass a destra.

Ed eccomi giunto al valico, mi concedo i soliti pochi minuti di sosta, qualche foto per immortalare il contesto e, mentre metto la mantellina, respiro a pieni polmoni, assaporando l’aria di montagna e di nuovo giù, via, si fa ritorno in Italia.

Per questa volta avrei anche potuto fare a meno di indossare la mantellina, in una manciata di chilometri, tra belle e armoniose curve, sono già al bivio che a sinistra mi porterà alla Forcola di Livigno, mentre, proseguendo verso valle, continua la discesa che incontra i centri elvetici di Poschiavo, con il suo omonimo lago, e Brusio, prima di far rientro in Italia nel comune di Tirano.

Quindi, giunto al bivio, svolto a sinistra e attraverso la dogana, continuo in un breve e leggero tratto in falsopiano, che dolcemente mi accompagna alla base della salita diretta fino alla Forcola. Percorrendo questo leggero tratto posso osservare e studiare la salita che a breve andrò ad affrontare, da questa distanza è già possibile fare una stima approssimativa delle pendenze che mi aspettano ed è abbastanza chiaro che difficilmente scenderanno sotto al dieci per cento.

A complicare la mia scalata c’è un semaforo che alterna il traffico, sicuramente non ce la farò a percorrere questo tratto nel tempo concesso, infatti mancano 10-15 metri al varco nel momento in cui scatta il verde nel senso opposto, così mi stringo sulla destra e cerco di accelerare il più possibile, nonostante il dodici per cento fisso di pendenza. Un motociclista distratto punta dritto verso di me, totalmente rivolto con lo sguardo altrove ignora la strada, con un gran fischio riesco a richiamare all’ultimo momento la sua attenzione, evitando così il peggio.

Aggiungo alla mia personale lista anche la Forcola di Livigno, salita breve ma intensa sicuramente, nella piazzola c’è un bel locale per una sosta, un bel panino con coca-cola e birra media per recuperare le energie, fuori c’è un timido sole e anche se è decisamente freddo decido di mangiare comunque all’aperto, al sole.

Terminato il mio pasto, infreddolito riprendo la discesa in direzione di Livigno, il tempo intanto è peggiorato un pochino e inizia a cadere anche qualche goccia di pioggia, ma niente di che.
Arrivato nel centro di Livigno svolto sulla destra in una rotatoria e proseguo sulla Strada Statale 301 del Foscagno, che collega questa zona alla Valtellina, in circa 37 chilometri, passando per la Valdidentro; si inizia a risalire tra ampi tornati immersi in uno splendido contesto di alta montagna, tutto intorno a me boschi di conifere che, insieme alla pioggia, emanano un piacevolissimo profumo che allieta la fatica.

All’altezza del terzo tornante inizio a sentire un gran baccano dietro di me, una decina di ragazzetti in e-bike, avranno sì e no 15 anni e indossano la divisa della nazionale italiana di ciclismo, mentre mi sfilano sulla sinistra scherzano con me e divertito sto allo scherzo, in un paio di minuti sono di nuovo solo con me stesso mentre ripenso, con un sorriso, a quelle simpatiche canaglie.

Si sale di quota e gli alberi iniziano a diradarsi, in breve arrivo anche al Passo dell’Eira, 2208 metri, nel comune di Trepalle, da qui un tratto in discesa porta infine alla salita del Foscagno; la salita ha inizio subito dopo aver affrontato una galleria di protezione, il contesto è di quei paesaggi brulli e desolati di alta montagna, i chilometri saranno poco più di quattro in totale, ma con pendenze abbastanza severe che sovente superano il dieci per cento.

“Porto a casa” orgogliosamente anche questa salita, il quinto passo della giornata, quindi faccio una sosta per il cambio e qualche foto prima di varcare la dogana italiana, dove mi lasciano passare tranquillamente, e lanciarmi a valle verso la conclusione di questa bella ed intensa tappa, davanti a me una lunga e panoramica volata che in una ventina di chilometri mi porterà a Bormio, punto strategico della mia avventura, infatti trascorrerò qui due notti.

Sono quasi le 17 e 30 quando arrivo nella località dell’alta Valtellina, ora inizio a pensare a dove e come sarà l’hotel che ho prenotato in tutta fretta senza indagare troppo, così lo visualizzo prima sulla cartina e poi lo raggiungo in una manciata di minuti e, con molto piacere, scopro che è un quattro stelle…quindi check-in al volo e si va in camera per una bella doccia calda, prima di uscire a visitare il borgo e mangiare qualche piatto tipico del posto, insieme a svariate birre ovviamente.

Percorsi 176 chilometri con 3842 metri di dislivello positivo.







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