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Un viaggio lungo le Alpi (parte 10)

Diari • di 5 Aprile 2018

Tappa 10: Bormio-Ortisei

Passo dello Stelvio (2758 metri), Passo Pinei (1437 metri)

Sono dunque arrivato ad una delle tappe più attese. Questa sera al mio arrivo ad Ortisei, ad attendermi, troverò la mia famiglia e gli amici di Civitella Roveto.
Scendo di buonora per un’altra super colazione. In sala ci sono solo io; con molta calma riempio il mio tavolo di ogni ben di dio, per poco non assalgo anche l’angoletto per celiaci, sembrava così invitante.

Alle 7 e 50 sono pronto a partire. Non ho nemmeno il tempo di scaldare le gambe che subito mi ritrovo alle prese con la lunga salita che mi porterà sino al mitico Passo dello Stelvio, per me versante inedito anche questo.
Con molta, ma proprio tanta calma inizio a dare le prime pedalate cercando di entrare in giornata. Stamattina è un po’ dura, ieri sera ho un po’ esagerato con l’aperitivo!

Lentamente avanzo tra i primi stretti tornanti dopo i quali compare una galleria scavata nella dura roccia e che sbuca in prossimità della prima casa cantoniera dello Stelvio, ridotta oramai ad un cumulo di macerie.
La strada risale la mezzacosta destra costeggiando roccia, muri e reti di protezione, mentre, sulla sinistra, al di là del torrente Braulio che ridiscende l’omonima valle, una vista mozzafiato sulle impressionanti pareti di roccia scarsamente ricoperte dalla vegetazione, uno spettacolo che impressiona.

Ancora altri quattro ripidi tornanti e si inizia a percorrere un lungo tratto, sempre in costa, dove si incontrano una serie di gallerie, un passaggio che risulterà un po’ ostico a causa delle strette e al contempo suggestive fessure.
In lontananza, sempre più nitidi, una dozzina di sinuosi tornanti si fanno strada lungo il ripido pendio che introduce alla seconda parte della Valle del Braulio.

Bene, sono dunque giunto alla base della serie di questi tornanti. Non mi resta che risalirli uno ad uno.
Salendo si può ammirare, sulla sinistra, l’impetuoso torrente che corre a valle dove terminerà la sua corsa confluendo nell’Adda.

Pedalo in uno stato di profondo benessere e tranquillità d’animo, la valle è ancora avvolta nel silenzio, solo di rado fanno la loro comparsa, in brevissime incursioni, alcuni veicoli che interrompono questa piacevole atmosfera.

Decido così di fermarmi qualche minuto per scattare un paio di foto, sono a poche centinaia di metri dalla seconda casa cantoniera che, rispetto alla prima, è ancora tutta intera; assaporo l’aria fresca e profumata mentre scruto curioso l’ambiente circostante; di colpo la mia attenzione viene catturata da un piccolo movimento tra le rocce. Con un piccolo sforzo per mettere a fuoco, riesco a scorgere un gruppetto di camosci.

Felice e sorpreso dell’inatteso incontro rimango alcuni minuti ad osservarli, non mi era mai capitato prima d’ora di osservarli liberi in natura. Se ne stanno lì tranquilli, credo mi abbiano visto ma sono decisamente distante per rappresentare una minaccia o comunque solo per infastidirli in qualche maniera.
Sarà anche un pensiero banale ma penso sempre al fatto che viaggiare in bici offre il giusto tempo per osservare e metabolizzare tutto ciò che ti circonda.

Torno di nuovo in sella e in una manciata di minuti mi lascio alle spalle anche l’ultimo di questa bella serie di tornanti che anticipano l’ingresso nell’alta valle. Attraversando la Bocca del Braulio, difatti, si prosegue ancora per qualche centinaio di metri, in uno stretto passaggio tra i declivi delle montagne, prima di ritrovarsi a ridosso della terza casa cantoniera, in un vallone più ampio e meno ripido.

Percorsi circa quattro o cinque chilometri, in un territorio decisamente più vasto, si affrontano due tornanti, un primo a sinistra ed un secondo, strettissimo, a destra dove, oltre alla quarta casa cantoniera e al ristorante albergo IV Cantoniera, è presente anche lo svincolo, sulla sinistra, che porta al Passo Umbreil.

Inizio a sentire oramai il profumo della vetta, una manciata di chilometri intercorrono tra me ed il valico.
Guardando in cima inizio ad intravedere le piccole sagome delle strutture impiantate su, al passo; la salita si fa sentire forte e chiaro in questo momento, la soffro decisamente questa parte, mi sembra di non arrivare mai.

Per terra, tra le mille scritte colorate, chiaramente riesco a distinguere quelle, un po’ più grandi, dei metri che mancano, un conto alla rovescia interminabile, l’ultima cifra che ero riuscito a leggere era di 400 metri, ma sembrano un’infinità.
Dopo questa bella schioppettata arrivo al celeberrimo passo, qua e là sono ancora presenti diversi mucchi di neve caduta nei giorni scorsi.

Mi concedo una mezzoretta di tranquillità prima di riprendere il viaggio. Vado a sedermi sul muretto che dà sul versante altoatesino; da qui si può godere di una vista eccezionale: in fondo, inconfondibile, il Berghotel Franzenshöhe come sull’orlo di un precipizio, o almeno da questa distanza ho l’illusione che la valle, in quel punto, compia un grande salto nel vuoto; sulla sinistra, tra gli ultimi alberi che si diradano, un lungo serpentone di asfalto si fa strada risalendo la montagna in un numero impressionante di tornanti e muri in pietra, uno spettacolo famosissimo e invidiato in tutto il mondo.

Dopo questo bel momento sospeso tra cielo e terra, monto di nuovo sulla bici e mi lancio in discesa. È abbastanza freddo ma tutto sommato sopportabile. Uno ad uno scorrono sotto le mie ruote i numerosi tornanti, diverse le soste che mi concedo nello scendere a valle per ammirare le imponenti vette: un grandioso incanto di fronte al quale è impossibile rimanere indifferenti, un teatro naturale di una potenza suggestiva disarmante, al cui solo cospetto ogni umana presunzione è annientata, un silenzioso spettacolo che riafferma chi è parte di chi.

La discesa termina nel comune di Prato allo Stelvio, finalmente posso togliermi qualcosa di dosso. Non mi rimane che prendere la ciclabile che seguirò fino a Bolzano.
Il comune di Prato è attraversato dalla ciclabile della Val Venosta, che ho avuto il piacere di percorrere un anno fa.

La ciclabile in questione parte da Merano e si snoda lungo tutta la Val Venosta fino ad arrivare su, al Passo Resia; ricordo che la strada scorre tranquilla, ad eccezione di due tratti davvero impegnativi: uno relativamente corto uscendo da Merano, presenta pendenze molto impegnative, ben oltre il dieci percento, mentre l’altro è decisamente più lungo e faticoso, inizia all’altezza del comune di Malles Venosta, c’è veramente da sudare per arrivare in cima, ma vale assolutamente la pena soffrire un po’.

Quindi, tornando a noi, a Prato allo Stelvio mi inserisco nella ciclabile della Val Venosta puntando in direzione di Bolzano. Avanti a me una lunga e tranquilla pedalata tra una moltitudine di meleti, questa parte di viaggio la si può dividere in tre tronconi: un primo composto dalla ciclabile appena citata che termina nella città di Merano, un secondo pezzo è invece costituito da una frazione della ciclabile della Valle dell’Adige che seguirò fino a Bolzano ed infine un terzo tratto dato dalla ciclabile che da Bolzano risale la valle Isarco sino a Vipiteno, che io abbandonerò molto prima, nei pressi di Prato Isarco, per poi salire al Passo Pinei.

È da poco passata ora di pranzo quando giungo nel comune di Prato Isarco. Abbandono la ciclabile per dare inizio alla mia ascesa al passo Pinei.
Si prende a salire con una pendenza media intorno all’otto percento, c’è anche un po’ traffico, non particolarmente sostenuto ma abbastanza presente.

Si prosegue su queste percentuali sino alla località di Fiè allo Sciliar, per poi continuare in un lungo tratto molto più dolce, almeno sino ad arrivare nei pressi di Siusi.
Superato quest’ultimo centro abitato si prosegue verso Castelrotto per poi affrontare anche l’ultimo tratto di salita. Le pendenze tornano di nuovo molto impegnative e lo resteranno fino a giungere al valico.

Sono quasi le 17:00 quando sfilo davanti al cartello del Passo Pinei; non restano che una manciata di chilometri in discesa per arrivare finalmente a destinazione.
Solita routine alla reception, salgo in camera per una bella doccia calda e poi di corsa giù per un paio di birre medie prima di andare a cena dalla mia famiglia. Fortunatamente vengono a prendermi in macchina, infatti la salita per tornare su, fin quasi, di nuovo, al passo Pinei, è davvero ripida!

La tappa è stata di 168 chilometri e 2884 metri di dislivello positivo.







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