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La barbarie a Milano

Rubriche e opinioni • di 31 Maggio 2018

Questa mattina un bambino di 8 anni (5 secondo alcuni giornali) è stato falciato da uno scooter sulle strisce pedonali in via Varesine a Milano proprio davanti all’asilo. Il bambino versa ora in gravi condizioni all’ospedale Niguarda.

La dinamica è quella che si verifica puntualmente: un’auto si ferma per lasciare passare i pedoni sulle strisce, uno arriva da dietro e, invece di fermarsi, sorpassa a gran velocità e, trovandosi davanti all’ostacolo, non può fare altro che travolgerlo perché ormai è troppo tardi per frenare o per schivarlo.

Di fronte alla notizia, ci sono due reazioni possibili.
La prima è quella da Bar Sport, che considera solo la responsabilità diretta: si dà la colpa al motociclista che, infischiandosene delle regole, si lancia in un sorpasso pericoloso (o si appella alla sfiga).
La seconda è quella di chi vuole impedire che il pirla di turno decida di sorpassare un’auto ferma davanti alle strisce pedonali (perché il pirla di turno c’è e ci sarà sempre) e si interroga sulle soluzioni possibili.

Tra le soluzioni possibili, la creazione di un’isola salvagente al centro della carreggiata che impedisca i sorpassi in prossimità delle strisce pedonali si è dimostrata, dati alla mano, quella più efficace. Questo tipo di soluzione si utilizza ampiamente in tutta Europa da 30 anni.

Ma non a Milano, perché a Milano si preferisce lasciare indifeso l’attraversamento pedonale davanti alle scuole.

Perché a Milano se un cittadino fa un riga di vernice per terra perché ha bisogno di sicurezza quando va in bicicletta, il comune risponde con una fila di new jersey in cemento per impedire l’accesso alle biciclette, così impara a farsi gli affari propri.

Perché a Milano quando chiudono un cantiere in pieno centro per poi farci un parcheggio (perché quello che manca al centro di Milano è l’asfalto), l’assessore alla mobilità se ne vanta sui social dicendo di aver restituito lo spazio ai cittadini.


Nell’immagine sottostante, “Lo spazio per tutti” di cui parla l’assessore.

Perché a Milano lo spazio e la sicurezza è solo per quelli che stanno dentro a un’auto.

Perché a Milano si chiede ai vigili urbani di non fare le multe perché i cittadini poi si arrabbiano e cala il consenso. E il risultato è che a Milano ognuno fa come gli pare.

Ma quando ognuno fa come gli pare perché nessuno glie lo impedisce, ogni tanto (oggi) capita il bambino di otto anni investito sulle strisce davanti all’asilo o (ieri) una cantante sudamericana sfracellata in un’auto del car sharing.

Questa io la chiamo barbarie e non trovo altro termine.







2 Risposte a La barbarie a Milano

  1. stefano ha detto:

    concordo pienamente con Pinzuti, ma alla fine articoli di questo tono escono qui, che siamo tutti ciclisti, noi ce la suoniamo e noi ce la cantiamo. Non ho visto uno che sia uno di articoli sulla stampa generalista che invochi modifiche strutturali della viabilità per evitare il ripetersi di queste cose. Vivendo a Milano ho visto invece molte zone 30 fatte solo con un bel cartello per terra, et voilà, fatta la zona 30

  2. Alex ha detto:

    C’ è anche da tenere conto che il telegiormale di TeleLombardia ha fatto un servizio sull’ accaduto e ha intervistato una signora della zona di Milano dove è accaduta la tragedia; si è saputo così che al comune di Milano i residenti avevano già molte volte segnalata la pericolosità della strada in questione, ma il comune nulla ha fatto.
    Prendiamo atto che Milano attualmente è una città di mentecatti, dove l’ unica cosa importante della vita sembra sia circolare in auto e infatti, politicamente parlando, si è rivelata, durante le ultime elezioni, come ancorata al passato e scarsamente rivolta al consenso verso forze politiche che invece sostengono la mobilità ciclistica.

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