Il ciclismo ha bisogno di più donne

12 Settembre 2018

Un paio di settimane fa io e mio marito abbiamo deciso di salire sullo Stelvio in bicicletta. Partiamo da Bormio insieme ci salutiamo e ci diamo appuntamento sulla cima per bere il caffè assieme prima della discesa.

Ero molto felice di attraversare il parco nazionale dello Stelvio anche se sapevo già cosa mi aspettava: una salita di 22 chilometri e 1533 metri di dislivello con una pendenza media al 7%.
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Dopo un paio chilometri mi vengono in mente frasi del tipo “ma perchè sto facendo questa cosa? Ho sottovalutato la salita. Non finirà mai”, poi le gambe si scaldano e cambiano anche i miei pensieri: “sì, vedi che non è così difficile”.
Dopo un po’ invece di guardare l’asfalto che scorre lento e sempre uguale sotto la ruota, inizio ad alzare gli occhi e a guardare le montagne, il cielo era blu e mi sentivo molto fortunata. All’improvviso è arrivata una canzone che mi si è installata in testa e ho cominciato a canticchiarla con un sorriso gigante sulla faccia.
Ogni tanto mi fermavo ogni tanto per fotografare i tornanti appena completati.
I “ciclisti veri”, partiti all’alba, già scendevano mentre io avevo appena iniziato la salita.

In bici, io ci vado piano. Perché solo così riesco percepire e ricordare tutto quello che c’è intorno di me. Arrivata al passo (tra altro il passo con tutti quei negozi con i prodotti sulla strada, venditori di cibo sparsi in giro lo trovo molto brutto), bevo un caffè con mio marito, gli chiedo di farmi una foto davanti al monumento a Coppi (perchè purtroppo la tabella con la scritta Stelvio 2758 metri è coperta da centinaia di adesivi e non si legge più. E meno male che sulla faccia di Coppi non hanno ancora appiccicato degli adesivi).
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Quindi prendiamo la discesa per Bormio.

In 22 km ho incontrato poche donne. Pochissime. Per la precisione, solo 3.

Questa cosa mi ha colpito e mi ha riportato alla mente il dato presentato a una conferenza dell’ultimo Eurobike Show 2018: Il 90% degli articoli che parlano di sport in Europa sono scritti da uomini e l’85% riguardano gli uomini.

È possibile che il motivo per cui ci sono poche donne che si interessano al ciclismo è perché la bicicletta viene troppo spesso raccontata solo dagli uomini e che questi racconti non siano necessariamente interessanti per le donne?

Mentre affrontavo i tornanti nella discesa verso Bormio, mi tornavano alla mente le parole che avevo sentito rivolgermi durante la salita: appena messo il piede per terra per scattare una foto del bellissimo panorama che si gode dal 37° tornante, un tizio completamente sudato mi guarda e mi dice “dai che ce la fai!” per poi scattare in affanno sui pedali verso il passo.
Per lui si trattava solo di una sofferenza da portare a termine nel più breve tempo possibile, non di apprezzare il momento e fermarsi a guardare il paesaggio prima che sparisca dietro la curva.

Non mi interessa metterci meno di tutti a salire in cima, mi interessa che ogni attimo sia unico e irripetibile perché mi sentirò brava anche se dovessi impiegare 6 ore, come l’ultima volta, per arrivare al passo.
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Sono sempre più convinta che uomini e donne abbiano un approccio differente allo sport: mentre gli uomini cercano performance e forza, le donne cercano gioia e forza interiore. Leggi anche: cosa vogliono le donne che vanno in bici

La salita per arrivare sul Passo dello Stelvio ( la strada più alta d’Italia) è stata raccontata già migliaia di volte, soprattutto dagli uomini. I racconti di questa salita leggendaria si concentrano sulla prestazione, e si parla raramente del divertimento.

Il dizionario definisce lo sport come l’insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari.

Ma non si può parlare sempre e solo parlare di sport come di una “giornata da leoni”.
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L’editoria sportiva è dominata dagli uomini. E noi donne non possiamo aspettarci che degli uomini raccontino lo sport e il ciclismo dal nostro punto di vista, perché lo possiamo fare solo noi.

Se vogliamo che più donne vadano in bicicletta, dobbiamo stimolare i processi di emulazione e avere più donne che vivono, lavorano e raccontano il ciclismo come pratica sportiva di vario livello.

In buona sostanza, noi donne, noi ragazze non dobbiamo aver paura di partecipare e di condividere le nostre esperienze, le nostre imprese anche non straordinarie, ma sempre magnifiche (e oggi con gli strumenti social a disposizione è sempre più facile).

E se poi volete farlo attraverso Bikeitalia.it, noi siamo qui, pronti a darvi spazio: info@bikeitalia.it

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