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Cosa vogliono le donne che vanno in bici?

News, Rubriche e opinioni • di 18 luglio 2018

La fiera di Eurobike ha riunito l’industria della bicicletta e del cicloturismo a livello internazionale.
Durante i TRAVEL TALK sono state presentate e discusse le ultime tendenze con l’obiettivo di creare sinergie tra ciclismo e turismo.
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Tra i partecipanti alla conferenza c’erano autorità regionali e comunali, imprese turistiche e il settore alberghiero, produttori e commercianti di biciclette, associazioni e istituzioni, agenzie di marketing ed eventi.

Mentre nei padiglioni della fiera c’era una notevole varietà di prodotti dedicati alle donne, si sono svolte diverse sessioni e workshop riguardanti le donne nelle sale conferenze. Una di queste sessioni dal titolo “cosa vogliono le donne” è stata estremamente interessante.
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Anna Weiss, fondatrice di Bloomers Outdoor, ha presentato i dati del mercato dello sport & donne.
Secondo l’illustre Harvard Business Review, le donne rappresentano un mercato in crescita più grande del doppio di Cina e India messe assieme, e con questi numeri sarebbe sicuramente sciocco non prendere in considerazione questa fetta di mercato.
A conferma di questo elemento arriva un ulteriore dato: sempre più donne sono economicamente indipendenti (il 72% in Germania nel 2016).
E secondo il Financial Times, le donne in Cina spendono mediamente di più per l’abbigliamento e l’equipaggiamento sportivi rispetto agli uomini, anche se fanno sport con meno frequenza.
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Come sfruttare il potere di acquisto delle donne?
Anna Weiss consiglia alle aziende del mondo bici prima di tutto di prendere le donne sul serio.
Un sondaggio condotto da Women in Adventure evidenzia le seguenti criticità:

– funzionalità e stile dell’abbigliamento femminile sono troppo limitate e questo genera frustrazione
– l’abbigliamento è troppo spesso limitato ai colori rosa e viola, rinforzando gli stereotipi
– a livelli sportivamente evoluti le donne non riescono sempre a trovare le alte prestazioni di cui avrebbero bisogno.

Qualcosa si muove

Alcune aziende sembrano aver però intuito il potenziale del pubblico femminile.
PEdAL ED (produttore italo giapponese) ha appena lanciato una nuova collezione donna per la primavera / estate, la prima dedicata esclusivamente alle cicliste.
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Sigr, azienda svedese, ha lanciato una gamma di abbigliamento che potremmo definire no gender: tutti i capi hanno la stessa qualità e colori e l’unica cosa che cambia è il taglio del vestiario.
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Shimano sembra aver capito le esigenze delle donne migliorando i propri prodotti e ampliando la gamma offerta.
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Roeckl, azienda tedesca che produce guanti da bici, ha creato una linea ricca per le donne.
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Ortlieb, colosso nella produzione di borse per bici, ha lanciato un programma per stimolare la ricerca dell’avventura tra le donne. Per sottolineare la propria vicinanza al pubblico femminile, ha organizzato un viaggio/avventura per sole donne. Durante il progetto “ride beyond the stereotypes” (pedala oltre gli stereotipi) 8 donne hanno effettuato un viaggio di 3 giorni in bikepacking in Slovenia. Dopo il successo del primo viaggio, Ortlieb ha ricevuto centinaia di richieste da donne di diversi paesi per ripetere il progetto.
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Sulla base degli esiti di questo progetto, il management di Ortlieb è arrivato alla conclusione che esiste una sostanziale differenza tra uomini e donne nell’approccio allo sport: mentre gli uomini sono attenti soprattutto al prodotto in sè e cercano performance, forza e avventura, le donne sono attente soprattutto alla funzione del prodotto e cercano gioia, forza interiore e avventura.

Qualche consiglio per le aziende di bici

women in adventure ha quindi dispensato una serie di consigli/richieste per le aziende:
– Trasmettere alle donne la sensazione che le loro prestazioni sono buone come quelle degli uomini;
– Espandere la narrativa e non prendere sempre l’estremo come punto di riferimento;
– Lavorare sulle descrizioni dei prodotti per renderli più coinvolgenti e meno monotoni;
– Lavorare con testimonial autentici che fanno cose normali e alla portata di tutti;
– Dare la possibilità ai clienti di sperimentare le caratteristiche dei prodotti attraverso dei test;
– Offrire prodotti rivolti a uomini e donne con la stessa funzione e qualità;
– Coinvolgere donne nel processo di progettazione, sviluppo prodotto e marketing,
– Parlare con le clienti chiedendo lo suggerimenti e feedback (statisticamente le donne trascorrono più tempo sui social degli uomini e sono più aperte a raccontare il proprio punto di vista in modo costruttivo);
– Evitare gli stereotipi di genere nel design.

Trovo quest’ultimo punto particolarmente rilevante: se non esistono materassini da yoga mascolinizzati raffigurando martelli, boccali di birra o automobili sportive, allora perchè i produttori (soprattutto di abbigliamento e accessori) continuano a infilare farfalle e fiorellini sui prodotti per le donne?

Da 200 anni, il ciclismo è stato rappresentato attraverso una narrazione più mascolina di quanto non sia veramente. Non sarà arrivato il momento di cambiarlo?

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