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Corea del Sud in bici: il nuovo viaggio di Sergio Borroni

Diari, News • di 4 Dic 2018

Qual è il sogno di ogni ciclista o cicloturista? Senza ripensamenti direi le piste ciclabili.

corea del sud in bici

Chi non ha mai desiderato di pedalare in tutta serenità senza doversi preoccupare del traffico, di vedere macchine moto e camion passarci a pochi metri, se non addirittura centimetri, mettendo a repentaglio la nostra incolumità o nel migliore dei casi obbligandoci a respirare aria inquinata e maleodorante?

Ebbene nella Corea del Sud ci hanno veramente pensato e hanno progettato costruito e quindi aperto nel 2012 una straordinaria pista ciclabile lunga 633 Km. che taglia il paese partendo dall’estremo nort ovest , vicino a Seoul, fino a Busan, una città posta sul mare all’estremità sud est del paese.

Un richiamo irresistibile per cui abbiamo deciso di andarla a vedere ma sopratutto a percorrerla tutta. Il Nostro viaggio in Corea del Sud e Giappone è partito quindi al Km 0 . della ciclabile. Arrivati a Busan abbiamo poi proseguito per altri 1300 km dopo aver preso un traghetto per il Giappone, ma questa è un’altra storia . Quello di cui volevo parlare riguarda, nello specifico, la parte Coreana.

Il paese ha investito 7,2 miliardi di dollari per portarla a termine. Una cifra enorme che infatti ha provocato critiche e sollevato molti dubbi sulla sua utilità e convenienza. Ciò nondimeno è stata portata a termine e inaugurata pochi anni fa. Un arco, posizionato in un parco della cittadina di Incheon a pochi chilometri dalla capitale, porta alla base ben visibile la doppia indicazione . Km 0 e KM 633. questo perchè può essere indistintamente il punto di arrivo per quelli che arrivano da Sud o quello di partenza per coloro che hanno deciso di iniziare da Seoul.

Qui si può ritirare gratuitamente quello che viene chiamato il Passaporto, scritto in inglese e coreano. La dicitura è “Korea’s cross country cycling road tour” e all’interno troviamo tutte le indicazioni di massima del tragitto. Nel simpatico intento di essere precisi , volendo, si può apporre la foto e riportare le nostre credenziali. Man mano che si percorre la strada si trovano dei check point , molto simili alle vecchie cabine telefoniche di Londra. All’interno delle cabile c’è sempre un timbro e un tampone d’inchiostro dove possiamo vidimare il nostro Passaporto mettendo un timbro per ogni check point raggiunto. E’ una simpatica iniziativa , ma non è certo quello ciò che ci ha stupito di piu durante il viaggio.

Innanzitutto si capisce immediatamente che il progetto è stato studiato davvero nei minimi dettagli per rendere il percorso sicuro, confortevole ed emozionante con un un serio sguardo alla sicurezza del ciclista ma non solo.

Descrivo di seguito le cose che più ci hanno colpito.

Innanzitutto ogni galleria è perfettamente illuminata. Il termine sottintende che si vede benissimo, al punto che una luce è di fatto inutile.

La strada è perfettamente pavimentata tranne in pochi tratti dove volutamente hanno mantenuto il fondo sterrato in alcuni passaggi in mezzo ai boschi. Si tratta di pochi chilometri complessivi in ogni caso.

Per la massima parte esiste una suddivisione in tre corsie. Per i pedoni e i due flussi di ciclisti che la percorrono in senso opposto.

Ai check point è spesso presente un compressore per il gonfiaggio delle ruote , e per colmo di pignoleria due fruste, una per chi usa valvole Presta e l’altra per coloro che montano valvole schrader!

Quando la strada attraversa un fiume è stato costruito un ponte solo ed esclusivamente per le bici e che spesso è poco distante o affiancato da quello dedicato al traffico stradale. Non hanno semplicemente messo una riga bianca sul ponte stradale… ne hanno costruito uno apposta . E da rilevare che non si tratta di piccoli ponticelli sopra un torrente ma di veri e propri ponti lunghi anche mezzo chilometro. Altre volte hanno riciclato i vecchi ponti ferroviari dismessi e sostituiti da ponti piu moderni.

Nella prossimità delle città , lungo la pista, si trovano negozi per ciclisti , ristoranti, check point e a volte anche il pronto soccorso. In ogni caso , frequentemente, sono state dislocate qualcosa che ha l’aspetto di una cassetta postale ma contenente dei kit d’emergenza con garze, cerotti, disinfettante e quant’altro. Ne abbiamo aperti un paio, visto che sono disponibili per chiunque , e ho notato che il materiale era perfettamente conservato segno di una frequente manutenzione.

Dove la strada lambisce il fiume, per raccordare i vari punti del percorso, hanno costruito dei passaggi sopraelevati , delle autentiche passarelle col fondo in legno , frequentemente lunghe alcuni chilometri.

Ovviamente esistono delle vie di uscita , che abbiamo utilizzato per cercare un posto dove dormire ma volendo si può restare per tutta la lunghezza della strada senza mai uscirne e senza mai doversi confrontare col traffico stradale.

Non è infrequente incontrare aree dedicate al relax e al riposo. In queste aree oltre ai cestini per i rifiuti, ai bagni , per inciso accessibili anche ai disabili pulitissimi, sono presenti panchine spesso posizionate all’interno di gradevoli gazebo e, non da ultimo, attrezzature per il fitness , macchine studiate per stare all’aperto e va da se ben manutenzionate e tenute in efficienza.

Non sto nemmeno a sottolineare che non abbiamo visto un pezzo di carta una lattina un rifiuto di qualsivoglia genere per tutti i 633 chilometri.

Per cio che riguarda i paesaggi rimando al video la descrizione, il che vale più di mille parole.

Un viaggio che non può essere certo definito “avventuroso” se vogliamo attenerci al termine esatto della parola, ma per una volta tanto una via dove sicurezza e relax l’hanno fatta da padroni.

Una strada che può essere percorsa da chiunque, famiglie coi figli al seguito compresi , potendo gustare una lunga pedalata in assolutà serenità, visto che tra l’altro il percorso include solo poche salite anche se, va detto, con pendenze di tutto rispetto.

Una ultima osservazione personale : Quando anche in Italia ci decideremo a prendere esempio e fare qualche cosa di almeno simile?

Perché visto il numero delle persone, turisti compresi , che abbiamo incontrato , non c’è dubbio che sia un grande richiamo e che alla fine sia un investimento con un importante ritorno economico nel lungo termne. E di certo l’Italia offre molto molto piu della Corea in termini di bellezze, storia, variabiltà dei percorsi, paesaggi e via discorrendo. Se magari qulche politico con poteri decisionali in merito leggesse queste righe potrebbe trarne uno spunto di riflessione.

Come al solito le tracce del percorso sono reperibili su Strava.





Una risposta a Corea del Sud in bici: il nuovo viaggio di Sergio Borroni

  1. roberto pallottini ha detto:

    se in italia impegnassero 7,2 miliardi di dollari per costruire una ciclabile del genere, mi incazzerei come una bestia…con tutto il rispetto.

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