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La costa occidentale della Sardegna in bici: il diario di viaggio di Francesco

Diari, News • di 11 Gennaio 2019

Riceviamo dal nostro lettore Francesco Bonvecchio e volentieri pubblichiamo

mi ritengo un ciclista decisamente alle prime armi, ancora meno in fatto di cicloturismo, ed è proprio questo quello che mi diverte, un mondo in cui tutto è nuovo
in 9 giorni abbiamo percorso circa 520km con 5500mt di dislivello (bazzecole per molti)
con biciclette dal peso medio di circa 25kg consumando innumerevoli ichnusa,
ma tutto ciò non importa più di tanto
spero solo che il diario del nostro viaggio sgangherato vi faccia venire voglia di condividere con gli amici (vecchi e nuovi) la scoperta di posti ed esperienze nuove

è la vigilia della partenza per il mio secondo (breve) viaggio in bicicletta
se la prima volta un anno fa non sapevo cosa stessi per fare ora una mezza idea la ho,
il che rende il mio modo compulsivo di prepararmi ancora più meticoloso
mi piace essere preparato,
sono fatto così,
faccio liste e le spunto mentre ammucchio la roba
oltre a non dimenticare quasi mai nulla ne traggo una soddisfazione difficile da spiegare pure a me stesso
fosse stato per me avrei preparato tutto con largo anticipo
invece causa un periodo lavorativo intenso mi ritrovo a farlo la mattina prima del volo

riempio le borse e lo zaino un po a caso,
controllo la bicicletta, la smonto e la ripongo nell’enorme scatolone che stipo un po a sentimento con i teli della tenda, il materassino, il saccopiuma e tutto ciò che possa fungere da airbag per i colpi che ho paura possa subire durante il trasporto
è una bicicletta da 4 soldi ma trovarla rotta vorrebbe comunque dire nella peggiore delle ipotesi non poter fare il viaggio
una volta concluso il rituale della preparazione mi restano ancora alcune ore in cui vorrei solo cadere in un sonno profondo perché passino prima possibile
mi sento come un bambino che aspetta la mattina del giorno di natale

Giorno 1 Cagliari – Chia \ 57km – 250mt+


aida

partiti la mattina presto da trento arriviamo a verona e scarichiamo tutti i bagagli,
tra gli scatoloni delle biciclette, i bagagli a mano e le nostre borse da bici unite dentro a grossi sacchi neri per l’immondizia sembriamo dei barboni, ma poco ci importa
anzi a me un po piace
imbarchiamo tutto senza problemi
il viaggio passa veloce nonostante un hostess dall’italiano stentato ci martella incessantemente i timpani con le varie offerte sull’ultimo profumo uscito
atterrati a cagliari recuperiamo i bagagli e ci trasferiamo subito fuori dall’aeroporto per montare le nostre fedeli cavalcature
in poco tempo il pavimento è cosparso di scotch, imballi e cartoni strappati
rimonto la bici senza problemi, così anche dende e frizzi
capitan lollo, che ha portato la bicicletta vecchia e non la sua fedele surly, rompe subito una valvola rigonfiando le ruote, fatica a togliere la gomma e ha bisogno di una mano, il copertone è vecchio e secco e bisogna sforzare parecchio per toglierlo
rigonfiando la ruota fa esplodere la seconda camera d’aria,
comincio a dubitare del capitano
lo aiutiamo ancora a cambiare la camera d’aria
l’ultima che ha in dotazione
stavolta tutto ok

io e andrea buttiamo tutti gli imballi e gli scatoloni mentre denis recupera 4 ichnusa ghiacciate
brindiamo all’inizio del viaggio e partiamo seguendo il consiglio di un folto gruppo di tassisti divertiti che ci guarda da un po mentre montiamo le biciclette
ovviamente il loro consiglio è di procedere in direzione opposta a quella che avevo ipotizzato io
maciniamo un po di strada e arriviamo ad un grosso centro commerciale dove facciamo spesa, mangiamo un panino, il mio contakm segna 41°C e si sentono tutti
ripartiamo su un tratto di tangenziale che taglia tra il mare e la laguna utilizzata come salina, scorgiamo i primi fenicotteri scoloriti dall’ambiente che li circonda, la strada è brutta, poco spazio a bordo strada e ci sono dei catarifrangenti sporgenti proprio sulla linea bianca
tra macchine che sfrecciano, grosse borse sulle bici e vetri che spesso punteggiano l’asfalto già di per sé malandato decidiamo di abbandonare la tangenziale il prima possibile
rientriamo sulla terraferma passando per la zona industriale di macchiareddu, li in un modo o nell’altro perdo la svolta che ci indirizzava a sud e continuiamo diritti fino a capoterra, assaggiando subito un po di blanda e inutile salita

corretta la rotta scendiamo verso pula, passando ancora in zone industriali, poi il paesaggio migliora e spuntano i primi eucalipti e tantissimi fiori gialli
a pula, visto l’orario, decidiamo di concederci un aperitivo
ci fermiamo in un cortile dall’aria un po abbandonata che mi ricorda babarum
in realtà il cortile è popolato di gente che lo allestisce per una sagra imminente, anche il paesino è tappezzato di decorazioni
ci accolgono felici e con grande calore ci portano ichnusa gelata e un piatto di formaggio e pere
a bere con noi al tavolo abbiamo i 2 personaggi più anziani e strani del gruppo
sfoderano la chitarra ed è l’inizio della fine
il maestro, cioè colui che pare conoscere tutte le note di tutte le canzoni, mentre gli altri suonano li tampina indicando la nota corretta in maniera fastidiosa, spesso impone note probabilmente sbagliate, quando imbraccia la chitarra lascia a desiderare viste le sue dita artritiche
il suo compare invece è una bestia da palco, ha un bellissimo chitarrino, non suona benissimo e canta in maniera tutta sua ma ci sa fare, sfodera versioni in sardo di pezzi famosi ed è il re del medley passando da una canzone all’altra senza soluzione di continuità nel giro di poche note
i due over60s creano una gran confusione viste le attitudini musicali profondamente diverse ma una volta scoperto il talento musicale di denis si esaltano un sacco
in mezzora passiamo da “che bomba di posto”
a “ e ora come me li scollo questi?”

compriamo una bottiglia di vino casereccio e insistono per regalarci anche una baguette, poi ripartiamo per il camping fluemendosa a 5km
c’è una quantità di zanzare che “te podi taiarle zo col cortel”
montiamo le tende, doccia e cuciniamo la cena
il fornelletto ad alcool che ho comprato prima di partire non è come quello del capitano, scalda a malapena l’acqua
proviamo a farla bollire ad insulti ma non funziona
tocca fare 3 giri di pasta su quello del capitano
in compenso il vino degli incartapecoriti è molto buono e aimé finisce troppo presto

la versione integrale del diario è fruibile su:
https://issuu.com/francescobonvecchio/docs/diarioweb2019







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