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Bikeitalia.it audita in Parlamento – le nostre proposte di riforma

News, Rubriche e opinioni • di 7 Marzo 2019

Ieri, invitato dalla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, sono andato in Parlamento a presentare le mie proposte di modifica al Codice della Strada.
Paolo Pinzuti

Benché fossi stato convocato in rappresentanza di Bikeitalia.it, ho deciso di non parlare di ciclisti e neppure di biciclette, bensì di persone e di cittadini perché questi sono gli unici portatori di diritti previsti dal nostro ordinamento, a prescindere dal veicolo scelto. In particolare ho voluto parlare di bambini e dell’osceno trattamento che viene loro riservato quando ogni giorno vengono scortati a scuola in un clima di paura.

In tutta sincerità, non credo che in questa legislatura il Parlamento avrà il tempo necessario per partorire un testo tanto complesso come il codice della strada. Credo però che ci siano i margini per un intervento di urgenza in forma di decreto per porre fine a una storia tutta italiana, quella in cui lo Stato vieta ai Comuni la possibilità di installare (qualora necessario) degli apparecchi per il rilevamento delle velocità in ambito urbano, quindi davanti alle scuole, agli ospedali, ai cimiteri, ai parchi pubblici, alle case di cura, etc.

In ogni caso, qui di seguito trovate il mio intervento e le mie proposte. Buona visione e/o buona lettura.

Ho avuto modo di leggere le proposte di modifica al codice della strada presentate fino a questo momento e credo che ci sia veramente poco da aggiungere. Piuttosto, c’è molto da togliere.

Perché il vostro lavoro adesso sarà proprio quello di selezionare le più valide e conformi al modello di strada che avete in mente e che vorrete per il futuro.

Permettetemi qui di ricordare che le prime leggi sull’uso della strada vengono fatte risalire a Giulio Cesare, poi praticamente il nulla fino al 1865. E da quel momento fu un susseguirsi di tentativi fatti dallo Stato con cadenza trentennale di regolamentare il progredire delle tecnologie dei trasporti.

E passare così, dai carri, carretti e carrozze, alle biciclette, ai tram, poi alle automobili, alle motociclette, agli autobus e ancora ai pattini, ai monopattini, agli skateboard, e oggi agli hoverboard e alle app per la condivisione dei veicoli.

Anche voi oggi siete chiamati a regolamentare il progredire delle tecnologie dei trasporti, per gestire questo proliferare di forme di mobilità che si sviluppano. Sapendo che anche il vostro codice della strada dovrà durare 30 anni. Ma contrariamente ai precedenti parlamenti che vi hanno preceduto, voi sarete chiamati a legiferare in un mondo molto più complesso, un mondo condizionato da uno sviluppo tecnologico rapidissimo e incontrollabile, a cui si aggiungono il traffico, scarsità di risorse, inquinamento, traffico, dissesto idrogeologico, cambiamento climatico, traffico, consumo di suolo, invecchiamento della popolazione, incidentalità stradale e traffico.

Il mio timore è che il legislatore si faccia sedurre dall’ambizione di gestire in modo centralizzato fenomeni molto complessi con il risultato di bloccare non solo le problematiche più evidenti generate da tale complessità, ma anche i naturali anticorpi che gli organismi sottoposti allo stato centrale nella gestione delle strade possono essere naturalmente in grado di generare.

Un esempio su tutti è il comma 103 della recente Legge di Stabilità che, nel tentativo di stimolare lo sviluppo della mobilità elettrica in sostituzione dei veicoli privati con motori endotermici, ha di fatto azzerato 50 anni di lavoro da parte dei Comuni nella creazione di Zone a Traffico Limitato.

E non vorrei quindi che nel tentativo di inseguire gli sviluppi tecnologici, il codice della strada si dimentichi la propria funzione principale che è quella di regolare le modalità di utilizzo della strada garantendo la sicurezza e incolumità del cittadino in ogni circostanza.

Questo aspetto è particolarmente importante perché, mentre lo sviluppo della tecnologia continuerà ad aumentare (e Dio solo sa cosa ci riserverà il futuro, se auto volanti a guida autonoma, scarpe bioniche o altro), c’è qualcosa che, dai tempi di Giulio Cesare ad oggi non è cambiato e non cambierà mai: l’essere umano e la sua fragilità.

Per questo motivo ritengo che nel voler regolamentare i vari mezzi di trasporto, il Codice della Strada debba prima di tutto considerare l’interesse principale del cittadino, ovvero la propria sicurezza che deve essere indipendente dal tipo di mezzo di trasporto che si sceglie di utilizzare.

Ogni anno sulle nostre strade perdono la vita 3.400 persone e si verificano circa 250.000 feriti. La cosa che colpisce maggiormente è che mentre è in continua diminuzione il numero dei morti tra coloro che si spostano in automobile (principalmente a causa delle innovazioni tecnologiche adottate all’interno delle automobili), il numero dei morti tra i pedoni è in continuo aumento. E colpisce che lo scorso anno 43 bambini abbiano perso la vita sulle strade, nonostante il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2020 si sia posto l’obiettivo della “vision zero”.

Questi numeri sono raccapriccianti, non solo per la quantità di vite e famiglie spezzate, ma anche per l’impatto economico che l‘attuale gestione delle strade ha sui nostri conti.

In un’epoca in cui le analisi costi/benefici sono la bussola che indirizza le decisioni della politica, vale la pena ricordare che l’incidentalità stradale ha un costo di 25 miliardi di euro/anno a cui si aggiungono 12 miliardi di euro/anno di costi sanitari causati dall’inattività fisica e altri 5 miliardi di euro/anno generati dal traffico. In buona sostanza il sistema previsto dall’attuale codice della strada che è stato costruito attorno all’automobile ci costa 42 miliardi di euro/anno, il 2,5% del PIL nazionale/annuo.

Mi chiedo e vi chiedo, quindi, se il nostro Paese non abbia bisogno piuttosto di un codice della strada costruito attorno alle persone, che ne tuteli l’incolumità e la salute, il diritto alla mobilità, il diritto allo spazio e il diritto alla bellezza.

Io credo che il nostro Paese si meriti un un codice della strada che metta al centro i bambini come soggetti portatori di diritti superiori a quelli di chiunque altro e che non li costringa a vivere sotto scorta per la ferocia dell’ambiente circostante. Perché essi sono gli adulti di domani che non possono crescere nella paura e che non possono aspettare fino ai 18 anni per ottenere la propria indipendenza.

Un codice della strada che mette al centro le persone è un codice della strada che costringe il soggetto forte a prendersi cura del soggetto debole sulla strada. E che non costringe invece il soggetto debole a proteggersi dal soggetto forte.

Un codice della strada che mette al centro le persone è un Codice della Strada a velocità moderata e che prevede strumenti tecnologici, architettonici e urbanistici che ne garantiscano l’applicazione effettiva, con pene certe e aspre per chi assume comportamenti scorretti e punizioni proporzionali al danno potenziale che il comportamento posto in essere potrebbe cagionare.

È per ottenere strade a misura di persona che diversi europei stanno intervenendo per la riduzione delle velocità: la Francia ha deciso di portare da 90 a 80 Km/h la velocità massima nelle strade statali, la Spagna da 100 a 90 Km/h, il Belgio da 90 a 70 Km/h. E tutte stanno puntando alla riduzione delle velocità massime in ambito urbano a 30 km/h. Perché ridurre le velocità anche solo di un km/h significherebbe salvare 2100 vite all’anno in tutta Europa.

E infine, un codice della strada che mette al centro le persone è un codice della strada che conferisce maggiori poteri agli amministratori locali secondo un principio di sussidiarietà, perché il codice della strada non può perdersi nel micromanagement e avere la presunzione di stabilire se in via Cavour i monopattini in condivisione debbano essere parcheggiati in strada o sul marciapiedi, se in via Mazzini tutti i veicoli debbano andare in entrambi i sensi o soltanto alcuni di essi, se alcuni veicoli possano entrare in piazza Grande oppure no. Il Codice della Strada deve delegare ai sindaci la scelta del corretto strumento nella gestione dei contesti specifici, permettendo loro di sperimentare soluzioni innovative vincolate a obblighi di risultato misurabili e oggettivi. In questo modo, ad esempio, si lascerà al Sindaco la possibilità di scegliere se installare un autovelox davanti a una scuola materna per ridurre il pericolo per genitori e bambini e non gli sarà invece impedito per legge come prevede oggi l’articolo 4 della legge 168/2002 che è da cancellare immediatamente.

Il nostro Paese in questo momento ha bisogno di un Codice che finalmente realizzi strade come luogo di incontro e non di scontro, luogo di comfort, condivisione e di socialità, luogo di sicurezza e di accessibilità. Possibilmente lasciandosi alle spalle il mito novecentesco della velocità per la velocità i cui benefici sono molto, molto inferiori ai costi che il sistema Paese si ritrova a pagare.

È ora che il nostro codice della strada tratti i cittadini italiani come portatori di diritti anche sulla strada e non come consumatori di forme di mobilità offerte a buon mercato da questa o quell’azienda privata che promette di creare occupazione e alla prima occasione utile trasferisce le proprie attività produttive in paesi dove il costo del lavoro o la tassazione è più bassa.

Queste le richieste:

Ripristino dell’autonomia dei Comuni in materia di ZTL e aree pedonali

Cancellazione del comma 103 dell’ultima Legge di Bilancio, che ha introdotto il comma 9-bis all’articolo 7 del Codice della Strada, con l’accesso automatico e obbligatorio di tutti i veicoli elettrici alle ZTL (e forse anche alle aree pedonali).

Abrogazione dell’art. 4 della legge 168/2002 in materia di rilevamento della velocità in ambito urbano.

Limite di velocità 30 km/h come standard delle aree urbane. Chiediamo di abbassare il limite di velocità nelle aree urbane a 30 km/h, disponendo il limite dei 50 km/h come eccezione che i singoli Sindaci possono disporre per gli assi di scorrimento veloce ove sia ritenuto opportuno e sicuro.

Tutela dei bambini nelle strade scolastiche negli orari di entrata e uscita. Istituire delle aree pedonali limitando il trasporto scolastico a servizi di scuolabus ove necessari, o di pedibus e bicibus e si disponga in ogni caso – salvo motivate eccezioni – un’area di sosta ordinata e distante almeno 100 metri dal perimetro dell’area scolastica come già hanno predisposto alcuni comuni.

 

Richiesta di eliminazione del comma 6-bis dell’articolo 142 del CdS per garantire il controllo della velocità e installazione sistema ISA. In un’ottica fortemente preventiva anziché repressiva, riteniamo poi indispensabile l’introduzione obbligatoria del dispositivo “ISA” (Intelligent Speed Adaptation) sui veicoli a motore, che ne adatta automaticamente la velocità ai limiti vigenti in ciascun tratto di strada. Semplicemente connettendo i sistemi di navigazione satellitare e l’apparato elettronico di controllo del motore, cioè due dispositivi ormai installati su tutti i nuovi veicoli, è possibile fare in modo che l’automobile rispetti automaticamente i limiti di velocità in vigore sulle strade.

 

Introduzione di obblighi di risultato per gli enti territoriali preposti alla gestione della strada in materia di incidentalità stradale, split modale, emissioni inquinanti, rumore.

Pareri:
1)  Favorevoli al doppio senso ciclabile nella formulazione C. 1368

2)  Favorevoli alla linea d’arresto avanzata per le bici, nella formulazione C. 1051

3)  Favorevoli alla circolazione bici in corsie riservate, nella formulazione C. 1051

4)  Contrari assoluta al casco obbligatorio in bici della proposta C. 777

5)  Contrari all’uso obbligatorio delle piste ciclabili nella formulazione C. 219

6)  Contrari all’innalzamento del limite di velocità 150 km/h in autostrada alla proposta C. 1366

7) Favorevoli a maggiori sanzioni per guida con lo smartphone nella formulazione C. 1368, C. 219 e C. 1113






2 Risposte a Bikeitalia.it audita in Parlamento – le nostre proposte di riforma

  1. Ozzy ha detto:

    Complimenti, ottimo discorso. Come e’ stato accolto in linea generale?

  2. massmo ha detto:

    da ciclista perfettamente d’accordo
    da automobilista che i dispositivi utilizzati dai comuni siano omologati e regolarmente tarati
    sito molto intelligente il vostro

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