Croazia in Bikepacking, pedalando tra Hvar e Brac

8 Settembre 2020

Riceviamo da Simona Flacco e volentieri pubblichiamo il diario di viaggio che racconta la sua pedalata in bikepacking in Croazia, tra Hvar e Brac.

Marzo 2020.
Il mondo si è fermato.
Siamo tutti chiusi in casa, increduli e timorosi che la quarantena duri per sempre.
Cerchiamo di impegnare la testa e il fisico come possiamo.
Cerchiamo una motivazione per continuare a far girare i rulli anche se vorremmo lanciarli dalla finestra!

Luca l’ho rincontrato così.
Ci eravamo incrociati al Winter Fat Trail ad Asiago i primi di febbraio e ci eravamo scambiati l’amicizia su Facebook.
Quando è iniziata la quarantena l’ho ritrovato on line, che pedalava come un matto!
Aveva avuto l’idea di un non-stop, 14 ore consecutive sui rulli, con l’aiuto virtuale di “amici e parenti” su Zoom.
Ho pensato: questo è un pazzo!
Però gli ho scritto e ci siamo dati appuntamento per una pedalata.
Poi un’altra
Poi un’altra ancora
Da lì Appuntamento fisso, tutti i giorni prima su Zoom, poi su Zwift.
È diventato il mio mental coach e mi ha insegnato un sacco di cose.
Mi ha allenato di brutto!
Ci siamo fatti un sacco di “lunghi” e facendo girare i pedali abbiamo cominciato a parlare e a fantasticare il ritorno su una strada… magari anche per più giorni consecutivi… magari in bikepacking.
Luca è un vero esperto di bikepacking.
Viaggia così da anni.
Io sono una pivella.
Si può dire che non ho mai dormito in tenda.
Ma mi faccio tentare.
Ho una sola borsa da manubrio che mi ero procurata in occasione del WTF e comincio da lì.

Prendo una borsa per il telaio.
Poi una sottosella.
Poi la tenda… il sacco a pelo… il materassino.
Con Luca continuiamo a fare progetti.
Io gli dico che non ce la farò a stargli dietro, ma lui non molla.
Mi farà sputare sangue ma mi porterà fino alla fine.
Sarà una bella prova anche per lui che di solito viaggia in solitudine.
La prima ipotesi ad affiorare è il Sicily Divide e cominciamo a studiare. Decidiamo di partire a giugno, appena riaperti i confini regionali.
Ma le cose si complicano.
Con la prima riapertura Luca deve partire per la Croazia. Ha una serie di cose da sistemare, se la sbrigherà in una settimana.
Ne passano 2, poi 3… la Sicilia si fa sempre più lontana.
“Socia perché non mi raggiungi in Croazia?” Mi fa un giorno.
“Sto mettendo su un trail pazzesco! Ruvido! Tutta salita! Vieni a provarlo e mi dai un feedback!”
Mi spiazza un attimo, ma solo uno!
Anzi mi fa venire una grande idea.

Alberto mi propone da tanto di fare un viaggio in Croazia ma io non l’ho mai appoggiato. Questa potrebbe essere la volta buona.
Parto io e lui mi raggiunge dopo una settimana con i bambini e ci facciamo altri 7 giorni in giro.
Perfetto!
Faccio il biglietto per il 12 giugno.
Sono in ballo, mi vedo già li, ma anche questa volta la situazione si complica.
Al non ha le ferie quella settimana, devo andare da sola il 12 e ripartire entro il 20.
Peccato che non ci siano navi per rientrare prima del 28….
Non ci posso credere!
È una congiura.
Le penso tutte: treno, autobus, aereo, macchina… ma nulla!
Devo rimandare.
Prima partenza disponibile il 27 giugno da Ancona.
“Socio ho spostato la data! Vengo il 27!”
Ma Luca non fa una piega: “Ok! Vieni quando vuoi! Son qua!” Mi dice con il suo accento vicentino.
Finalmente il 27 arriva.
Ho preparato tutto.
Non sto più nella pelle.
Mi sento come se avessi 20 anni e fossi alla mia prima esperienza.
“Mamma mi raccomando! Non farti male!” Mi urla Andrea mentre carico la bici sul treno che da Pescara mi porterà ad Ancona, dove prenderò la nave.
Qualche ripensamento mi sfiora, ma le porte si chiudono.
Il treno è in corsa.

Arrivo a Hvar il 28 mattina alle 10:30. Dopo 2 ore di traghetto da Spalato.
Luca è al porto! Già in bici.
Mi fa mettere comoda mi dice “riposati che domattina si parte presto, che il caldo in questi giorni si fa sentire”.
Ci facciamo un giretto per Stari-Grad.
Comincia a spiegarmi il trail.
I chilometri, il dislivello, le strade.
Mi chiede come sono messa con la tecnica in discesa perché i fondi spesso sono scassati oltre che ripidi e alla mia faccia perplessa mi tranquillizza subito: “Domani ti valuto! Al limite ti licenzio!”.
La notte ovviamente non dormo.
Sono in fibrillazione.
Mi sono sognata questo viaggio oltre modo.
Ho studiato ma non troppo.
Ho sbirciato le foto che Luca postava man mano che tracciava l’isola ma non volevo rovinarmi la sorpresa.
E ho fatto bene.
Il trail inizia subito in salita ovviamente!
Una di quelle salite belle, 10 km con tornanti dolci e pendenza abbastanza costante non oltre il 10%.
Si sale.
Si sale sempre.
Luca mi aveva avvisata.
Non ci sono pianure.
Solo salite alternate a discese.
Salite dolci
Salite ruvide
Salite impiccate
Salite che non sali, perché oltre ad essere ripide, presentano un fondo sconnesso e sdrucciolevole.
Salite assolate.
Salite infinitamente lunghe.
Salite ingannevoli che hai sempre la sensazione che spianino e che invece dietro la curva nascondono un’altra salita.
Salite che quando arrivi in cima non ci credi.
Salite che ti tolgono il fiato ma che ti riservano sorprese inimmaginabili.
Hvar è così.

Ha poche strade, quasi mai costiere.
Per accedere alle calette disseminate lungo tutto il perimetro dell’isola bisogna affrontare discese a picco, quasi mai asfaltate e quasi mai percorse.
Le persone non ci arrivano via terra ma via mare.
E sono selvagge. Non ci sono baretti e spiagge attrezzate.
A volte ci sono case, accessibili solo via barca appunto.
E poi c’è il mare.
Un mare di un blu accecante.
Cristallino.
Ti sembra di poter toccare il fondo.
La tonalità cambia con la luce.
Ciò che non cambia è la temperatura dell’acqua: gelida!
Man mano che percorri il giro ti rendi conto che se vuoi arrivare a godere di questi scorci incredibili devi rassegnarti a questa continua altalena.
E allora via, su e giù.
Luca ha disegnato il trail con cura.
Ha speso giorni con il socio Massimo girando e perdendosi in un dedalo di strade che neanche gli stessi isolani conoscono.
E ha creato un percorso faticoso ma tale da farti innamorare dell’isola non solo da un punto di vista paesaggistico, bensì anche enogastronomico. Ha selezionato con cura le Konoba in cui fermarsi a mangiare e in prossimità delle quali dormire e l’accoglienza è sempre calorosa.
E si mangia in modo sublime.

Polpo e agnello sono i cavalli di battaglia, ma anche i salumi, le olive e i formaggi per lo più di pecora e di capra vanno assaggiati.
Le persone incontrate lungo il percorso mi hanno ricordato gli abruzzesi montanari che incrocio solitamente quando giro “a casa”, sono un po’ schivi e magari poco espansivi, ma al primo sorriso ti adottano e sono pronti a darti l’anima.
I primi tre giorni sono trascorsi così, percorrendo circa 280 km a Hvar.
Avremmo dovuto dormire una notte in campeggio ma alla fine ci siamo fatti vincere dalla stanchezza e abbiamo optato per un bikepacking selvaggio, su un lettino fronte mare…
L’idea di spostarsi a Brac si è invece concretizzata strada facendo. I turisti sono ancora pochi e le barche non viaggiano a pieno regime per cui bisogna conoscere coloro che effettuano le traversate di collegamento in modo da poter prendere la barca giusta al momento giusto.
E così è stato.
Se Hvar è dura Brac lo è di più.
Apparentemente più sviluppata della sorella, in realtà è ancora più selvaggia.
Al di fuori dei centri abitati non si trova nulla.
Si percorrono km e km in salita, sotto il sole, senza possibilità di fare acqua .
L’acqua in questi luoghi è una risorsa preziosa e non esistono fontane.
Bisogna partire consapevoli e fare scorta a sufficienza.
Inizialmente con Luca si era pensato di fare due giorni a Brac insieme, ma Lui ha dovuto anticipare il rientro a Hvar e in me è scattato qualcosa e ho deciso di fermarmi.
Non avevo mai vissuto l’ebbrezza di una notte in tenda da sola.
Il pensiero mi inquietava assai, ma ho voluto provare e la soddisfazione di viversi quest’esperienza da sola è stata inimmaginabile.
La solitudine esaspera i pensieri.
Ci mette a nudo con noi stessi.
Ci costringe ad affrontare le nostre paure e a superarle.
E ci rende più forti.
Alla fine del giro, pronta a ritornare a Hvar mi sono sentita appagata e felice… e ventenne!
Ora si torna a casa.
È stata un’esperienza incredibile.
Il giro è di una bellezza mozzafiato e può essere percorso in modo più o meno estremo a seconda delle proprie esigenze!
È un’esperienza irrinunciabile.
Non sono ancora rientrata ma sto già pensando a come e quando tornare…..

Grazie Luca e Massimo.

(Simona Flacco)

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