“Investire un ciclista per educarne cento”, rinviato a giudizio il leone da tastiera

25 Marzo 2021

Spargere odio contro i ciclisti sui social è purtroppo un comportamento molto diffuso, ma quando gli insulti finiscono in Tribunale la giustizia fa il suo corso: nella giornata di ieri, mercoledì 24 marzo 2021, è stato rinviato a giudizio il “leone da tastiera” che aveva scritto su Facebook “investire un ciclista per educarne cento“, commentando la notizia dell’investimento del giovane ciclista colombiano Daniel Martinez il 27 marzo 2018, urtato da uno specchietto e poi aggredito fisicamente dall’automobilista che lo aveva colpito.

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In seguito a questo episodio, il coordinatore eventi sicurezza dell’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) Marco Cavorso aveva deciso di adire le vie legali verso questa persona e il Tribunale di Pistoia ha rinviato a giudizio l’odiatore di ciclisti sul web per “istigazione a delinquere”, con l’aggravante della diffusione a mezzo informatico. La prima udienza è fissata per mercoledì 13 ottobre 2021 (i tempi della giustizia italiana, ma qui bisognerebbe aprire un’altra parentesi, ndr).

Questo primo, storico, rinvio a giudizio segna uno spartiacque e dà un indirizzo preciso per il futuro: gli insulti e l’incitamento alla violenza contro i ciclisti (che purtroppo ogni giorno continuiamo a leggere sui social media e non solo) sono perseguibili a norma di legge e chi li diffonde può essere portato in Tribunale per risponderne in base all’articolo 414 del Codice Penale.

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In una nota di commento sulla vicenda ACCPI, parte civile nel processo, “ritiene che il riconoscimento di questa imputazione, aggravata dal fatto che il reato è stato commesso a mezzo informatico, sia un primo passo importante per educare al rispetto e alla convivenza civile tanto sulle strade reali quanto in quelle virtuali, sempre più trafficate e piene di rischi fatali per gli utenti più fragili”.

In un videomessaggio su Facebook, Marco Cavorso ha espresso la sua soddisfazione:

Come sottolinea Cavorso in una nota: «Denunciai questa persona proprio per dire basta a questo modo incivile di approcciare il problema della sicurezza stradale. Questo è un avvenimento unico in Italia e mi auguro che impedisca, in futuro, a chiunque, di diffondere il mito della sopraffazione e della violenza anche verbale nei confronti degli utenti deboli della strada quali sono i ciclisti. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questa battaglia civile, in particolare Carlo Iannelli, che mi ha offerto la sua assistenza legale, e il sindacato dei ciclisti professionisti italiani ACCPI. Rispetto ed educazione, prima di tutto».

Le battaglie per la sicurezza stradale dei ciclisti portate avanti da Marco Cavorso – che perse suo figlio Tommaso, esordiente di 13 anni dell’Aquila Ponte a Ema, nell’agosto del 2010 investito da un furgone mentre si allenava in bici nei pressi di Rufina, in provincia di Firenze – in questi anni non si sono mai fermate e lo hanno visto sempre in prima fila in numerose iniziative.

In seguito al rinvio a giudizio del leone da tastiera, Cavorso ha confermato che non gli interessano eventuali risarcimenti, e se ci saranno andranno a progetti per la sicurezza dei ciclisti o all’Ospedale Meyer di Firenze. «Come risarcimento danni solleciterò – come dichiarato già in passato – il giudice a riconoscermi la somma simbolica di 20 centesimi. È quanto mi chiese Tommy, prima di partire per la sua ultima sgambata. Venti centesimi costava un ciucciotto di zucchero, lo avrebbe mangiato in bici per darsi un po’ di energia».

Seguiremo gli sviluppi di questa vicenda, nella speranza che la giustizia faccia davvero il suo corso anche in memoria di tante persone in bicicletta vittime della violenza stradale. Intanto la sintesi per questa prima parte sembra essere: “Leoni da tastiera: rinviarne a giudizio uno per far passare la voglia di insultare a tutti gli altri”.

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