“Investire un ciclista per educarne cento”: il leone da tastiera va a processo

5 Ottobre 2020

Oggi, lunedì 5 ottobre 2020, a Pistoia si apre un procedimento giudiziario che vede come imputato una persona che ha diffuso sui social un messaggio di odio verso chi pedala: “Investire un ciclista per educarne cento”, aveva scritto su Facebook il leone da tastiera commentando la notizia dell’investimento del giovane ciclista colombiano Daniel Martinez il 27 marzo 2018, urtato da uno specchietto e poi aggredito fisicamente dall’automobilista che lo aveva colpito.

Una frase sgradevole come purtroppo se ne leggono tante, soprattutto sul web: ma che non è passata inosservata a Marco Cavorso, delegato della sicurezza dell’ACCPI (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) e papà di Tommaso (che nel 2010, a 13 anni, venne investito e ucciso dalla persona alla guida di un furgone mentre si stava allenando in bici), in prima fila per difendere i diritti di chi pedala. E così la vicenda dopo quasi due anni e mezzo ( i tempi della giustizia italiana…) approda in Tribunale e, speriamo, arriverà presto a sentenza facendo finalmente giurisprudenza sul tema delle offese e dell’incitamento all’odio nei confronti dei ciclisti.

D’altra parte, come ricostruisce il Corriere Fiorentino, già le parole con cui il giudice per le indagini preliminari ha rinviato a giudizio per “istigazione a delinquere” il leone da tastiera pistoiese sono nette: perché l’offesa sui social «contiene l’implicita approvazione di un atto illecito e l’ulteriore invito, in progressione, a tenere una condotta maggiormente offensiva (investimento) nei confronti dei ciclisti, con la copertura ideologica di un presunto intento educativo»; inoltre «indica e promuove un’azione che è alla portata di chiunque ed ha sicure e frequenti possibilità di realizzarsi nel traffico quotidiano stimolando a commettere un reato».

Per questo oggi Marco Cavorso si costituirà parte civile contro il leone da tastiera rinviato a giudizio per istigazione a delinquere:

Lunedì 5 mattina mi costituirò parte civile contro la persona che pubblicò su facebook la frase incriminata, per l'…

Gepostet von Marco Cavorso am Freitag, 2. Oktober 2020

Quello che si apre oggi a Pistoia è un processo che porta nelle aule di un Tribunale il tema dell’odio nei confronti di chi pedala, quello che ogni giorno viene perpetrato a vario titolo non solo sui social ma anche su molti mass media: gli insulti gratuiti e fuori luogo nei confronti dei “ciclisti” sono onnipresenti, ci sono decine di pagine Facebook che pubblicano contenuti intrisi di violenza verbale e minacce fisiche (eppure quando segnalate non vengono quasi mai chiuse perché “non violano gli standard della nostra comunità”, fanno sapere con una notifica da Menlo Park, ndr).

Ma questo brutto clima si respira anche scorrendo le pagine delle lettere ai giornali, i termini utilizzati anche da molti giornalisti per riferirsi a chi pedala: la malcelata insofferenza a volte traspare, altre volte sfocia nella violenza verbale mascherata da “libertà di opinione”. Senza contare le vagonate di pubblicità dell’automotive che, a vario titolo, irridono i ciclisti e contribuiscono a creare un’opinione negativa su chi pedala.

Vorrei che il procedimento giudiziario di Pistoia si concludesse con una sentenza netta, mettendo nero su bianco che non esiste la libertà di diffamare e di istigare le persone ad attuare comportamenti pericolosi nei confronti di chi pedala: in questo caso la condanna di uno può educarne molti più di cento.

Ed è quello che spero vivamente: intanto il leone da tastiera ha capito che scrivere o pronunciare le parole sbagliate può portare in Tribunale.

E ora: che la giustizia faccia il suo corso.

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