Come e perché mappare gli stakeholder nei progetti di mobilità

29 Aprile 2021

La mobilità non si cambia da soli: fallimenti e contestazioni ci ricordano quanto è importante curare il rapporto con gli stakeholder, partendo dalla loro mappatura

Ogni intervento che trasforma la nostra mobilità e gli spazi pubblici ha potenzialmente uguali possibilità di risultare desiderabile oppure di essere rifiutato.

(Fonte: Milano Today)


La pandemia e il distanziamento fisico hanno reso manifesta l’importanza di spazi pubblici di qualità in cui sia adulti che bambini e ragazzi possano muoversi e socializzare. Il tragitto casa-scuola è centrale in questo ambito, e sempre più genitori e amministrazioni locali promuovono la trasformazione degli spazi antistanti le scuole in luoghi di socialità e gioco secondo il modello della strada scolastica.

Interventi di questo tipo non riguardano solo famiglie e insegnanti: in tutte le loro fasi possono infatti generare resistenze e dubbi da parte di abitanti, commercianti e altri utenti, che potrebbero essere preoccupati di perdere spazi di parcheggio, attrattività commerciale e sicurezza.

Se non si inizia l’azione di coinvolgimento sin dall’avvio del progetto, dedicando tempo e risorse alla comunicazione e alla comprensione di esigenze e specificità, si rischia che si sentano esclusi o non considerati e che quindi rifiutino il progetto.

Per sapere come parlare con gli stakeholder è necessario conoscerli

Il primo passaggio è individuare tutti i soggetti interessati direttamente e indirettamente dal possibile intervento. Parliamo di stakeholder, di coloro che ‘portano un interesse’ indiretto o diretto, e quindi hanno qualcosa da dire o da scoprire su un processo o tema. Se si mappano gli stakeholder è infatti per avviare una conversazione (Giordano, Morelli, De Götzen, Hunziker, 2018) e, auspicabilmente, coinvolgerli nelle specifiche fasi processo (consultazione, partecipazione, collaborazione, etc.).

Pensiamo a termini quali ‘corsia ciclabile’, ‘urbanismo tattico’, ‘stalli’, ‘flussi’, ‘arredi urbani’, ‘mitigazione della velocità’, ‘biciplan’, eccetera: quando un gruppo di genitori vuole presentare un progetto di strada scolastica dovrà scegliere i termini con attenzione per non parlare ‘specialistico’ con persone che hanno una conoscenza empirica e diretta del problema o del contesto, o viceversa. Questo evita di indebolire la comprensione reciproca e l’empatizzazione, dimensioni cruciali dato che si sta chiedendo alle persone di dedicare tempo e attenzione a un processo.

(Fonte Bikenomist.com)

Una delle difficoltà più frequenti nell’attivarsi è quella di coordinare al meglio i contatti: chi ha telefonato all’URP? Qual è l’indirizzo email cui inviare materiali? Una tabella condivisa è utile per individuare i soggetti e conservare alcune informazioni pratiche: referente (ovvero chi, nel gruppo promotore, è in contatto con i singoli stakeholder), indirizzi, numero di telefono, persona di contatto e tutte le altre informazioni utili. Per scegliere i soggetti da inserire è utile farsi alcune semplici domande: chi opera nella zona interessata, negozi, studi professionali, centri anziani, luoghi di culto? Quali soggetti si occupano di salute, ambiente o mobilità? Quali sono già in contatto con i promotori per precedenti attività?

Non basta sapere chi è interessato: chi ha più interesse e ‘potere’?

(Fonte: Curtis, Dix e Durant 2017)

I soggetti non sono però tutti uguali per quanto riguarda ad esempio conoscenze tecniche, interesse diretto e network.
Per sviluppare una strada scolastica è bene considerare che famiglie, insegnanti e anziani, hanno un interesse più forte di associazioni, professionisti della zona e giornali locali. Allo stesso modo amministratori locali, negozianti e atleti hanno risorse e potere maggiori rispetto a genitori, comitive di ragazzi e centri di culto della zona.
Per comprendere i diversi gradi di interesse e potere è utile impiegare una matrice o un diagramma, eventualmente facendo una precedente mappatura delle relazioni,

La matrice permette di organizzare i soggetti lungo l’asse dell’interesse e lungo l’asse del potere. Lungo il primo si può collocare il comitato di genitori più in alto di uno studio professionale che opera nel palazzo di fronte alla scuola, e lungo l’asse del potere un giornale locale si può collocare più in alto di un centro anziani.
Non è un esercizio di stile fine a sé stesso, perché permetterà di capire come e quando informare e coinvolgere i diversi soggetti.

(Fonte: Nesta, diytoolkit.org)

Allo stesso scopo è utile analizzare anche relazioni e posizionamento: per esempio i negozianti più attivi nelle associazioni di categoria possono spiegare all’interno delle proprie reti di relazione l’impatto commerciale della strada scolastica sulle attività della zona.

Lo strumento adeguato è una mappa dei soggetti e delle connessioni, composta di cerchi concentrici, in cui collocare gli stakeholder in base a motivazione, relazioni e tematiche di interesse.
Questo permetterà di attivare utili sinergie: una festa di attivazione della campagna avrà un maggiore richiamo se sostenuta e partecipata da soggetti con forte visibilità e credibilità nella zona.

Tutti questi strumenti sono complementari, ma devono essere scelti in base a tempo e risorse disponibili, e coerentemente con l’obiettivo finale, senza dimenticare che tenere i rapporti con gli stakeholder è una conversazione, che richiede anche tempo e cura, ma questa è un’altra, e successiva, fase del processo.

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