Le Associazioni chiedono la revisione del Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030

19 Novembre 2021

“Manca focus sulla prevenzione e le vittime rimangono più deboli”. Questo il giudizio sul Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030 da parte di un nutrito gruppo di Associazioni del Terzo Settore, reti territoriali e movimenti per la sicurezza stradale e la promozione della mobilità ciclistica, oltreché da Bikeitalia (elenco completo delle adesioni in calce all’articolo*). Lo hanno scritto nero su bianco in un comunicato stampa congiunto in cui si sottolineano tutte le criticità riscontrate e vengono evidenziati i punti da correggere dopo un’attenta revisione e che riportiamo integralmente qui di seguito.

Incidente auto bici

Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030: manca focus sulla prevenzione e le vittime rimangono più deboli

È appena stata trasmessa alle Camere dal Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile la proposta di indirizzi del Piano nazionale sicurezza stradale 2030 (PNSS), con le aree di intervento per il prossimo decennio in tema di sicurezza stradale, con l’obiettivo di dimezzare il numero di morti e feriti sulle nostre strade.

Bambini, anziani, pedoni, ciclisti e motociclisti sono indicate come categorie a maggior rischio, ma secondo le linee guida del PNSS la responsabilità della sicurezza è tutta a carico loro: una impostazione inaccettabile, che le Associazioni del Terzo Settore, le reti territoriali e i movimenti per la sicurezza stradale e la promozione della mobilità ciclistica denunciano e portano all’attenzione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

Si parla finalmente di “migliorare le caratteristiche dell’infrastruttura” pedonale e ciclabile e di “ridurre le differenze di velocità” tra le utenze vulnerabili e i mezzi a motore: come sappiamo la riduzione della velocità è lo strumento più efficace per azzerare la mortalità sulle strade in quanto permette, prima di tutto, la visibilità reciproca oltre a diminuire la gravità dell’impatto.

La cornice del piano è però al contrario quella della deresponsabilizzazione degli utenti forti, riconducendo il fattore “errore umano” in fatalità, nella previsione – e rassegnata accettazione – che tali conducenti siano necessariamente distratti e, oltre ad impattare tra loro, non si possano accorgersi della presenza di pedoni e ciclisti. Ricorrono nel piano continui e allarmanti richiami alla responsabilizzazione dell’utenza vulnerabile e alla protezione passiva

Ad esempio l’ipotesi del casco obbligatorio, provvedimento considerato perdente da tutta la letteratura internazionale sulla sicurezza stradale in caso di impatto con veicoli di massa e peso maggiore, in quanto il casco per bicicletta è un dispositivo omologato per cadute individuali inferiori a 25 km/h. Nel resto dei paesi europei si punta piuttosto sulla prevenzione e sull’eliminazione del rischio per avere un’effettiva diminuzione della mortalità.

Il piano così impostato rischia di rendere del tutto vano l’impegno dichiarato dal Ministro Giovannini sulla mobilità sostenibile, l’accessibilità e la sicurezza stradale, i recenti stanziamenti del PNRR lo confermano, infatti invitare chi viene colpito, e non chi colpisce, a prendere precauzioni risponde evidentemente a una logica conservativa almeno quanto arretrata, che ha quale risultato accertato diminuire gli incidenti totali, ma al contempo aumentare costantemente la mortalità dell’utenza debole.

Solo prevenendo l’incidentalità con una strategia attiva di riduzione della velocità, delle opere di moderazione del traffico e di ridisegno dello spazio pubblico possiamo sperare di raggiungere questi obiettivi. Mentre Parigi, Madrid, Bruxelles hanno già scelto di abbassare i limiti di velocità ed Helsinki ha raggiunto le zero vittime grazie al limite dei 30 km/h nelle aree urbane. Ai primi di ottobre 2021 il Parlamento Europeo ha votato (615 favorevoli, 24 contrari, 48 astenuti) una risoluzione per abbassare a 30 Km/h il limite di velocità in tutte le aree edificate: mentre l’Europa va verso il futuro, l’Italia torna indietro di decenni.

Il Ministro Giovannini, attento alla sostenibilità ambientale e sociale, non può permettere che venga avallata un’impostazione di fondo del Piano centrata sull’automobile di massa e basata su una colpevolizzazione delle vittime più vulnerabili e la deresponsabilizzazione dei conducenti dei veicoli a motore, in quanto tale Piano risulterebbe antiquato e inefficace; mentre, di contro, pedoni e ciclisti continuano a morire ogni giorno a causa di un traffico motorizzato pervasivo, aggressivo e pericoloso.

Si chiede pertanto a gran voce al Governo e al Parlamento che le linee guida per il PNSS siano ridiscusse e riviste perché possano davvero salvare delle vite.

* Coordinamento Associazioni e Movimenti Cicloattivisti e Ambientalisti

Salvaiciclisti Bologna | Salvaiciclisti Roma – Sic Roma | Ciclostile – ciclofficina popolare del Centro Sociale Bruno – Trento | hub.MAT APS – Olbia | Milano Bicycle Coalition ASD | Legambici APS Milano | Kyoto Club | Alleanza Mobilità Dolce | Rete Vivinstrada | Bikeitalia.it | Greenpeace Italia | Cittadini per l’aria Onlus | Bike to school | Bike4City | Napoli Pedala | Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta | Consulta cittadina sicurezza stradale, mobilità dolce, sostenibilità di Roma Capitale | Legambiente | Consulta della Mobilità Ciclistica e Moderazione del Traffico – Torino | Fondazione Michele Scarponi Onlus

Commenti

2 Commenti su "Le Associazioni chiedono la revisione del Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030"

  1. Marino ha detto:

    è un dinosauro senza speranza; speriamo se ne vada presto, non vedo altra soluzione.

  2. Andrea ha detto:

    Ma da questo governo cosa ci aspettavamo?

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