Imprenditoria

Dai licenziamenti alla rivoluzione verde: la fabbrica che rinasce con le cargo bike

Dai licenziamenti alla rivoluzione verde: la fabbrica che rinasce con le cargo bike
TAGS: cargo bike

Sì può fare la rivoluzione verde con una riconversione aziendale e producendo cargo bike? Lo chiediamo a Marco Lomuscio, consulente. Marco ama le cargo bike e le cooperative. Ha combinato questi suoi interessi in un progetto di consulenza che creerà lavoro e imprese. Tutto in una fabbrica che non vuole morire.

«Vogliono chiudere la baracca, o meglio delocalizzare la produzione. Noi lavoratori ci licenziano, quando prima promettevano di mantenere l’occupazione. No, non ci stiamo. Abbiamo altri progetti: riapriamo e ci convertiamo, da produttori di semiassi per le auto a fabbrica di impianti fotovoltaici. E avvieremo anche una nuova produzione: cargo bike, realizzate con tutto l’amore e la passione di chi non si arrende mai e vuole un mondo migliore.»

Presentazione della vertenza exGKN a Francoforte con IG Metall - foto di Jerome Warren 03/07/2024
Presentazione della vertenza ex GKN a Francoforte con IG Metall – foto di Jerome Warren

Sembra la trama di un bel romanzo, invece è il racconto di un progetto di riscatto che nasce a Campi Bisenzio (FI), nell’ex GKN. I 500 lavoratori che nel 2021 ricevettero un’email con la lettera di licenziamento, senza preavviso, non si sono mai arresi e puntano sulla riconversione ecologica e l’azionariato popolare.

Dietro all’idea di produrre cargo bike c’è un giovane consulente, Marco Lomuscio, 30 anni, il suo impego per fare bene i conti e favorire la collaborazione tra lavoratori e aziende e l’autoimprenditorialità cooperativistica, per creare occupazione e benessere.

Strane strade portano alla cargo bike

«Ho una formazione umanistica: una laurea triennale in filosofia, la biennale in sociologia e un dottorato in economia» racconta Marco. Da studente e dopo, la bici per lui è un mezzo di trasporto, la usa per spostarsi da Villasanta, dove abita, a Monza. A Milano e in giro ci va col treno e i mezzi pubblici, l’auto non ce l’ha e la usa pochissimo. «Ho conosciuto il mondo delle cargo bike attraverso alcuni miei amici, dei bike messenger. E anch’io ne possiedo una, mi affascinano le sue potenzialità».

Bici Cargo del Collettivo GFF
Particolare della cargo bike portata da Firenze a Friburgo e poi a Francoforte in un tour per promuovere l’iniziativa di riconversione: 1700 km pedalati in meno di un mese.

Dopo gli studi, Lomuscio lavora nella Cgil per due anni, occupandosi di tematiche di lavoro dal punto di vista sindacale. In particolare si concentra sulle cooperative, oggetto delle sue analisi economiche. Lavora brevemente anche in un centro ricerche a Trento. Poi si dedica all’attività consulenziale come freelance e segue progetti di ricerca sulla partecipazione dei lavoratori e la democrazia economica.

L’incontro coi lavoratori di Campi Bisenzio

Foto dei lavoratori del Collettivo di Fabbrica GKN #insorgiamo
Foto dei lavoratori del Collettivo di Fabbrica GKN (dal sito #insorgiamo)

«Ho seguito la vertenza dell’ex GKN per questioni di ricerca e i loro progetti di reindustralizzazione. Mi è venuto in mente che potevo unire la passione per le cooperative e a quella per le cargo bike, in un progetto di produzione che mettesse insieme sostenibilità del prodotto, impiego delle competenze metalmeccaniche della forza lavoro, obiettivi di transizione ecologica, da un settore in crisi a un altro che risponda meglio alle esigenze della nostra società. Al mio rientro dalla Danimarca, ho parlato dell’idea a Gigi Malabarba di Ri-Maflow; è stato lui poi a proporla al collettivo, presentandola come un ragionamento collegiale. I lavoratori e ne sono stati entusiasti».

La formazione tecnica sulla bici

Marco sente di dover migliorare le competenze da impiegare nella progettazione dell’impresa e delle cargo bike. «Ho sentito che la Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza e Lodi organizzava dei corsi gratuiti sul mondo bici. Il primo è stato quello di meccanica base, con altri 19 ragazzi, tra cui tre ragazze, al Velodromo Vigorelli di Milano, in cui si imparavano i rudimenti dell’assemblaggio della bici e le competenze meccaniche di base. Un corso introduttivo.». Dopo il corso di meccanico riparatore e quello di telaista, Marco segue anche un corso di saldatura con Officine Recycle di Soliera (MO)

Marco Lomuscio, crediti Francesco Robustelli
Marco Lomuscio, crediti Francesco Robustelli

Il background economico

La parte di preparazione all’imprenditorialità nei corsi di Camera di Commercio non soddisfa Lomuscio. «Io ho una preparazione economica. Le nozioni che ci hanno dato sull’analisi economica del settore bici, sugli investimenti, sulle prime pratiche, come l’apertura Iva, sono poche e di base, spingono più verso la partecipazione a imprese di altri che ad aprirne una propria». Il settore della bici vede la presenza di molti artigiani, bravi nel loro mestiere ma con poche competenze finanziarie. Eppure senza quelle non possono nascere imprese produttive di una certa portata. Serve un solido background economico.

L’idea cooperativa e la rete

«Sarebbe interessante portare il sistema cooperativistico nel mondo della bici. In Italia, ci sono solo imprese di ciclologistica che utilizzano questo tipo di organizzazione. In Spagna invece un’impresa come Orbea è diventata davvero importante nella produzione di bici a telai da corsa. Ormai è una multinazionale, uno dei principali produttori in Europa. Ed è una cooperativa di lavoro».

In Italia, secondo Lomuscio, lo spirito di condivisione tra bike messenger non basta. «Ognuno vuole avere la sua ciclofficina, mentre renderebbe tutti più forti creare una rete tra riparatori, produttori, venditori. Servono più persone e con diverse competenze in un progetto. E un imprenditore che investa nelle cooperative di lavoro». Lomuscio vorrebbe portare nel settore cooperativistico le competenze finanziarie necessarie, come consulente.

«Oggi sono in una fase di transizione: sto concludendo alcuni lavori di ricerca ereditati dal precedente lavoro, metto in pista il progetto di consulenza (network, risorse, documentazione, primi clienti) e proseguo la collaborazione con il progetto exGkn di Campi Bisenzio per l’avvio della produzione di biciclette cargo tramite cooperativa».

Lo stato del progetto di Campi Bisenzio

Ora nell’exGnk ci sono attrezzature che non possono essere impiegate nella nuova produzione. «Non sono di proprietà, poi le macchine dovrebbero essere riprogrammate. E alcune sono specifiche per l’automotive. Tutto è da acquistare ex novo».

I soldi necessari per la riconversione industriale si stanno raccogliendo grazie a finanziamenti interni, azionariato nella cooperativa e fidi e garanzie di banche e altri investitori. Dovrebbe anche entrare un finanziamento pubblico, ancora in fase di definizione. «La nuova azienda nascerà da zero. Stiamo collaborando anche con altre imprese italiane, a livello tecnico, tra cui un produttore di telai toscano. Solo per le attrezzature e la liquidità necessaria serviranno tra i 150 e i 200mila euro. Mentre per l’intero progetto (fotovoltaico incluso) la raccolta richiede diversi milioni di euro. Ma l’idea di fabbricare cargo bike piace, l’abbiamo portata anche a Eurobike, per cercare produttori disposti a collaborare e investitori. Lì ci sono arrivati 40 preordini di bici».

Una bici muscolare costa 2.250, assistita 3.600 e rimorchi cargo in acciaio Inox 3.500 (prezzi esenti iva). È già all’opera un team di una decina di persone, tra cui Marco, lavoratori interni e alcuni esterni, per il disegno della bici e delle parti meccaniche.

I tempi di sviluppo

La progettazione dell’azienda è iniziata un anno fa. «GFF è una cooperativa di lavoro registrata ma inattiva, in attesa dell’emissione della prima fattura. Noi la chiamiamo proto-cooperativa, nel senso che incarna lo sviluppo futuro senza però essere ancora attiva».

La fase attuale di raccolta finanziaria e di creazione di rete tra aziende dovrebbe chiudersi quest’anno. «Prevediamo di realizzare 200-250 unità-telai l’anno. La produzione industriale partirà dal 2025, ma già ora possiamo rispondere a piccole domande solidali e realizziamo i prototipi. Sono 120-140 i lavoratori dell’exGkn che devono tornare a produrre, tra fotovoltaico e cargo bike. Il gruppo cargo ne occuperà sette all’inizio, 14 nell’arco di 5 anni». Pochi, ma determinati a farsi carico del loro futuro. Con una cargo bike, naturalmente.

Commenti

  1. Roberto ha detto:

    Spero vivamente che questo progetto vada in porto, credo che la bici sia il veicolo del futuro, pertanto vi faccio tanti auguri, buongiorno

  2. Alfio ha detto:

    Buona sera, mi sembra un’ottima iniziativa, credo che deve essere collegata alla mobilita` giornaliera, penso ai supermercati dove vi sono posteggi solo x le auto e non x le bici. Sarebbe una buona iniziativa che si coinvolgesse i supermercati. Si arriva con una bici cargo si posteggia in sicurezza, finito di fare la spesa si carica la bici e si torna a casa. Penso che fare dei medi posteggi naturalmente in sicurezza, nelle stazioni metropolitane, in prossimità delle fermate dei mezzi pubblici, nei centri cittadini, logicamente in sicurezza, anche aumentando le piste ciclabili intelligenti, poter arrivare dall’altra parte della città in bici, possibilmente con punti x una eventuale manutenzione. Ecc. ecc. ecc.

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *