Dopo anni di dure lotte il Comune di Milano si è – senza ammetterlo – arreso. Dopo aver strenuamente sostenuto che non si potesse tirare una semplice striscia per terra per salvaguardare i ciclisti in transito sul pericolosissimo ponte della Ghisolfa come pretendevano i cicloattivisti e che si dovesse piuttosto mettere mano a un progetto complesso e costosissimo, in attesa di realizzare quel progetto una riga per restringere la carreggiata l’ha tirata.

Ha avuto però l’idea malsana di corredarla con un cartello che, stando a quanto riferito dallo stesso Comune, sarebbe stato loro imposto dal MIT (sul perché abbiano ritenuto di doverlo interpellare parleremo un’altra volta); si tratta di un segnale di pericolo corredato dalla scritta fulminante ‘ciclisti in promiscuo’.
Ho il dubbio che quella scritta, più che l’attenzione degli automobilisti in transito, ne provocherà il voyeurismo, per la voglia di capire cosa quella pruriginosa promiscuità possa mai dover significare.
Il Lombroso, che parlava di ‘ebefrenia ciclistica’ e sosteneva come “…nessuno dei nuovi congegni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo sia come causa che come strumento del crimine…”, sarebbe d’accordo con quella scritta.
Se fosse vivo mi piacerebbe però andasse a indagare i fenotipi dei burocrati del MIT: secondo me qualche tratto – ampiezza del cranio, estensione delle orecchie, pelosità o cos’altro – ci deve pur essere per giustificare l’imbarazzante mancanza di buon senso di cui non cessano di dare ampia prova.
[Fonte]










La riga tracciata crea una corsia che è circa 80 cm ed è sulla stessa linea dei tombini che sono anche profondi, quindi pericolosi.