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99 volte Pogačar, re anche del Delfinato

99 volte Pogačar, re anche del Delfinato

Un’altra perla infilata nella collana. Tadej Pogačar mette in bacheca il Giro del Delfinato (12ma corsa a tappe diversa vinta in carriera) e veleggia verso il Tour de France con una barca piena zeppa di fiducia e autostima. Nell’aperitif francese lo sloveno ha dominato la concorrenza per l’ennesima volta. Qualcuno si era illuso fosse ancora un filo indietro di condizione dopo una crono non esaltante. Ma il campione del mondo ci ha messo poco a ristabilire le gerarchie, scherzando con gli avversari nelle prime due tappe di montagna, vinte con irrisoria facilità, e amministrando nella terza, anche per tenersi il colpo in canna del successo numero 100 sulle strade più prestigiose del Tour.

Pogi è arrivato a quota 99 dal 2019 ad oggi. Siamo già a quota 11 in stagione, con 14 top 3 in 22 giorni di corsa. Fenomenale. Nelle ultime 13 gare a tappe che ha disputato, dal Tour del 2021, ha sempre vinto almeno due tappe. Qui addirittura sono state 3, con anche il bonus della maglia a punti. Il Delfinato ha così parlato sloveno per la terza volta negli ultimi 4 anni, dopo i due successi di Roglič nel 2022 e nel 2024. E se Pogačar vola, la UAE gongola, perché trascinata dalle magie del suo fuoriclasse ha già toccato le 45 vittorie stagionali. La seconda, che è la Lidl-Trek, è “solo” a quota 23. Numeri di un dominio conclamato, con l’unico neo, comunque non irrilevante, di un Giro d’Italia gettato alle ortiche.

C’è Pogačar, poi Vingegaard. E poi gli altri.

Delfinato Vingegaard Pogi crediti ASO Tony Esnault
Delfinato – Vingegaard e Pogačar, crediti A.S.O. Tony Esnault

La distanza fra Pogačar e gli altri è siderale. O meglio, mettiamola così. Pogačar fa parte di un’altra galassia, Vingegaard di un altro pianeta e poi ci sono i corridori umani del pianeta terra. Dove riescono a ritagliarsi spazio nomi nuovi e intressanti come Lipowitz e Johanessen e dove risiede, almeno al cospetto dei due, anche Evenepoel, troppo leggerino in salita per fare anche solo il solletico a Tadej e Jonas.

Al Tour sarà un’altra storia? Difficile dirlo, ma i due fenomeni sono e restano di un altro livello. Pogi andrà a rifinire la condizione, già mirabile, a Isola 2000. Remco proverà a migliorare dati e numeri in salita. Vingegaard dovrà affinare la resistenza alle bordate in salita dello sloveno.

Si avvicina il Tour de France

Delfinato crediti ASO Tony Esnault
crediti A.S.O. Tony Esnault

Sulle strade della Grand Boucle, che partirà da Lille il 5 luglio, ci saranno le squadre con le loro corazzate e altri attori variabili pronti a dare perlomeno un po’ di fastidio a UAE e Visma. Il pronostico sembra scritto, anche perché rumors dicono che Pogačar potrebbe migliorare di un altro 5-6 per cento nel corso delle prossime tre settimane. E considerando che al Delfinato ha vinto riuscendo anche a gestire sforzi e fuorigiri, viene da chiedersi come possa perdere il suo quarto Tour della carriera. Ma il ciclismo è ricco di imprevisti e colpi di scena. Intanto ci godiamo l’ultimo test di livello, ovvero il Giro di Svizzera, che ci terrà compagnia fino a domenica 22. Ancora con gli occhi incantati, ma anche un po’ annoiati, dalle imprese solitarie di Tadej Pogačar.

Le pagelle del Greg

Saluto a Bardet al Delfinato 2025, crediti A.S.O. Tony Esnault
Saluto a Bardet al Delfinato 2025, crediti A.S.O. Tony Esnault

POGAČAR 10 e lode: i numeri sono lì a ribadirlo a ogni corsa. Lui è il più forte del mondo. Talmente dominante da risultare quasi noioso. Ma questo è. E siamo di fronte, forse, al più forte della storia. GIGANTESCO

VINGEGAARD 8: una buona crono, ma in salita non riesce a impensierire Tadej. Chiude secondo ma senza nemmeno una tappa. Con gli altri non c’è partita, ma lo sloveno là davanti gli nega gioie e successi. INGABBIATO 

LIPOWITZ 8: la nota lieta del Delfinato. Regge a crono, ha un buon passo sulle salite e porta a casa un terzo posto finale che vale in modo indicibile. Capitano al Tour per la RedBull-Bora? NOVITA’

EVENEPOEL 5: ok vince la crono e chiude quarto in classifica. Ma se prendi 4’21 in otto tappe da Pogačar (e 3’20 da Vingegaard) e continui a dire che speri di avvicinarti al top, forse c’è qualcosa che non va. La salita lo respinge sempre. SOFT

BARDET 8: il Delfinato è stata la sua ultima corsa della carriera. L’ha onorata andando spesso all’attacco, anche se non è riuscito a chiudere con la ciliegina sulla torta di una vittoria di tappa. È stato un attaccante, generoso anche se non un vincente. L’omaggio dei suoi colleghi e l’amore del pubblico hanno reso questi ultimi giorni in sella indimenticabili. MERCI ROMAIN

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