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Continuano le proteste contro Israele anche alla Vuelta

Continuano le proteste contro Israele anche alla Vuelta
Foto: X @Pauventeo

Durante la cronometro a squadre della Vuelta a España 2025 di mercoledì 27 agosto a Figueres, un gruppo di manifestanti pro-Palestina ha bloccato il passaggio del team Israel-Premier Tech, esponendo bandiere e cartelloni con messaggi come “La neutralità è complicità. Boicottiamo Israele”. La protesta ha costretto i corridori israeliani a fermarsi momentaneamente.

L’intervento delle moto di scorta ha permesso di riprendere la corsa, ma il team ha perso circa 54 secondi, chiudendo al 19° posto, salvo recuperare la posizione (14°) grazie a una decisione dei commissari che hanno dato un abbuono di 15 secondi alla squadra israeliana.

Il team ha subito condannato l’episodio: “Rispettiamo il diritto alla libertà di espressione, che include protestare pacificamente, ma condanniamo fermamente queste azioni”, ha dichiarato in un comunicato. Il direttore della Vuelta, Javier Guillén, ha invece parlato di un “atto di violenza” e ha annunciato la presentazione di una denuncia alle autorità.

Proteste contro Israele alla Vuelta

Dibattito politico in Spagna: Izquierda Unita chiede l’esclusione del team

Ma le tensioni non si fermano alle strade. In Spagna si è aperto anche un fronte politico: il partito Izquierda Unita ha diffuso un comunicato in cui chiede al Governo di proporre l’esclusione della Israel-Premier Tech dalla corsa. Nel testo si legge che “è inaccettabile che lo sport venga usato per sbiancare l’immagine di Israele mentre a Gaza continuano le violazioni dei diritti umani”.

Il partito sottolinea che lo sport ospitato in Spagna deve rispettare i principi di diritto internazionale e coerenza con gli impegni in materia di diritti umani, e chiede chiarimenti al Governo su eventuali sostegni pubblici o accordi di sponsorizzazione legati alla squadra israeliana.

Il direttore di corsa Guillén ha replicato: “Ci sono arrivate già richieste per l’espulsione della Israel-Premier Tech, ma si tratta di una squadra che ha diritto a partecipare in base ai regolamenti UCI. Non è stata una nostra scelta invitarla, ma un obbligo regolamentare”.

I precedenti al Giro d’Italia e al Tour de France

Le manifestazioni contro Israel-Premier Tech non si limitano alla Vuelta: già durante il Giro d’Italia 2025, attivisti pro-Palestina hanno protestato in strada. In particolare, la polizia ha fermato un’attivista che aveva percorso qualche metro davanti a un corridore del team, contestando la presenza della squadra israeliana durante la corsa rosa.

Episodi analoghi si sono verificati anche durante il Tour de France 2025. Come abbiamo riportato anche su Bikeitalia.it, durante una tappa della corsa francese un attivista è riuscito ad arrivare fino alla linea d’arrivo, indossando una maglietta con la scritta “Israel out of the Tour” prima di essere placcato e arrestato da steward e polizia.

Il gesto è stato rivendicato da Extinction Rebellion Toulouse, che ha denunciato l’inclusione del team Israel-Premier Tech come forma di complicità con il governo israeliano. In un altro caso, sempre al Tour, alcuni manifestanti hanno srotolato striscioni con slogan forti («Affamer c’est tuer» — «Affamare è uccidere»), inneggiando alla liberazione della Palestina.

Intanto il team israeliano ha adottato contromisure pratiche per evitare di dare troppo nell’occhio ed esporsi alle contestazioni anche durante i trasferimenti, presentando una livrea neutra per il bus durante la Vuelta. Inoltre, per lo stesso motivo, alcuni corridori hanno ammesso di preferire allenarsi senza il marchio visibile Israel-Premier Tech.

Le dichiarazioni di Alessandro De Marchi

Nelle scorse settimane il corridore Alessandro De Marchi, il “Rosso” di Buja, ex corridore della Israel-Premier Tech e oggi tesserato con la Jayco-Alula, ha rilasciato un’intervista a The Observer in cui ha espresso il proprio disagio: “Sono felice e sollevato di non correre per la Israel-Premier Tech. Avrei fatto molta fatica a esserci adesso e sarei stato in grande difficoltà. In questo momento non firmerei un contratto con Israele, non sarei in grado di gestire i sentimenti che provo”, ha sottolineano il ciclista friulano.

Derek Gee rescinde il contratto con il team israeliano

A complicare ulteriormente il quadro della Israel-Premier Tech è arrivata in questi giorni la notizia della rescissione del contratto da parte di Derek Gee, corridore canadese legato al team fino al 2028. Gee ha spiegato, senza entrare nel merito, che “certe questioni hanno reso insostenibile la mia permanenza nella squadra”. La Israel-Premier Tech ha però respinto la decisione, sostenendo che il contratto sia ancora valido e che la questione sia ora al vaglio della UCI.

La comunità internazionale condanna il governo israeliano

In tutti i grandi giri – Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta – le corse sono state segnate da contestazioni eclatanti contro la Israel-Premier Tech, trasformando lo sport in un palcoscenico di denuncia politica.

Queste proteste si inseriscono in un contesto internazionale sempre più critico nei confronti del governo israeliano: l’ONU ha denunciato la crisi umanitaria a Gaza come “una carestia provocata dall’uomo” (Reuters), mentre rapporti ufficiali parlano di pratiche compatibili con il genocidio (OHCHR).

La Corte Penale Internazionale ha inoltre emesso mandati di arresto contro i vertici politici israeliani – a partire dal premier Benjamin Netanyahu – per crimini di guerra e contro l’umanità, inclusa l’accusa di usare la fame come arma bellica (HRW). E anche in Israele sono in corso proteste contro il governo e il 17 agosto scorso c’è stato uno sciopero generale per chiedere di trovare un accordo per la liberazione degli ultimi ostaggi del 7 ottobre 2023 ancora nelle mani di Hamas e di cessare tutte le azioni militari a Gaza.

L’episodio di ieri alla Vuelta sottolinea come le gare ciclistiche internazionali siano diventate luoghi di contestazione globale, riflesso di una condanna per le azioni del governo israeliano contro il popolo palestinese, che ormai coinvolge l’intera comunità internazionale.

[Fonte]

Commenti

  1. stefano malvestio ha detto:

    nessuno parla della sicurezza dei corridori?? che tra l’altro non sono israeliani.

  2. Felice Pedalo ha detto:

    Prima di tutto vorrei ringraziarvi per l’articolo, ho notato in queste ultime grandi gare una sorta di censura da parte dei media, soprattutto delle TV: le proteste e le bandiere Palestinesi (sempre presenti durante presentazioni, gare, cerimonie) venivano sempre accuratamente oscurate.
    Finalmente (anche se sempre troppo tardi) si comincia a rompere questo assordante silenzio.
    Non si può rimanere impassibili davanti a quello che sta accadendo a Gaza e ognuno nel suo piccolo può fare la differenza.
    Il silenzio è complice.
    Grazie

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