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Pogačar è di un altro pianeta: mai nessuno come lui

Pogačar è di un altro pianeta: mai nessuno come lui

Irreale. Fantastico. Leggendario. Padrone del mondo. Tadej Pogačar si conferma campione del mondo in Ruanda e diventa il primo corridore della storia a vincere per due anni di fila, nella stessa stagione, prima il Tour de France e poi il Mondiale.

Lo sloveno è riuscito a migliorare se stesso rispetto al primo successo di Zurigo un anno fa. In Svizzera attaccò a 100 km, rimanendo da solo a 51.7 dalla conclusione. A Kigali ha spaccato il gruppo quando di chilometri ne mancavano 104, restando poi da solo ai -66,6.

Una prestazione mostruosa, che nessun avversario ha saputo e potuto arginare. Nemmeno Remco Evenepoel, che ci ha fatto vedere nella stessa gara tutto il suo meglio e tutto il suo peggio. Campione totale anche il belga, con un motore devastante ma una testa a volte troppo fragile e preda di nervosismi inutili.

Con tutto ciò, Remco torna a casa dall’Africa con l’oro a cronometro e l’argento nella prova su strada. Non male. A completare il podio un grande attaccante come Ben Healy, capace di riportare l’Irlanda fra i primi tre a distanza di 36 anni (ultima volta nel 1989 con Sean Kelly).

Pogačar ha seguito ancora una volta l’istinto, non preoccupandosi di calcoli, possibili crisi o altro. Una cavalcata spaziale, che gli ha regalato la 17esima vittoria stagionale e la numero 105 in carriera. Roba da marziani. E, facendo due conti, Tadej potrebbe pensare anche di fare un poker mondiale consecutive, visto che anche le prossime due edizioni a Montreal e poi in Alta Savoia presenteranno dei percorsi tosti e con tanto dislivello. Così come ci sarà nel prossimo appuntamento di domenica 5 ottobre, quando nell’Ardeche si assegnerà il titolo europeo. In una competizione in cui, oltre a Remco, tornerà in pista pure Jonas Vingegaard.

E se il mondo del ciclismo, impotente, continua ad assistere agli show solitari di Pogačar, l’Italia si gode il talento di domani. Lorenzo Finn è diventato il secondo corridore della storia a vincere in due anni di fila prima il titolo mondiale junior e poi quello nella categoria under-23. Il 19enne ligure racchiude in sé il DNA del campione. Speriamo non si perda per strada, ma il ragazzo ha la testa sulle spalle e una classe non indifferente.

A livello Elite potevamo sperare in una medaglia per Giulio Ciccone. L’abruzzese non è riuscito ad essere della partita, ma non ha corso male e alla fine ci ha regalato un sesto posto dignitoso. Al termine di un Mondiale brutale, concluso da appena 30 corridori su 165 (all’arrivo anche Bagioli e Garofoli).

In ottica futura, hanno ancora da maturare e sgrezzarsi talenti come Del Toro, Ayuso e Seixas, ma il fatto di essere arrivati in fondo non è un dettaglio di poco conto. Ne risentiremo parlare.

Ora a Pogačar, per completare il cerchio, restano Europeo e Lombardia. Poi sarà il momento delle meritate e reclamate vacanze. Vedremo se avrà ancora fame ed energia per chiudere in bellezza…

Le pagelle del Greg

POGACAR 11!: ma cosa gli vuoi dire? Fa un altro sport e viene da un’altra galassia. Riscatta la débâcle della crono con un numero straordinario. LEGGENDA

EVENEPOEL 9: nel bene e nel male, l’unico che ha un motore e una testa che possono sfiorare quella di Tadej. Voleva giocarsela alla pari, ma nervososimo e problemi alla bici lo hanno frenato. Torna in belgio con due medaglie. BOMBA ATOMICA

HEALY 9: stagione magica, dopo aver anche indossato la maglia gialla al Tour. È un terzo posto che vale come una vittoria e certifica la sua forza. TROTTOLINO

ITALIA 6,5: col materiale a disposizione ne mettiamo 3 nei 30, con Ciccone che si prende la sesta piazza. Per il nostro nuovo ct Marco Villa un debutto nel complesso positivo. OTTIMISTI

CARAPAZ 4: aveva detto di essere venuto qui per vincere. Non finisce nemmeno la corsa. BLUFF

AYUSO 5: non cerca scuse e questo gli fa onore. Ma anche lui è convinto di avere mezzi e numeri simili a Pogačar. Ma gli manca ancora parecchio. ESOSO

DEL TORO 7: problemi di stomaco limitano il messicano, che però non molla e finisce settimo. Il talento è indiscutibile. Gli anni in gruppo gli serviranno per salire di livello. DIAMANTE GREZZO

RUANDA 10: strade perfette, percorso bellissimo e durissimo. Popolazione da applausi: colorati, calorosi, educati e sempre sorridenti. C’è da imparare. C’era un po’ di scetticismo, ma hanno chiuso la bocca a tutti. STUPENDI

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