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Pogačar ha anche dei difetti

Pogačar ha anche dei difetti

Può uno così forte e dominante come Tadej Pogačar avere dei difetti? La risposta è sì e no allo stesso tempo. Sì, perché nessuno è mai perfetto e si può sempre trovare un pelo nell’uovo. No, perché in questi ultimi due anni lo sloveno non ha praticamente mai deluso e vinto quasi tutto quello che poteva e doveva vincere. Ma andiamo con ordine.

Tadej Pogačar vince, emoziona e diverte. Il suo pregio (leggasi anche merito) più grande, a mio modesto parere, è quello di aver riavvicinato migliaia di persone al ciclismo e di aver fatto breccia nel cuore di tanti giovani e ragazzini. Una roba non da poco, considerando che gli anni di piombo del ciclismo, quelli legati al doping, avevano fatto perdere credibilità e passione a tutto il sistema.

Pogi è uno genuino, che con i suoi attacchi folli e la sua predisposizione sia per le corse di un giorno che per i Grandi Giri consente ai suoi tifosi di vederlo protagonista da febbraio a ottobre. Mantenendo, peraltro, sempre uno standard di altissimo profilo. In un ciclismo sempre più iper-specializzato, Tadej rappresenta un unicum, perché è l’unico capace di essere così performante e dominante su terreni e in corse così diverse fra di loro.

Pogačar sta riaggiornando i record, ne sta stabilendo di nuovi e ha già creato, a carriera ancora in corso, uno spartiacque. Perché già parliamo, e fra qualche anno lo faremo ancora di più, di un’era pre-Pogačar e di un’era post-Pogačar. Discussioni che riguardano solo i grandissimi della storia del pedale.

Pogačar domina gli Europei di Ciclismo 2025

Altro elemento. Tadej ha il senso dello show. Non proprio un dettaglio. E, ogni tanto, sa anche fare dei piccoli gesti, emozionanti e teatrali, che lasciano il segno. Ricordate quando prese la borraccia sul Monte Grappa al Giro d’Italia e la regalò al bambino a lato strada? O quando cercò di portarsi dietro il nostro Giulio Pellizzari, a cui poi regalò gli occhiali? O quest’anno quando si è portato dietro il suo compagno McNulty a Montréal prima di cedergli la vittoria arrivando in parata? Insomma, momenti che restano e amplificano la percezione di maestosità di questo ragazzo.

Tutte rose e fiori dunque? Tendenzialmente sì. Personalmente, credo che uno come Pogačar sia una manna dal cielo e poter raccontare l’epopea di uno dei più grandi, se non il più grande, di sempre sia un privilegio e un onore. Premesso questo, posso capire quelli (pochi) che lo criticano puntando il dito sul fatto che uccide le corse e le rende noiose. O meglio, scontate.

Come telecronista è innegabile che Pogi ammazzi il pathos. In questi due anni, tranne rari casi (per info chiedere a Mathieu Van der Poel), Tadej è stato ingiocabile. Immarcabile ad ogni scatto. Che si trattasse di una salita o di un muro. Ho avuto la fortuna di raccontare i suoi successi quando ha attaccato a -35, -50, -75 e anche -100 chilometri dall’arrivo.

Sembrano storie d’altri tempi. E invece sono dannatamente attuali. Ovviamente, con la sua superiorità manifesta, il livello di adrenalina e incertezza muore. Quasi all’istante. Potrei elencare almeno una quindicina di situazioni in cui la gara è di fatto terminata quando Pogačar è scattato. Alcuni ex corridori, non a caso, hanno dimostrato il loro disappunto e la loro “noia”.

Evitando di dare peso poi alla frangia di coloro che lo tacciano di doping meccanico (uso del motorino) o di doping classico, dei quali non ci libereremo mai, va detto che è difficile trovare altri nei a questo ragazzo. Forse a volte potrebbe correre meglio tatticamente? Può essere, ma finché è così forte si può permettere di fare quello che gli pare e piace.

Se proprio dovessi trovare un appunto, Pogačar non è un campione mediatico. Per dirla chiaramente, non ha l’impatto e la riconoscibilità di gente come Jannik Sinner, Tiger Woods, Usain Bolt, LeBron James o altro emblemi dei rispettivi sport. Bisognerebbe fare un test molto semplice. Se mandassimo Pogačar in abiti borghesi in giro per il centro di Milano o di Roma, in quanti lo fermerebbero? Quelli che vi ho citato sopra, probabilmente, nel giro di venti minuti sarebbero sotto assedio.

Un giorno alla partenza di una tappa al Tour de France. Tadej Pogačar, crediti A.S.O. Billy Ceusters
Un giorno alla partenza di una tappa al Tour de France – VIF. Tadej Pogačar, crediti A.S.O. Billy Ceusters

Pogi è un ragazzo della porta accanto. Che non ha mai vissuto di eccessi, non ama la vita mondana e non fa cose straordinarie oltre al suo sport. Il Ciclismo, forse, dovrebbe e potrebbe sfruttare meglio la sua immagine, anche se lui stesso non ama particolarmente le luci della ribalta. E poi, personaggio o lo sei nel DNA o inventarti tale resta una missione non semplicissima. Col rischio molto concreto di perdere in naturalezza.

Morale della favola: prendiamoci, teniamoci e godiamoci Tadej così com’è. Senza dimenticarci che un altro così forse non lo vedremo mai più. O, comunque, dovremo aspettare parecchi anni.

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Commenti

  1. Sandro ha detto:

    tutto ok

  2. Claudia Balugani ha detto:

    Io sono una di quelle persone che ha maturato una vera passione per il ciclismo, anche grazie alle imprese di Pogacar. Non so, ma non riesco a vedere né la noia, né la morte del pathos, solo la grande gioia di poter seguire un campione di tale portata che non lesina mai emozioni. Posso capire lo scoramento di chi ha la sfortuna di correre nella sua stessa era, ma Tadej quando corre, dà tutto se stesso, ci crede, ci prova sempre, a volte sembra che non si preoccupi nemmeno troppo della tattica, parte e va. E, quando va, è una gioia per gli occhi. È passione pura e la passione piace. Siamo fortunati a vivere nell’era di Tadej.

  3. Cabu ha detto:

    Simply pogyshow

  4. Erman ha detto:

    Lei ha perfettamente ragione è un personaggio che ama la sfida ma non le passerelle sui palchi. È bello vedere un ragazzo che vince il Tour de France e per premio chiede una pizza. La saluto e alle prossime telecronache con il suo sodale Magrini.

  5. vaglietti albino ha detto:

    Siamo di fronte ad un ragazzo che emana il senso del dovere verso lo sport che attua:sacrifici,rinunce e,sopratutto,lontano dalla comunicazione pubblica commerciale.E’ un ragazzo modesto che dimostra,a coloro i quali vogliono gareggiare per vincegere,che,nulla si ottiene senza dedizione ed attaccamento alla professione.Non ama le luci della ribalta,sapendo,che possono distruggere.

  6. Carlo Serrani ha detto:

    Il suo più grande merito è di aver riavvicinato milioni di sportivi al Grande Ciclismo, come Pantani, Tomba e Sinner nei rispettivi ambiti. Godiamocelo ora, ben sapendo che non potrà essere per sempre, perché già si profilano all’orizzonte un francese, un tedesco ed un italiano e non è una barzelletta ed bene che sia così! Per quanto ora tifi per lui, sarà quando Seixas, Lipowitz o Finn lo batteranno!

  7. Giuseppe ha detto:

    Pogacar è per me senz’altro un grande campione dello sport. Le tante gare che ha vinto, in competizioni dove anche il livello degli altri concorrenti è elevatissimo, ed il modo con cui le ha vinte, confermano questo. Lo dico perché andare in bici mi piace e non da intenditore o esperto di ciclismo. Se devo rimontare un copertone dopo una foratura, ho sempre molta difficoltà. E ho detto tutto. Gli scettici ci sono sempre stati, ci sono e ci saranno. Credo sia normale e lecito. Ed infatti a volte hanno anche avuto ragione. Pogacar comunica poco? Forse è così. Almeno nel senso tradizionale del termine. Sudore, fatica, forza fisica e tenacia. Questi sono alcuni degli strumenti comunicativi che predilige e che io gli riconosco. Roba che per lo più resta attaccata alla pelle di ogni ciclista, quando anche non rimane addirittura sotto la sua pelle. Roba che soprattutto in lui, che non parla tanto e che di fatica sembra che ne faccia sempre poca o meno degli altri, può essere difficile da scorgere. Ma fallo tu il Sormano o il Mortirolo, e poi capisci che la sua è l’unica comunicazione che conta per chi ha voglia di ascoltarla e che, più di ogni parola, non può certo essere fraintesa. Ciao.

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