La domanda è sempre la stessa. Quando riavremo un corridore italiano forte nei grandi giri a tappe? Bisognerà pazientare ancora un po’, ma qualcosa si muove. E, soprattutto, meglio concentrarsi su quello che abbiamo. Che magari non è qualcosa di fenomenale, ma ci può dare delle belle soddisfazioni. Facciamo un po’ di ordine.
Jonathan Milan. In questo momento è il volto del nostro ciclismo. Nel 2025 ha vinto 9 volte, fra cui due tappe al Tour de France con annessa la classifica a punti, due tappe alla Tirreno e una al Delfinato. Il gabbiano Jonathan è uno dei migliori tre velocisti al mondo. Sogna, come tutti gli sprinter, la Sanremo e anche la Roubaix, ma è difficile che riesca nell’obiettivo nel 2026. Probabilmente lo rivedremo al Giro d’Italia. Deve confermarsi e magari riuscire a vincere qualche classica tipo De Panne o la Gand.
Filippo Ganna. Leggi sopra, nel senso che il Pippo nazionale ha nella testa e nel cuore la voglia di vincere soprattutto la Sanremo. L’ha sfiorata già due volte e magari la terza sarà quella buona. Per il resto l’obiettivo è quello di provare a battere Evenepoel a cronometro, possibilmente nella prova mondiale. Difficile, ma non impossibile.
Giulio Pellizzari. È quello da cui ci aspettiamo di più. Il doppio sesto posto a Giro e Vuelta in questo 2025 lo proiettano come il nostro ariete nei grandi giri a tappe anche nel 2026. L’affollamento in RedBull di corridori che possono puntare alla classifica non renderà semplice il compito per ripetersi ad alto livello. Lo scenario più plausibile è vedere il Duca di Camerino capitano (o co-capitano) al prossimo Giro d’Italia. Fare una bella classifica e magari vincere una tappa alla corsa rosa significherebbe autentica consacarazione.
Giulio Ciccone. L’altro Giulio ha capito che fare classifica nei grandi giri non è roba per lui. Meglio tardi che mai. L’abruzzese ha numeri e qualità per combattere coi migliori, ma sulla singola tappa o in una grande classica di un giorno. Liegi, Lombardia, San Sebastian e qualche bella tappa a Giro o Tour dovranno essere gli obiettivi centrali del suo programma nel 2026. Noi ci crediamo.
Lorenzo Finn. Per chi sogna il nuovo Pantani o il nuovo Nibali, ecco diciamo che Lorenzo potrebbe essere il nome giusto. Finora il suo percorso è stato graduale e teso a non bruciare le tappe. In due anni ha vinto Mondiale junior e poi under-23. Nel 2026 la RedBull dovrebbe fargli fare qualche gara in più a livello World Tour, giusto per capire se può avere un impatto alla Seixas (talento francese suo coetaneo), che quest’anno è stato al passo dei grandi. Finn ha carattere e talento. Aspettiamo con fiducia.
Davide Piganzoli e Filippo Fiorelli. Il fatto che li abbia presi la Visma qualcosa vorrà dire. Davide e Filippo sono andati in una delle migliori squadre al mondo. Con che ruolo? Fiorelli dovrà fare da gregario soprattutto a Brennan, mentre il Piga farà gavetta ed esperienza al fianco dei capitani in brevi e lunghe corse a tappe nella speranza poi di poter reclamare un ruolo di primo piano fra 2-3 anni. Compito non facile, ma una grande occasione.
Gli altri. L’Italia ha poi tutta una serie di nomi e corridori che possono ben figurare, anche se magari senza poter puntare a obiettivi di grossa caratura. Alberto Dainese è andato alla QuickStep e spera di vincere qualche volata in più. Christian Scaroni viene dalla sua annata migliore e può conquistare tappe o corse un po’ dappertutto. Infine Antonio Tiberi. Il romano si porta sulle spalle una bella quantità di aspettative, anche se spesso ha finito per deludere o per via di cadute o per via di una condizione precaria. Il suo focus dovrebbe rimanere sul Giro d’Italia dove non può finire fuori dalla top 5. Pena, il processo mediatico.



















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