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La Maremma sta perdendo il treno del cicloturismo?

La Maremma sta perdendo il treno del cicloturismo?

Negli ultimi anni, analizzando i flussi turistici, è emerso un segnale preoccupante per la provincia di Grosseto e per tutta la Maremma toscana: nel 2024, la quota di turisti provenienti dall’estero si è attestata solo al 30%, contro il 60% registrato nello stesso anno per la vicina provincia di Siena.

Dal punto di vista economico, la differenza non è da poco: la disparità fra Siena e Grosseto si tradurrebbe in un gap di circa 800mila arrivi, il che si traduce in circa 360 milioni di euro di mancata ricaduta economica per la provincia di Grosseto. Inoltre, emerge un’altra criticità: la scarsità di arrivi extraeuropei, in particolare americani.

Ma quella che a prima vista sembrava una debolezza, è stata interpretata come un’opportunità: puntare su un turismo differente, sostenibile, di qualità, che sappia intercettare una domanda internazionale più consapevole e interessata a territori autentici.

La soluzione? Il cicloturismo

Per reagire a questo gap, è intervenuta la società Rama, attiva nel settore dei trasporti e della promozione del territorio. Rama ha elaborato una strategia di promozione della Maremma rivolta al mercato internazionale, con l’obiettivo di posizionarla come destinazione turistica autentica, slow, immersa nella natura.

Il progetto ribattezzato The New Tuscany, The New You nasce dall’esigenza di “ridisegnare” l’immagine della Maremma: non più solo come costa o agricoltura, ma come un territorio ricco di natura, storia, borghi, esperienze autentiche da fare in bici e senza fretta.

Da qui l’idea del rilancio tramite cicloturismo in Maremma: un turismo lento, esperienziale, che dia valore alla scoperta, al contatto con la natura, al viaggio stesso come esperienza trasformativa.

Secondo i più recenti dati nazionali, il cicloturismo continua a crescere a ritmi impressionanti: nel 2024 ha generato 89 milioni di presenze, con un aumento del 54% rispetto all’anno precedente, e un impatto economico vicino ai 9,8 miliardi di euro.

Il rilancio di aree come la Maremma attraverso un turismo lento, su due ruote, può dunque rappresentare un’occasione strategica per valorizzare territori che finora sono rimasti ai margini del grande flusso turistico, e per attrarre un pubblico più internazionale.

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Il nuovo percorso: il “Grand Tour della Maremma” rimodulato per il cicloturismo

Nonostante la Maremma disponga già di numerosi itinerari cicloturistici, la strategia che il territorio ha attuato è stata quella di rilanciare e ampliare il già esistente Grand Tour della Maremma. Oggi l’itinerario si compone di 12 tappe, con 4 deviazioni, per un totale di 760 km che attraversano la provincia di Grosseto da nord a sud.

Rispetto al tour “storico”, il percorso è stato aggiornato per accogliere anche gli appassionati di gravel bike, includendo tratti sterrati e allargando l’area fino al sud della Maremma (zone come Capalbio e Orbetello), che inizialmente erano escluse.

L’obiettivo dichiarato è di far toccare (direttamente o indirettamente) quasi tutti i 28 Comuni della provincia. Il tour è pensato come viaggio a tappe: dormi la notte in un luogo, parti la mattina seguente verso la tappa successiva. Ci sono anche piani per offrire due “anelli”: uno a nord e uno a sud, più gestibili in un’unica settimana, ideale per chi cerca un’esperienza già pronta, senza dover reinventare tutto.

In parallelo, il progetto punta su comunicazione e visibilità: il tour sarà promosso sul sito “The New Tuscany, The New You” (e a breve anche su “Visit Tuscany”), e distribuito a buyer internazionali e agenzie di viaggio specializzate in cicloturismo.

Insomma, non una semplice mappatura, ma una strategia di rete: valorizzare il territorio coinvolgendo strutture ricettive, realtà locali, associazioni. Per chi ama la bici, per chi gestisce una struttura ricettiva, per chi investe nel turismo: la sfida è chiara. E la Maremma, con il suo Grand Tour rivisitato, potrebbe essere la risposta giusta, nel momento giusto.

Maremma cicloturismo

La Maremma come modello

La Maremma stava rischiando di restare ai margini del grande flusso turistico internazionale. Il rilancio del Grand Tour della Maremma in versione cicloturistica rappresenta un tentativo ambizioso, ma realistico, di invertire questa tendenza: offrire un’esperienza autentica, sostenibile, “lenta”, in grado di attrarre un turismo consapevole, disposto a spendere e interessato a scoprire territori meno battuti.

In un’Italia in cui il cicloturismo cresce e consolida la sua importanza, la Maremma può diventare un modello: un esempio di come valorizzare bellezze nascoste, natura, borghi, enogastronomia, e al tempo stesso generare ricadute economiche concrete sul territorio.

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Commenti

  1. Francesco Felarte ha detto:

    Buonasera, integro il mio precedente intervento rispondendo a importanti spunti offerti dagli utenti Fabrizio,Tiziano e Severino. Sono temi certamente importanti.

    In relazione ai costi, è assolutamente vero che per godere di certi posti non ci si deve sempre ‘svenare’ e si può rinunciare a delle comodità, ma io conosco bene la Toscana e le sue strutture ricettive e soprattutto cosa accade quando si incomincia a promuovere NUOVE “attrazioni” turistiche (ciclo o meno) percorsi inediti e “punti di ristoro” in cui fermarsi: c’è sempre una certa percentuale di ospitalità eccellente e pure conveniente, ma anche una quota SIGNIFICATIVA di esercenti che su tutta quella zona ci SPECULA sopra e anche molto. Essendo la Regione in questione per quanto bella, ricca di natura meritevole e affascinante da visitare ed esplorare, purtroppo anche decisamente CARA in certe aree (specie per alberghi e ristoranti), la preoccupazione che ho espresso è legittima e purtroppo fondata, avendola sperimentata personalmente. Non a caso l’articolo stesso parla esplicitamente di turismo “disposto a spendere”. La priorità per me dovrebbe essere l’equità e facilità di accesso e visita per tutti.

    Va altresì ricordato a questo riguardo che campeggiare/bivaccare dove NON è autorizzato è illegale e si può incorrere in problemi vari, dover smantellare tutto improvvisamente o incorrere altrimenti in sanzioni.

    Per quanto concerne la criticità infrastrutturali, conosco bene la situazione dell’Aurelia e del tratto segnalato nei dintorni di Capalbio Scalo, fatto diverse volte in intermodalità. Verissimo che manca una ciclabile sicura dedicata, anche se per raggiungere il parcheggio che porta alla spiaggia (anche quella libera di Macchiatonda) il tratto è relativamente breve e io l’ho percorso sempre molto velocemente. Ma le auto corrono quando arrivano sul rettilineo vicino a/per la stazione ferroviaria, è proprio così e la carenza di un percorso sicuro per ciclisti (e pedoni) si sente.

    A questo riguardo, La mancanza generale di CICLABILI PROTETTE, LUNGHE E COMPLETE posso assicurare che “scoraggia” tantissimi cicloviaggiatori stranieri a venire (o tornare) in Italia OVUNQUE, perchè è una problematica cronica e quasi ubiquitaria nel nostro paese, di cui si sono accorti anche loro, ovviamente e di cui ho parlato diffusamente insieme durante i miei viaggi in centro-nord Europa negli ultimi 10-15 anni.

  2. SEVERINO ha detto:

    Ci sono stato parecchie volte e tutte le volte mi sono chiesto come sia possibile parlare di cicloturismo, o anche semplicemente di ciclo, se il tratto costiero che va da Fonteblanda ad Orbetello ha solo la famigerata e pericolosissima SS1.
    In tutto il tratto esistono pochissime possibilità di viaggio in bici se non allungando, peraltro piacevolmente stancante, verso l’interno per poi tornare sulla costa.
    Una striminzita pista ciclabile nel tratto su citato non è possibile?

  3. Tiziano ha detto:

    Vengo da tanti anni di trekking in montagna ed anche se è una cosa sicuramente diversa,ricordo quando veniva discusso se divulgare al grande pubblico le aree montane piu selvagge,chiamate Wilderness ,pubblicando guide e articoli sulle riviste specializzate,rischiando di aumentare il flusso del turismo e compromettendo la preservazione di quel territorio.
    Erano discussioni di quegli anni,quando anche i mezzi di informazione erano diversi.
    Le aree wilderness sono per fortuna rimaste abbastanza intatte,perche difficili da goderne per la massa degli escursionisti.
    Diverso quando su certi ambienti si posano le mire degli speculatori.

    Cosa centra questo discorso rispetto all’articolo in questione ?

    Forse niente ,però mi viene un pensiero, che per godere di un posto non necessariamente si deve mettere in conto di spendere per avere molti servizi ed anzi chi cerca territori meno battuti è disposto a rinunciare anche a delle comodità e che proprio la mancanza di quello sviluppo fanno di quel territorio una meta attraente.

    Non so se sono riuscito a spiegare il mio pensiero , che comunque non voleva essere polemico.

  4. Fabrizio ha detto:

    Buongiorno, lo scorso settembre ho fatto un cicloviaggio da Milano a Reggio Calabria, purtroppo l’unica criticità avuta l’ho riscontrata nel tratto Capalbio Scalo Tarquinia, non avevo alternativa alla statale Aurelia, se non quella di buttarmi nell’entroterra e perdere un intero giorno per soli 7 km circa di statale. Essendo un viaggio lungo e non avendo molti giorni, ho optato per un breve spostamento in treno. Detto questo, la costa tirrenica generalmente è poco cicloturistica rispetto quella adriatica, fatta la passata stagione da Milano a Leuca, di fatto di cicloturisti ne ho incontrati di rado, mentre dall’altra parte ne incontravo molti ogni giorno. Questo per dire che secondo la mia esperienza c’è ancora molto da fare. Probabilmente collegandomi al vostro articolo, anche la mancanza di percorsi sicuri scoraggia i turisti stranieri a venire in una bellissima area qual’e’ la Maremma.

  5. Francesco Felarte ha detto:

    Buonasera. L’area in questione, ma solo in alcuni tratti, l’ho percorsa in bici (ciclocross, gravel) in diverse occasioni.

    Quella che conosco meglio prevede anche piste e sentieri ciclabili, insiste nella zona di Alberese-Marina-di-Alberese, Capalbio verso Macchiatonda + area limitrofa e quella dentro la pineta nella duna della Feniglia.

    Giusto valorizzare il più possibile il cicloturismo lento, sostenibile e in armonia con la suggestiva natura maremmana, ma, pur comprendendo la relativa importanza delle ‘ricadute economiche’, NON posso condividere che sia riservata esclusivamente o specialmente a chi “è disposto a spendere”.

    La Toscana è una gran bella regione ma è già MOLTO CARA, soprattutto in medio-alta stagione, per le disponibilità finanziarie dell’italiano medio (non particolarmente ricco, specie se giovane), questa possibilità di turismo “esplorativo”, dolce, “zen”, contemplativo, a contatto ravvicinato con le peculiarità naturali, paesaggistiche e flora-faunistiche della Maremma, dovrebbe essere aperta e FACILMENTE accessibile a TUTTI.

    Spero francamente che sia sempre di più così in futuro, un Cicloturismo appagante, rilassante, rigenerante e anche formativo (per viaggi solitari, familiari, di gruppo) senza renderlo, come avvenuto in altre aree del nostro paese, una nicchia di “lusso” per turisti facoltosi che, incuriositi da un’apparente ‘novità’, vogliono provare in via eccezionale l’esperienza “alternativa” a piedi o in bici, prima di salpare verso altri lidi (con puntuale, triste ritorno, agli ‘altri mezzi’)

  6. Francesco ha detto:

    Il contenuto dell’articolo dice esattamente il contrario di quanto suggerisce il titolo, che è dunque assai fuorviante. Più che “la Maremma sta perdendo il treno,” quanto dice l’articolo sembra suggerire che la Maremma stia prendendo quel treno

    [Il titolo ha un punto interrogativo alla fine e nell’articolo viene illustrato un progetto di rilancio grazie al cicloturismo > “La Maremma stava rischiando di restare ai margini del grande flusso turistico internazionale. Il rilancio del Grand Tour della Maremma in versione cicloturistica rappresenta un tentativo ambizioso, ma realistico, di invertire questa tendenza: offrire un’esperienza autentica, sostenibile, “lenta”, in grado di attrarre un turismo consapevole, disposto a spendere e interessato a scoprire territori meno battuti” – Bikeitalia.it]

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