Partenza dalla Bulgaria (e lo sapevamo da tempo) e arrivo a Roma. Passando anche da Napoli e Milano. Con le salite più belle, come al solito, concentrate nell’ultima settimana. Ma procediamo con ordine. La “Corsa Rosa” partirà per la sedicesima volta dall’estero venerdì 6 maggio, e dopo 3.459 chilometri, 50 mila metri di dislivello, l’edizione numero 109 si concluderà a Roma, sui Fori Imperiali, domenica 31 maggio.
Il menù è ricco: una sola cronometro ma di 40,2 chilometri; 8 tappe di pianura; 7 di media montagna e 5 di alta con 7 arrivi in quota.
La prima maglia rosa, salvo sorprese strane, se la metterà addosso un velocista (magari il nostro Jonathan Milan?!?) mentre la seconda frazione bulgara sarà già mossa e adatta agli attaccanti con un finale perfetto per i finisseur. Dopo la partenza dall’estero la carovana, osservato il classico giorno di riposo per il trasferimento, sbarcherà sullo Stivale in Calabria e la prima tappa italiana sarà la Catanzaro-Cosenza, con un gpm a 40 chilometri dalla conclusione non banalissimo.

Molto insidiosa la Praia a Mare-Potenza con inizio e fine da non sottovalutare (204 chilometri totali). Il Giro toccherà ancora una volta Napoli prima di proporre il primo arrivo in salita, col maestoso Blockhaus in Abruzzo al termine di una folle e anacronistica tappa da 246 km che non farà felice nessuno. Il centro Italia si preannuncia molto stuzzicante, perché a seguire ci saranno la tappa dei muri marchigiani con arrivo a Fermo e poi l’arrivo in salita a Corno alle Scale che darà un’altra impronta alla classifica generale.
Graduatoria che verrà macchiata in maniera molto pesante (forse troppo) dalla crono Viareggio-Massa, appena dopo il secondo giorno di riposo: 40 chilometro piatti come un tavolo da biliardo che faranno ovviamente la gioia di Pippo Ganna e – se dovesse venire – anche di Remco Evenepoel.
Il Giro passerà poi dalla Liguria e dal Piemonte, con gli arrivi a Chiavari (da non sottovalutare) e Novi Ligure (più facile). La corsa omaggerà proprio Ganna con una tappa che si concluderà a Verbania (occhio nel finale a un paio di strappetti) prima di offrire agli appassionati una splendida frazione alpina in Valle d’Aosta con 5 salite in 133 chilometri da Aosta a Pila.
Milano tornerà a salutare il Giro nella tappa numero 15, con nel finale un circuito cittadino di 10 chilometri da affrontare 4 volte. Arrivo per velocisti dopo 136 chilometri e partenza da Voghera.
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A seguire, dopo il terzo e ultimo giorno di riposo, un nuovo arrivo in salita: partenza dalla Svizzera, per la precisione da Bellinzona, e traguardo posto a Carì, sempre in territorio elvetico. Per attaccanti la Cassano d’Adda-Andalo prima di trasferirsi in Veneto con l’iconico Muro di Ca’ del Poggio finalmente collocato nel finale e a soli 10 chilometri dal traguardo fissato a Pieve di Soligo.
Come sempre, poi, ecco il gran finale. Si comincia con la Feltre-Alleghe: in 100 chilometri (tappa totale di 151, ndr) si dovranno affrontare Duran, Forcella Staulanza, Giau, Falzarego e Piani di Pezzè. Auguri.
Con una bella fatica nelle gambe il giorno successivo toccherà alla doppia ascesa a Piancavallo, potenzialmente decisiva se ci saranno ancora corridori vicini fra di loro.
Domenica 31 maggio l’ormai consueta passerella a Roma, con 8 giri finali nel circuito dei Fori Imperiali.

Giudizio? Presto per dirlo. Non sembra durissimo ma ci sono diverse occasioni per fare la differenza se sfruttate a dovere. Molto, poi, ruota attorno ai nomi che verranno. Vingegaard vorrebbe chiudere il cerchio dei tre grandi giri e sarebbe manna dal cielo per gli organizzatori. Potremmo rivedere Del Toro dopo il secondo posto dell’anno scorso, mentre Evenepoel sembra stuzzicato più dalle classiche che non dalla corsa rosa, anche se quella crono così lunga potrebbe davvero essere l’ideale per poi cercare di amministrare il vantaggio sulle montagne.
Ci saranno quasi sicuramente Ganna, Milan, Ciccone e Pellizzari. Il resto lo analizzeremo strada facendo. L’impressione, comunque, è che manchi sempre qualcosa rispetto al Tour. Ma purtroppo siamo testoni e ci piace sempre fare di testa nostra.
L’importante è esserne consapevoli e poi non lamentarsi.





















Capisco che anche il ciclismo sia diventato un business, ma non mi piacciono queste partenze all’estero. In Italia abbiamo Regioni bellissime che che non vengono mai toccate dal Giro (vedi Sardegna, Sicilia, Umbria, Puglia e spesso anche l’Abruzzo viene dimenticato dagli organizzatori! Diamo visibilità alla nostra Nazione, alle sue Regioni, al paese più bello del mondo, fate tappe più corte e fate arrivi e partenze in più città. Questa è una mia opinione e non vorrei offendere nessuno, ma da sportivo è questo che sento nel cuore.
Che peccato non vedere il tour passare da Torino
Una sola crono di 40 km non sembra uno sproposito. Ci sono salite ovunque per chi vuole provare a fare la differenza. Poi come sempre dipenderà da chi sarà presente.