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Perché marzo è sempre il mese di Van der Poel

Perché marzo è sempre il mese di Van der Poel

È l’uomo delle 8 Classiche-Monumento e di un memorabile campionato del mondo vinto a Glasgow nel 2023. Ma è anche uno che ama gli sfizi, come la Lamborghini, il golf e qualche trasferimento in elicottero privato. Che sa godersela ma al contempo restando un professionista esemplare. È uno dei corridori più forti nelle corse di un giorno di questa epoca. E forse il più bello da vedere sopra una bicicletta se parliamo di estetica.

Mathieu Van der Poel è un concentrato di forza, potenza, arte sublime e capacità di non fallire nei momenti che contano. Ma Mathieu è anche un uragano nel ciclocross. Ha vinto le ultime 20 prove a cui ha partecipato (nonché 33 delle ultime 34!) e, salvo imprevisti, vincerà il Mondiale di specialità anche in questo 2026, raggiungendo quota 8. Numero mai toccato da nessuno in passato. I suoi duelli nel fango o sulla sabbia contro Wout Van Aert sono uno sbiadito ricordo, visto che da tempo fra i due non c’è più partita.

Van der Poel è un fuoriclasse fatto e finito. Simbolo del team Alpecin, squadra che lo ha messo sotto contratto nel 2020 e con cui ha cominciato la serie di trionfi nelle Classiche del Nord. E squadra con la quale potrebbe anche finire la carriera (ad oggi il suo contratto scade nel 2028). L’aperitivo erano stati il titolo nazionale olandese nel 2018 e una clamorosa Amstel Gold Race vinta nel 2019 con una folle e furiosa rimonta su Alaphilippe e Fulglsang. Ma è stato con il Fiandre del 2020 che si è ufficialmente aperta l’era Vdp.

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I numeri parlano chiaro: Ronde vinta finora tre volte negli anni pari (2020, 2022 e 2024), Parigi-Roubaix che è il suo regno da tre anni di fila e Milano-Sanremo conquistata negli ultimi anni dispari (2023 e 2025). Nella collezione di perle bisognerebbe citare almeno anche la Strade Bianche del 2021 e il doppio successo ad Harelbeke, considerato il piccolo Fiandre (successi nel 2024 e 2025).

Fiandre e Roubaix, chi può fermare Pogačar e Van der Poel
Pogačar alle Strade Bianche 2025, crediti Alessandro Garofalo – LaPresse | Van der Poel al Fiandre 2024, crediti Flanders Classics

Questo breve riassunto ci serve per capire dove correrà e a cosa punterà Van der Poel nei prossimi anni. A 31 anni (da compiere il 19 gennaio) Mathieu non è più certo in parabola ascendente, ma è uno specialista come pochi nel saper preparare i grandi appuntamenti. Correndo mediamente poco rispetto a tanti altri colleghi, le sue annate sono state finora molto simili. Inverno con un numero discreto ma non esagerato di gare di ciclocross (8-9), intensa stagione delle Classiche del Nord (che sono il suo fulcro), stacco in vista del Tour de France e poi, generalmente, ultimi botti proprio in Francia. A meno che non ci sia un Mondiale con un percorso intrigante e adatto alle sue caratteristiche. Come quello che andrà in onda il prossimo settembre a Montreal, in Canada. Obiettivo per molti e dove VdP non dovrebbe proprio mancare.

Le sfide che lo attendono sono quindi sempre le stesse. Con la Strade Bianche ormai inaccessibile perché indurita come dislivello e chilometri, per Mathieu il primo obiettivo resta ovviamente la Sanremo. A parità di forma, VdP è l’unico, magari con un altro strepitoso Ganna, a poter tenere a bada le bordate di Pogačar.

La Classicissima ci insegna che il suo copione cambia ogni anno, ma Cipressa e Poggio saranno ancora una volta il teatro dello scontro titanico fra Tadej e Mathieu, oltre alla speranza di qualche altro “incomodo”.

Stessa situazione e stesso scenario anche per Fiandre e Roubaix. Probabilmente, provando a infilarci nei pensieri dell’olandese, Van der Poel se dovesse scegliere quest’anno vorrebbe rivincere sui muri della Ronde, più che altro perché oggi sembra più favorito di lui Pogačar e quindi il sapore di un successo sarebbe ragionevolmente maggiore.

Spostandoci in avanti nella stagione, con la Liegi che resta un mezzo miraggio nonostante abbia fatto sesto e terzo nelle due volte in cui ha partecipato, l’obiettivo sarà ancora quello di vincere almeno una tappa al Tour de France, dove le sue statistiche sono stranamente sotto a quanto uno potrebbe pensare. Due successi appena (uno nel 2021 e uno nel 2025) e probabilmente una delle poche statistiche in cui deve inchinarsi a Van Aert, che di tappe alla Grande Boucle ne ha vinte dieci.

Il Mondiale a Montreal, come detto, sarà l’ultimo highlight del suo 2026. Il sogno è quello di rivedere una gara simile a quella di Glasgow, con nel finale a giocarsela lui insieme a Pogačar, Van Aert e Pedersen. Oltre magari ad Evenepoel, che ha già eletto la corsa iridata come uno dei grandi obiettivi della sua stagione.

Van der Poel, dal 2020 a oggi, è sempre stato un cecchino. Uno che non trema sui grandi palcoscenici e che, anzi, ha dentro di sé il senso dello spettacolo. Marzo è ancora distante, ma l’Imperatore sta già scaldando il motore alla sua maniera…

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