Una protezione aggiuntiva “intelligente” per chi pedala, per minimizzare i danni in caso di una brutta caduta ad alta velocità in bicicletta. La notizia arriva dal mondo dei professionisti, ma riguarda tutti: si chiama Aerobag ed è il primo airbag pensato davvero per i ciclisti che corrono forte, in gruppo, e cadono spesso. Non un’idea futuristica, non un prototipo da laboratorio: un sistema reale, già utilizzato in allenamento da una squadra WorldTour e pronto, forse, a entrare anche in gara.
Un airbag che non sembra un’armatura
La prima cosa che colpisce di Aerobag – in mostra all’ultima fiera francese di bici Velofollies – è quello che non è: non è ingombrante, non cambia il modo di pedalare, non trasforma i corridori in piloti di motocross.
Il sistema è composto da camere d’aria in materiale elastico inserite all’interno di canali cuciti nei pantaloncini da ciclismo, più una piccola “scatoletta” posizionata sulla schiena, appena sotto le spalline. Dentro ci sono il cervello elettronico del sistema e una cartuccia di CO₂ sostituibile, che costa circa 35 euro.
Da fuori, quasi non si nota. Solo un leggero rigonfiamento sulla schiena tradisce il fatto che qualcosa di diverso c’è. Ed è proprio questo il punto: questo dispositivo garantisce protezione ma senza stravolgere il gesto atletico.
Cosa protegge (e perché è importante)
Quando l’airbag per ciclisti si attiva, le camere d’aria si gonfiano in una frazione di secondo e creano un cuscinetto che protegge le zone più vulnerabili in caso di caduta seria:
- collo
- schiena e colonna
- torace
- bacino e fianchi
Sono le aree che, statisticamente, trasformano una caduta in una carriera finita. O peggio.
Non è un dettaglio tecnico: è il cuore del progetto.
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Come capisce quando gonfiarsi
Aerobag è stato testato per non attivarsi a caso: all’interno del sistema ci sono nove sensori che leggono costantemente posizione, velocità, accelerazione e movimenti del corpo, duecento volte al secondo.
Tutti questi dati finiscono in un algoritmo che riconosce la dinamica di una caduta vera, distinguendola da una frenata brusca o da una buca presa male. Quando qualcosa non torna, l’airbag si gonfia in meno di cento millisecondi.
Troppo veloce per rendersene conto. Ma abbastanza veloce per fare la differenza.
Focus ➡️ Com’è fatto e come funzione l’airbag per ciclisti
Perché nasce Aerobag
L’idea non nasce da una slide di marketing, ma da una tragedia. Dopo la morte del giovane corridore belga Bjorg Lambrecht, il team dietro Aerobag ha deciso che forse non era più accettabile mandare atleti giù dai passi alpini a settanta all’ora, vestiti come se stessero andando al mare.
Una domanda semplice, quasi banale: possibile che nel ciclismo moderno non esista nulla di simile a un airbag?
Dal laboratorio alle corse WorldTour
Non siamo più alla fase dei test segreti. Il team Picnic PostNL utilizzerà Aerobag già in questa stagione, almeno in allenamento, e un’altra grande squadra WorldTour dovrebbe annunciarne l’adozione a breve, come riporta la testata specializzata Bikeradar*.
A produrre i primi completi integrati è Nalini, sponsor tecnico del team, che sta lavorando per rendere il sistema disponibile anche al pubblico, attraverso i normali canali dell’abbigliamento tecnico.
Il modello è chiaro: Aerobag non è un capo chiuso e definitivo, ma un sistema modulare, pensato per essere integrato nei kit delle squadre – e, un domani, anche nei nostri.


Il nodo dei costi (e quello delle regole)
Il prezzo stimato non è popolare: tra i 750 e gli 800 euro.
Tanta tecnologia, sensori, sviluppo software. Non è poco, ma non è nemmeno fuori scala se paragonato a telai, ruote o gruppi di alta gamma che hanno costi importanti.
Sul fronte regolamentare, Aerobag è già in contatto con l’Unione Ciclistica Internazionale. E il clima, a quanto pare, è positivo. Anche perché in alcuni Paesi, come il Belgio, un lavoratore ha il diritto di usare dispositivi di sicurezza se lo richiede. E un corridore professionista, a tutti gli effetti, è un lavoratore.
*[Fonte]





















Credo che un accessorio come questo possa risultare molto utile per chi percorre regolarmente le strade .
Recentemente mi sono rotto la clavicola destra ed ho pedalato per altri 120 km, certo che con questo presidio forse non me la sarei rotta, in ogni caso appena sarà in commercio la comprerò.
In troppe granfondo si trovano ciclisti “su di giri” che allegramente fanno numeri da circo e restare in piedi non dipende esclusivamente dalla propria abilità di guida ma troppe volte dal caso, dal vento, dalla strada bagnata…
Al di là del costo, la salute delle ossa è una variabile da salvaguardare sempre, vedi chi pedala col casco non indossato sulla testa, ma portato in spalla o al braccio come un souvenir(!), da me regolarmente invitato, “Casco in testa!”, ad un suo uso più consono. Ad maiora!
Se viene visto come Presidio Medico sara’ detraibile al 19% dalla tua dichiarazione dei redditi come un gran numero di altri articoli
speriamo sia presto in commercio
Ma guarda Daniele, saranno pure problemi tuoi come arrivi al lavoro (bici, macchina, treno etc.)e pagare sti oggetti è tua competenza, non dello Stato attraverso le nostre tasse. Eventualmente potrebbe essere richiesto in tal senso il datore di lavoro come bonus aziendale.
Il carburante lo puoi detrarre se connesso alla tua attività professionale o commerciale.
Per il resto era ora.
Dato che in Italia al 2025 gli aiuti economici per chi si reca al lavoro in maniera sostenibile non sono uniformati, cioè ogni Comune, Azienda, ente,…fa quello che ritiene giusto. Sarebbe auspicabile che il governo rendesse detraibile almeno al 50% oggetti come questo. Ma forse sarebbe meglio chiedere una detassazione sui carburanti…
Trovo sia finalmente un segnale molto importante che sta a indicare che la sicurezza del ciclista viene prima di qualsiasi altra miglioria meccanica o tecnica che dir si voglia.
Complimenti!!!
Sarebbe ora si pensasse alla sicurezza delle atlete e degli atleti di uno sport tanto pericoloso, sia in allenamento che in gara, da dover essere qualificato come “estremo”