Oggi Shimano, il più grande produttore al mondo di componenti per biciclette, ha pubblicato il suo rapporto annuale State of the Nation sulla ciclabilità in Europa.
Un documento interessante, che dedica spazio a un tema cruciale: l’accessibilità alla manutenzione delle biciclette. Un terreno in cui l’Italia, grazie a una rete storica di negozi e riparatori, si distingue in positivo.
Ma c’è un altro indicatore che colpisce, e preoccupa: la percezione di sicurezza per chi pedala. Alla domanda: “La sicurezza stradale per i bambini è migliorata nell’ultimo anno?”, il 41% degli italiani ha risposto no. Solo il 35% ha notato miglioramenti. Il 23% non sa.

Quasi la metà degli intervistati in Italia non ha visto progressi nelle infrastrutture ciclabili. E l’ultimo report di ANCMA e Legambiente lo conferma: la dotazione nazionale di piste ciclabili, ogni 100 abitanti, è persino diminuita nel corso degli ultimi anni.
Dunque, come possiamo pensare che l’utilizzo della bicicletta cresca davvero in un Paese dove più della metà delle persone lo considera pericoloso, specialmente per i più piccoli? Scarica qui il rapporto in inglese
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La domanda, a questo punto, è semplice:
Come può esistere un’economia della bicicletta senza una cultura della bicicletta?
Il motto di Shimano è “Closer to nature. Closer to people”. Più vicini alla natura, più vicini alle persone.
Eppure, negli anni, questa vicinanza l’abbiamo percepita soprattutto nei prodotti – sempre più avanzati, più leggeri, più elettronici – e molto meno nei territori, nelle scuole, nei quartieri dove si gioca il futuro della ciclabilità.
Da chi organizza eventi per la sicurezza in bici (FIAB, Fondazione Scarponi, Salvaiciclisti, IMBA), da chi promuove l’uso quotidiano delle due ruote, non abbiamo mai sentito:
“Grazie a Shimano, questo progetto ha visto la luce“.
E questo non è un rimprovero.
È un invito.
Perché oggi più che mai, i dati raccolti da Shimano ci mostrano che la crescita del settore non può passare solo dai componenti, ma da un ecosistema in cui le persone si sentano sicure e libere di pedalare, ogni giorno.
Serve visione. Serve coraggio. Servono partnership.
Noi, come sempre, siamo pronti a fare la nostra parte: a progettare, costruire, unire. Ma per farlo davvero servono alleati forti. E Shimano non può mancare all’appello.
Ci auguriamo che, tra i comunicati stampa sui nuovi prodotti, presto compaia anche un annuncio diverso:
“Abbiamo investito per cambiare il modo in cui le persone vivono la bicicletta”.
Perché la tecnologia cambia il mezzo.
Ma è la cultura a cambiare il mondo.
Immaginiamolo insieme, questo mondo:
- dove un bambino può andare in bici a scuola, da solo, senza paura;
- dove ogni pedalata è una scelta libera, non un atto di coraggio;
- dove le città respirano, e chi pedala non è un eroe, ma la norma.
Shimano ha già costruito gran parte della bici del futuro.
Ora può contribuire a costruire il futuro della bici.
Noi siamo pronti a fare la nostra parte e tu, Shimano?
[Fonte]






















Ottima la Disamina di Alessandro.La diffusione del mezzo Bicicletta per gli spostamenti in vece dell’auto,non puo diventare una operazione di marketing,
non deve necessariamente vendere prodotti piu prestazionali,deve veder migliorare l infrastruttura. Ho suggerito al sindaco una ciclabile senza cagatoio per cani(quella inutile striscia d’erba che divide la sede stradale dalla neanche..vera ciclabile)[ciclopedonale] per contenere i costi e azzerare la manutenziome. non si puo fare. non perche fuorilegge,ma perche deve accontentare l’occhio di una platea piu ampia. e allora giu’ ciclabili che sono stretti marciapiedi,con ingressi sui carrai e uscite che ti sparano su strade ad alta percorrenza senza rotonda alcuna. lo invito a fare su&giu per un marciapiede legittimato a ciclopedonale perche verniciato di rosso o verde. preferisco farmi mandare a quel paese dagli automobilisti con la mano tesa dal finestrino.. che mi gridano.. c’e’ la ciclabileee
E infatti nelle nostre città quante bici montano il mozzo posteriore Alfine con la trasmissione a cinghia, o il Q’Auto, e il mozzo dinamo?
Infrastrutture da schifo = bici da schifo.
Con buona pace dei venditori, a cui sale il disgusto quando si presenta un pendolare con una bici da pendolare che ha bisogno di una riparazione.
Ma per loro fortuna ci sono ancora un po’ di sportivi, che mettono la famiglia a pane e acqua per la bici da strada, o l’e-MTB.
Ottima scelta: in un paese in calo demografico, che si sta intoppando di anziani, e con i giovani che sono sempre più stranieri e sempre più poveri, ottima scelta.
Il futuro è già qui, sotto forma di fatbike pieghevoli con la motoruota posteriore da 1KW, la cui trasmissione ha lo scopo di far sentire furbi quelli che le comprano.