Uae e Visma. “Amici mai” avrebbe cantato Antonello Venditti. Due squadre diverse. Due squadre rivali e che accendono l’animo dei tifosi. Una rivalità che, però, sta cambiando. Perché la Uae sta rimanendo su livelli straordinari, mentre i calabroni vengono da due stagioni complesse e tormentate. Aprendo spazi interessanti per Lidl-Trek e RedBull, che vogliono giocarsi il ruolo di numero 2 del ciclismo.
Ma andiamo con ordine e facciamoci aiutare dai numeri. Nel 2023 la Visma domina con 69 vittorie, portando a casa Tirreno-Adriatico (con Roglic), Harelbeke (con Van Aert), Catalunya (Roglic), Gand (Laporte), Baschi (Vingegaard), Giro d’Italia (Roglic), Delfinato (Vingegaard), Tour de France (Vingegaard), Vuelta (Kuss) e Giro dell’Emilia (roglic). La Uae chiude a quota 57, con il solo Pogačar che si prende le corse di maggior prestigio come Parigi-Nizza, Fiandre, Amstel, Freccia Vallone e Lombardia.

La musica cambia nel 2024. La Visma crolla ad appena 32 successi, mentre gli emiratini chiudono con un bottino di 81. Il gap sembra irreale. I gialloneri portano a casa la Kuurne con Van Aert, la Tirreno con Vingegaard e la Parigi-Nizza con Jorgenson, ma nei grandi giri non toccano palla e stanno a guardare Pogi e compagni. Tadej è un rullo compressore e chiude a 25 successi, fra cui Strade Bianche, Catalunya, Liegi, Giro, Tour, Mondiale, Emilia e Lombardia. In più Ayuso vince i Baschi, Adam Yates il Romandia e Hirschi la Clasica di San Sebastiàn.
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Riprendersi dalla botta, per la Visma, non è semplice. E il divario resta immenso anche nel 2025: la Uae ritocca il record assoluto di successi nell’anno solare fermando il pallottoliere a 97 (!), mentre la Visma si ferma a 40. Pogačar continua a fare quello che vuole (Strade Bianche, Fiandre, Liegi, Delfinato, Tour e Lombardia) ma al suo fianco salgono di livello Almeida e Del Toro, che fanno crack.
La Visma vince meno ma porta a casa il Giro d’Italia con Simon Yates e la Vuelta con Vingegaard, oltre a due tappe memorabili con Van Aert a Giro e Tour.
Fin qui l’analisi numerica, ma ovviamente nella lotta titanica fra questi due squadroni ballano altri elementi. In questi anni la Uae è stata capace di allestire una squadra totale attorno alla stella polare di Tadej. Campioni che hanno accettato di fare i gregari quando necessario in cambio di garanzia di leadership in alcuni contesti ben identificati nel corso della stagione.

Insomma, tutti per il Capitano sì, ma anche con la possibilità di togliersi delle soddisfazioni personali. Oltre a una capacità di scouting pazzesca, considerando che la Uae ha il futuro in casa con corridori come Del Toro, Christen, Torres, Pericas e Morgado. Scalfire il dominio degli emiratini nei prossimi 3-4 anni sembra oggettivamente utopia, anche perché squadra che ha dimostrato di poter vincere su ogni terreno e in ogni contesto. Dal grande giro alla classica monumento, passando per le brevi corse a tappe e le corse di un giorno più o meno dure disseminate in giro per il mondo. E chissà se nel roster potessero contare anche su un velocista da top-3. Unico neo, chiamiamolo così, all’interno di un team che rasenta la perfezione.
Il percorso della Visma, invece, non ha seguito la stessa velocità. In questi anni i calabroni hanno sempre sperato, purtroppo invano, che Van Aert potesse vincere una fra Fiandre e Roubaix. Laporte e Benoot sono andati molto a corrente alternata nelle varie campagne del Nord, mentre Jorgenson, pur fortissimo, non si è ancora ben capito che cosa possa vincere per davvero di pesante. La certezza è sempre stata Jonas Vingegaard, che però non frequenta le classiche di un giorno e al Tour è stato annientato da Pogačar.

Il canto del cigno di Yates l’anno scorso al Giro e la Vuelta vinta da Vingo hanno salvato capra e cavoli, ma il 2026 resta un rebus. Vingegaard “deve” per forza vincere il Giro per poi sperare di andare al Tour più leggero. Van Aert, rallentato dall’infortunio alla caviglia, non si sa come si presenterà alla campagna del nord. E comunque mancano altri corridori vincenti a livello-Uae, tanto per intenderci. Con la partenza di Kooj, il cavallo vincente su cui puntare nelle volate diventa Matthew Brennan (supportato quest’anno anche da Filippo Fiorelli). Da verificare, poi, quella che sarà la crescita di ragazzi promettenti come Hagenes, Nordhagen e magari del nostro Piganzoli.
La sensazione, quindi, è che il gap non si possa colmare, tanto più che Red Bull, Lidl e Decathlon stanno crescendo a dismisura per valore dei corridori, forza economica e capacità di assemblare degli squadroni.
E così la grande rivalità dell’ultimo quadriennio potrebbe assumere dei contorni diversi e più sbiaditi.
A meno di colpi di scena clamorosi. Che noi, ovviamente, saluteremmo con gioia.




















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