Diari

Quando nel 1984 attraversammo l’Italia in bicicletta

Quando nel 1984 attraversammo l’Italia in bicicletta

Come si dice in questi casi? Tutto cominciò…

Tutto cominciò quando due sedicenni cominciarono a fantasticare di un viaggio avventuroso, originale, che servisse a far colpo sulle ragazze del numeroso gruppo di adolescenti che si ritrovava sul sagrato della chiesa del quartiere. Un viaggio che fosse alla portata delle loro scarse economie e che desse sfogo alle incredibili energie di quell’età e di quell’epoca.

Ci vollero tre anni e il raggiungimento della maggiore età prima di riuscire a strappare il consenso dei genitori, ma la mattina del 1° luglio del 1984 i due ragazzi, un giovane lavoratore e uno studente universitario che si conoscevano fin dal tempo dell’oratorio e che avevano giocato insieme a calcio e a pallacanestro, salirono in sella alle loro biciclette: destinazione Mar Adriatico, e poi si vedrà.

Partire nel 1984: tra incoscienza e libertà

Tanto per spiegare di quale epoca stiamo parlando, nel 1984 non erano ancora in commercio le mountain bike, non esistevano i personal computer (figuriamoci i cellulari), Maradona preparava le valigie per andare a  giocare al Napoli, Bruce Springsteen pubblicava Born in the USA, l’Unione Sovietica in piena guerra fredda boicottava le Olimpiadi di Los Angeles, la Roma perdeva la finale della coppa dei campioni ai calci di rigore con un errore decisivo di Ciccio Graziani, la Fiat Uno veniva proclamata auto dell’anno, e l’Italia faticosamente cercava di uscire dagli anni di piombo, ma con la bomba del rapido 904 entrava nell’epoca dello stragismo mafioso.

In mezzo a tutto ciò Mario e Alberto salirono sulle loro bici da strada, un’Atala e una Rossignoli cinque cambi e due moltipliche. Applicarono i borsoni con i vestiti al portapacchi, fissarono il loro sacco a pelo e la tenda con gli elastici, legarono le aste della tenda al telaio, e partirono con circa 500.000 lire a testa (25.000 lire al giorno per mangiare e dormire) ben nascoste qua e là.

Avevano anche tre settimane di ferie, mappe e consigli forniti dal papà del loro amico Bruno, ciclista dei tempi eroici, e un tragitto che, a parte le prime due tappe, ancora doveva decidere come rivelarsi ai due protagonisti.

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Da Milano a Sanremo, passando per Ancona

In un dipanarsi totalmente imprevisto, partendo da Milano, la strada li porterà a Riccione, Ancona, Urbino, Arezzo, tutta la Valdarno fino a Firenze, Pisa, tutta la Liguria fino a Montecarlo, Alessandria, Novara, il Lago Maggiore e poi ancora a Milano.

Per illustrare brevemente la nostra vacanza possiamo procedere solo a colpi di flash perché gli anni trascorsi hanno un po’ mischiato le carte, ma ricordiamo con chiarezza

  • le chiacchierate pedalando in tranquillità per le provinciali del centro Italia,
  • le mangiate di cibi straordinari nelle osterie di mezza Italia, 
  • le discese ardite, le risalite e la vista del mare Adriatico e del Tirreno, 
  • il valico di Bocca Trabaria con autoscatto d’ordinanza,
  • la partenza ai blocchi del tracciato di formula 1 di Montecarlo
  • le urla di una campeggiatrice in un camping solitario nei pressi di Sassello che temevamo fossero di dolore e paura (e invece era altro), 
  • la nostra speciale Milano Sanremo (passando per Ancona), 
  • le nostre reflex che hanno documentato con estrema parsimonia un paesaggio straordinario che vedevamo cambiare letteralmente metro dopo metro, 
  • il nostro diario di bordo che chissà dov’è finito, 
  • le telefonate a casa ogni tre giorni dalle cabine del telefono, 
  • le forature e la ricerca di ciclisti che ci cambiassero i raggi rotti (e che dopo aver brontolato ce li sostituivano gratis), 
  • i motociclisti che ci salutavano con le due dita alzate, 
  • una sensazione di libertà che aumentava di minuto in minuto man mano che la città di Milano, sotto le nostre pedalate, si trasformava in cintura industriale e poi campagna e poi collina e poi mare e poi ancora in mille altri paesaggi.

Ma anche se non riusciamo a fare una sintesi di tutto quello che abbiamo vissuto, abbiamo avuto la fortuna di capire fin da allora che la bicicletta è l’unico mezzo che ti permette di vivere il viaggio in modo spirituale, che ti fa tornare diverso da come sei partito: ci sono stati lunghi periodi in cui pedalando siamo rimasti soli con noi stessi e abbiamo cercato di affrontare le diverse difficoltà fisiche e morali che alla fine rendono il reale valore del viaggio e dell’amicizia. E grazie a tutto questo abbiamo intrapreso anche un viaggio interiore che ci ha fatto superare avversità che nei primi giorni semplicemente non saremmo stati in grado di sopportare.

L’estate che ci ha cambiato per sempre

Ogni metro che abbiamo fatto ce lo siamo conquistato, quando siamo partiti non sapevamo dove e come saremmo arrivati e ogni giorno vivevamo lo stupore di osservare quanto lontano ci fossimo spinti da casa con la sola energia dei nostri vent’anni (non ancora compiuti). 

Il fisico era pronto, anche se non preparato: anche se non lo sapevamo, avevamo solo bisogno di sognarlo, un viaggio così. 

Anche l’amicizia era salda, ma non era scontata e se ancora oggi, quando ci rivediamo ci sembra sempre di esserci salutati due giorni fa, crediamo che sia merito anche di quella vacanza.  

Certo eravamo partiti senza nessun obiettivo e abbiamo improvvisato le tappe giorno per giorno: dire che avessimo consapevolezza di cosa ci aspettasse è una parola grossa. Una bella dose di incoscienza ha fatto il suo, e diciamocelo: spendere i primi due giorni di vacanza pedalando sotto il sole di luglio sulla via Emilia, col senno di poi dimostra che non saremmo mai diventati dei tour operator. Chissà quante meraviglie abbiamo sfiorato senza saperlo e ci siamo persi…

Ma con altrettanta certezza possiamo orgogliosamente affermare di aver viaggiato, e grazie a quella vacanza non abbiamo più smesso di farlo.

[Mario Mazzotti e Alberto Salioni]

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Commenti

  1. Guido Guidi ha detto:

    Nel 1985 io avevo 18 anni e parti con mio fratello di 17 in bicicletta da Calais per l’ Inghilterra . in un mese abbiamo percorso con 500000 lire 3000 km tra Inghilterra ,Scozia ,Irlanda . Senza cellulare ,senza bancomat ,senza montanbike,senza indirizzi utili ,senza GPS ,con la cartina geografica ,con la reflex meccanica senza autofocus ,forti della nostra giovinezza ed entusiasmo per la vita . Abbiamo pedalato sotto l ‘ acqua per un mese ma abbiamo visto posti stupendi ed e’ un ricordo indelebile nella mia vita

  2. Marco ha detto:

    Che belle foto….che nostalgia. Stessa passione iniziata a 14 anni con la Vicenza- Val Pusteria (1982) e l anno dopo la Corsica e l anno dopo ancora la Toscana e poi l Umbria …. sempre in gruppo di 3 o 4 compagni di liceo … dormire all aperto con falo’ improvvisati o paesini ospitali, sugli appennini…. bici a 4 marce e borsoni da 10 kg l uno..un’ altra vita!!! altro che sopravvivenza. 150 mila lire ti dovevano bastare per 15 giorni di viaggio….fantastiche vacanze!

  3. Massimiliano Marelli ha detto:

    semplicemente complimenti!

  4. Ermanno Rambotti ha detto:

    l ‘ amore x la bici e’ immenso, lo dice uno che a oltre 80 anni ancora ci i va. capisco e ammiro perfettamente le emozioni provate da questi 2 ragazzi ,sono le stesse provate da me e che ti da solo la bici.non sto a elencare i viaggi fatti durante la mia esistenza sono tanti ,ma faccio i complimenti a questi 2 ragazzi x lo spirito di avventura che solo la giuventu’ ti da’ BRAVI

  5. Romeo Melis ha detto:

    bravissimi….vi invidio tanto, poi quegli anni li erano fantastici…genuini…senza i rischi che ci sono oggi. la bici e libertà,
    però almeno una foto di voi due oggi!! 🤣

  6. Giuseppe Fantasia ha detto:

    Bellissimo e romantico reportage di tempi che furono. Impresa titanica, per due ragazzi di quell’età; davvero! Rivedere e riconoscere Mario in un contesto di questo genere, per me che sono stato suo allievo nella squadra di basket del Frassati della stagione 87’/88, dopo così tanto tempo, ha un che di pazzescamente incredibile. Emozionante!!! Mettendo lo stesso “cuore” nella pedalata, in questo strabiliante giro d’Italia, si spiega come sia riuscito a fondere in solo corpo ed a portare la nostra squadra, formata da ragazzi poco più che diciassettenni, alle finali regionali. È stato bellissimo per me che oramai sono alla soglia dei cinquantasette anni rivedere il mio allenatore e ritornare a quella felicissima stagione sportiva, ricordando i comportamenti della squadra, Tule’, Paolone, Pusto, il Marca, l’altro Giuseppe, con cui dividevo il ruolo di Pivot ed ala grande….insomma tutti loro, tutti noi. Felice che non abbiate lasciato la sella! Buon cuore e buona strada!
    Ciao Mario e ciao Alberto.

    Giuseppe.

  7. Francesco ha detto:

    questi sono ricordi che rimangono per sempre. Io ed altri miei due amici abbiamo fatto quasi lo stesso, ma nel 1994. Con delle mountainbike primordiali, senza navigatori ma con cartine della kompass, perché andavamo per sentieri e mulattiere. con tende e sacchi a pelo legati con gli elastici. Noi solo una settimana, tra i sentieri dell’Appennino umbro-marchigiano. Emozioni che non si dimenticano più.

  8. Diego ha detto:

    Grandissimi, che impresa! Avete scolpito un ricordo eterno, bravissimi. E che nostalgia per quegli anni, less is more!

  9. Vladimiro Abbondanza ha detto:

    chi va in bici e chi ama la bici sa cosa hanno compiuto quei 2 ragazzi nel 1984,con le strade di allora come pure le loro bici.
    oggi puo’ far sorridere,ma gli faccio i complimenti a questi 2 pionieri.
    w la bici
    ciao

  10. Claudio ha detto:

    Bellissimo racconto, mi porta a dei ricordi fantastici, con altri 2 amici e con le proprie moto in America alle Olimpiadi di Los Angeles 84. Poi a seguire sempre viaggi. l’ultimo in bici da Perugia a Palermo. Grazie

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