Per noi, viaggiare in bicicletta non è solo un modo per spostarsi, ma una vera filosofia: un bellissimo modo di esplorare il territorio lentamente, osservare ciò che ci circonda e unirci come famiglia.
Ne approfittiamo delle vacanze Pasquali (2025) e, con i nostri bimbi di 8 e 10 anni, scegliamo di percorrere la storica Rotta del Sale, l’itinerario cicloturistico che rievoca l’antico commercio tra le saline di Cervia e la Serenissima. Un’avventura di 250 km che ci porta da Ravenna a Venezia, attraverso le oasi incontaminate del Parco naturale del Delta del Po.
La partenza da Ravenna
La nostra pedalata inizia nel cuore di Ravenna, da Piazza del Popolo. Dopo una golosa colazione, con le bici cariche e l’emozione a mille, ci dirigiamo verso Punta Marina. L’asfalto lascia spazio alle bellissime pinete marittime che ci accolgono con il loro profumo di resina e salsedine, regalandoci subito la sensazione di essere fuori dal tempo.
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Nel cuore del Parco del Delta del Po
Il vero spettacolo, però, ci attende subito dopo Casal Borsetti. Lasciato alle spalle il piccolo paese marino, entriamo nel cuore della biodiversità del Parco del Delta del Po. Lungo l’Argine degli Angeli, una lingua di terra che divide Valle Furlana da Valle Lido di Magnavacca, sembra di pedalare sull’acqua. Il silenzio è rotto solo dal fruscio delle ruote e dal verso degli uccelli.
Rallentiamo per non disturbare gli aironi e per ammirare il balletto dei fenicotteri rosa, incantati dall’intrico di canali e lagune che sembrano un dipinto a olio, vasto e incontaminato. Gabriel e Gaia non staccano gli occhi dal paesaggio, totalmente assorbiti dal mondo che li circonda. Arrivare a Porto Garibaldi è solo la fine del primo capitolo.


Verso il Bosco della Mesola
La pedalata del giorno successivo ci porta lungo la costa, passando per il Lido delle Nazioni e il Lido di Volano. I 64 km della giornata ci riservano un gioiello naturalistico: la Riserva Naturale del Bosco della Mesola.
Questo bosco storico è un luogo quasi magico, con sentieri sterrati e battuti dove il fondo si alterna tra sottobosco, ghiaia e sabbia. Potete immaginare la meraviglia dei bambini quando ci imbattiamo in un branco di cervi.
Una deviazione inaspettata ci costringe a rivedere il percorso, allungandolo di diversi chilometri. Anche questo è il bello di un cicloviaggio: sapere che gli imprevisti possono capitare e trovare il modo di superarli insieme. Loro sono la nostra inesauribile riserva di energia, fino al traguardo di Ca’ Tiepolo e al meritato riposo a Scardovari.


La sfida della terza tappa
La terza tappa, da Scardovari a Chioggia, è la più impegnativa, ma anche quella che ricorderemo con più affetto per lo spirito di adattamento che abbiamo dimostrato. Arrivati a Boccasette, il destino vuole metterci alla prova: i ponti mobili sono chiusi a causa dell’attesa piena del Po. Tentiamo di convincere alcuni pescatori a traghettarci sull’altra sponda, ma non c’è nulla da fare.
Non ci arrendiamo. Facciamo marcia indietro e allunghiamo notevolmente il percorso, passando per Porto Viro e Cavanella d’Adige. In totale, 72 km: un chilometraggio ben superiore al previsto. E Gaia e Gabriel? Trasformano l’imprevisto in una sfida epica, pedalando con un sorriso, stanchi ma felici, fino all’arrivo nella stupenda Chioggia.

Tra laguna e isole
Da Chioggia, l’ultimo tratto è un viaggio diverso dal solito, tra bici e barche. Condividiamo le pedalate con un’altra famiglia di cicloviaggiatori. Un primo battello ci porta a Pellestrina, una striscia di terra lunga e silenziosa, sospesa tra mare e laguna. Pedalare qui è come scorrere su un confine sottile, con il vento che porta profumo di sale e la laguna che cambia colore a ogni pedalata.
I bambini si mettono davanti, guidando il gruppo come piccoli esploratori, e ogni borgo, ogni muretto colorato, sembra voler raccontare una storia.


All’imbarco per Alberoni, un secondo battello ci traghetta verso il Lido di Venezia. Arrivare sull’isola al tramonto è un regalo inatteso: le facciate eleganti, le stradine tranquille e quell’atmosfera sospesa tra mare e città ci accompagnano fino al nostro ultimo pernottamento.
Il gran finale a Venezia


La mattina dopo siamo pronti per il gran finale: l’arrivo a Venezia. Sbarcati dal battello, parcheggiamo le biciclette e passeggiamo per calli e campielli con gli occhi spalancati: Piazza San Marco nella sua imponenza, il Campanile che svetta come un faro dorato, il Ponte di Rialto che sembra galleggiare tra luce e acqua, e il Ponte dei Sospiri che ci incanta con la sua eleganza malinconica.
Dopo l’ultima foto di famiglia, stretti tra la folla e la magia della città, è il momento di rientrare. Carichiamo le nostre fidate biciclette sul treno e, mentre il paesaggio scorre fuori dal finestrino, ci rendiamo conto di quanto questo viaggio ci abbia uniti.
Viaggiare in bici con i bambini significa scoprire che ogni imprevisto è un gioco, ogni fatica un traguardo condiviso, ogni paesaggio un ricordo che resta. La Rotta del Sale è stata tutto questo e molto di più: storia, natura e famiglia intrecciate in un unico grande respiro.
[Ivan Frigerio, Cicloscappatori]
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Tutto bellissimo, ma… come avete fatto con le bici a Venezia? Mi risulta che non si possano trasportare nemmeno a spinta. Le avete quindi sbarcate davanti alla stazione? Comunque il percorso è meraviglioso, l’argine degli Angeli, il bosco della Mesola, Pellestrina con Ca’ Roman sono luoghi fantastici. Manca una menzione al giardino botanico di Porto Caleri 😉
la faremo presto anche io e mio marito , ci avete date ispirazione per una vacanza diversa proprio per Pasqua ; come voi speriamo nel ponte di barche accessibile e vi ringraziamo per il vostro diario di viaggio