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Lanzarote: il mio viaggio in bici tra i sorprendenti colori dell’isola

Lanzarote: il mio viaggio in bici tra i sorprendenti colori dell’isola

La Tela Nascosta

Lanzarote, nell’immaginario comune, è un’isola vulcanica composta di cenere e lava, dove dominano il nero ossidiana, il grigio lavico e il marrone secco della sabbia. Prima di partire, la mia mente visualizzava un’avventura in bikepacking come una meditazione mistica nel deserto, un viaggio affascinante nella monocromia dei vulcani.

Il mio arrivo sull’isola, tuttavia, ha confermato solo in parte questa attesa. Dopo aver montato la bici nel giardino del B&B a Playa Honda, mi sono soffermato a guardare il cielo: un azzurro così netto da sembrare finto. Ma è stata proprio la lentezza, la dedizione del viaggio “pedalata dopo pedalata”, a scrostare definitivamente la patina dell’aspettativa. L’isola teneva in serbo una tavolozza di colori inaspettati, riservata solo a chi decide di attraversarla metro dopo metro.

Il Primo Giorno: Il Battesimo di Fuoco e d’Acqua (Playa Honda – Órzola – La Graciosa)

Dopo una abbondante colazione del ciclista, io e il mio compagno di avventure Alberto abbiamo dato il via ufficiale. I primi tratti di fuoristrada tra i crateri ci hanno subito offerto la prima smentita della monocromia: il giallo dei licheni, il verde di una vegetazione tenace, la terra rossastra che si mescola alla sabbia color oro.

Pedalare lungo la costa Teguise era un susseguirsi di contrasti netti: il bianco puro delle abitazioni si alternava al mare che offriva una progressione dall’azzurro chiaro al blu scuro e profondo. Ma il nemico nascosto, il vento, non si è fatto attendere: quasi 50 km/h di raffiche verso il porto di Órzola.

Arrivati a La Graciosa, abbiamo pedalato su piste sterrate di un grigio chiaro, quasi bianca, come scivolare su neve fresca. La fatica è stata ricompensata dalla cena a base di pesce fresco e da un cielo notturno con milioni di stelle.

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Giorno 2: Le Vette Cromatiche e L’Occhio di Manrique (Órzola – Caleta de Famara)

Al mattino presto, l’avventura ha preso una piega più verticale. L’Aloe Vera era in piena fioritura, tingendo i campi di un giallo intenso che virava all’arancio. Le rampe fuoristrada erano toste, ma il sentiero era costellato di piccoli fiori di colori viola inattesi.

Raggiunto il Mirador del Río, siamo entrati nel capolavoro di César Manrique per godere dell’Occhio di Lanzarote: la vista dall’alto di La Graciosa. La nostra bussola puntava poi a sud verso Haría e la storica Teguise.

Infine, giù in picchiata verso la spiaggia dei surfisti: Caleta de Famara. Abbiamo celebrato la fatica al teleclub di Famara—centri sociali dove si mangia cucina canaria autentica. Innaffiata dal vino bianco vulcanico, la cena è stata atomica.

Giorno 3: La Sfida del Vulcano e La Furia del Vento (Caleta de Famara – Playa Blanca)

Questa giornata è stata una full immersion nella geologia primordiale. Pedalare attraverso il Parco Nazionale di Timanfaya lungo le colate laviche era un esercizio di tenacia. Inconsapevolmente, indossavo dei calzini a pois colorati: un tocco di colore pop incastonato nel paesaggio lunare.

I vulcani mostravano due facce: grigi da un lato e ricoperti da vivaci licheni gialli e verdi dall’altro. Superate le Montañas del Fuego, il vento è diventato un avversario feroce con raffiche di 60 km/h. Per attutire il ruggito assordante, ho improvvisato dei tappi homemade con ritagli di fazzoletto di carta.

L’epilogo del giorno è arrivato con la sabbia bianchissima e le acque turchesi di Playa Blanca e la bellezza selvaggia di Playa Papagayo.

Giorno 4: La Resilienza, La Geria e il Pianto del Deserto (Playa Blanca – Mancha Blanca)

Il Giorno 4 preannunciava segmenti a spinta con difficoltà S3. Invece, è stata una sorpresa: un ambiente surreale di polvere e sentieri tecnici. Verso Femés, le nubi si sono fatte basse e ha iniziato a piovere. Increduli, ci siamo sentiti catapultati in Amazzonia: il vero “Pianto del Deserto”.

Asciugati dal sole in venti minuti, siamo entrati nella valle iconica del vino: La Geria. Qui la morfologia è unica: migliaia di muretti a forma di mezza luna (zocos) proteggono le viti. È l’apice dei contrasti: il verde tenace della vita che emerge dal nero della cenere.

Giorno 5: Il Trionfo della Vita e l’Epilogo dei Colori (Mancha Blanca – Playa Honda)

Siamo entrati nella zona della Montaña Colorada: qui l’isola si è trasformata in un orto botanico vulcanico con sfumature di verde e arancio.

L’apice emozionale è arrivato alla Montaña de las Lapas (o del Cuervo). Ci siamo avventurati a piedi nella bocca del suo cratere: al centro di quella conca di fuoco spento, la vita prosperava con piccole piantine gialle. Il ritorno lungo la costa, sereno e pianeggiante, ci ha ricondotti a Playa Honda, dove tutto era cominciato.

Conclusione: La Realtà Imprevedibile

Il bikepacking mi ha insegnato che nulla può stupirti come l’imprevedibile realtà che vivi pedalando. Lanzarote non è monocromatica: è una tavolozza di nero, rosso, argento e bianco puro. È stata la lentezza della bici, la fatica contro il vento e la sorpresa della pioggia a svelare i suoi veri colori. E per questo, sarà un viaggio indimenticabile.

[Marco Pastorello]

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