Bici

Ciclismo, arrivano le Classiche del Nord: tutti i pronostici di Luca Gregorio

Ciclismo, arrivano le Classiche del Nord: tutti i pronostici di Luca Gregorio
Parigi-Roubaix 2025 (credits. A.S.O./Pauline Ballet)

Non si è ancora spento l’entusiasmo per la Milano-Sanremo – prima Monumento del 2026 che ha visto l’epico trionfo di Tadej Pogačar – che il grande ciclismo si trasferisce al Nord, pronto a vivere trenta giorni di sfide e battaglie sulle strade delle grandi classiche.

Questo il calendario, che presenta corse che sono delle vere e proprie icone di questo sport:

25/03 | Belgio Ronde Van Brugge (ex Tre giorni di La Panne)
27/03 | Belgio E3 Saxo Classic
29/03 | Belgio In Flanders Fields (Gand – Wevelgem)
01/04 | Belgio Dwars door Vlaanderen
05/04 | Belgio Giro delle Fiandre
08/04 | Belgio Scheldeprijs
12/04 | Francia Parigi-Roubaix
17/04 | Belgio De Brabantse Pijl (La Flèche Brabançonne)
19/04 | Paesi Bassi Amstel Gold Race
22/04 | Belgio Freccia Vallone
26/04 | Belgio Liegi-Bastogne-Liegi

Alla vigilia di questo mese di Grande Ciclismo abbiamo incontrato Luca Gregorio, la voce narrante del ciclismo su Eurosport, che anche quest’anno accompagnerà migliaia di telespettatori all’interno delle emozioni delle più belle classiche della stagione.

Gli abbiamo rivolto 17 domande (16 come i muri del Giro del Fiandre previsti nell’edizione 2026 più 1 finale come l’arrivo in cima al Muro di Huy). Pronostici e aspettative sulle corse, osservazioni tecniche, ma anche aneddoti e ricordi personali, per farci entrare appieno nel clima della “campagna del Nord”.

1. Sei pronto per la campagna del Nord? Un mese di gare nella terra dove il ciclismo è vissuto come una religione: ti affascinano di più le pietre e i muri delle Fiandre o per le côtes delle Ardenne?

La campagna del Nord ha sempre un sapore speciale, in particolare in Belgio. Esattamente come le sue birre, che sono le mie preferite. Da vedere scelgo assolutamente le pietre e i muri, anche se lì sopra non ci pedalerei mai perché non ne sarei capace… ma siccome commento, lì c’è una bellezza e uno spettacolo imparagonabile rispetto alle côtes delle Ardenne, che sono piuttosto noiosette. Anzi ti confesso proprio che la Liegi è una classica che non mi comunica nulla a livello emotivo.

2. I “motori si scaldano” il 25 e il 27 marzo, prima con la Ronde Van Brugge (ultima e nuova versione della Tre Giorni di La Panne) e poi con la E3 Saxo Classic (ex Harelbeke). Soprattutto la E3, con i suoi 200 chilometri, 16 muri e quasi 3000 metri di dislivello, è un gustoso antipasto di quel che verrà nei giorni seguenti. Cosa ci dobbiamo aspettare? Un po’ di pretattica e ultimi giorni di rodaggio per i big, oppure sarà subito battaglia a tutto campo?

Harelbeke è giustamente considerato “il piccolo Fiandre” e offre sempre grande battaglia e spettacolo. Vale meno di una Monumento, ma è una corsa pazzesca e le va dato il giusto risalto. Non penso che nessuno si risparmierà.

3. Arriviamo poi a quella che i fiamminghi chiamano la “Settimana Santa”. Domenica 29 marzo la Gand-Wevelgem (da quest’anno col nome In Flanders fields e partenza da Middelkerke), mercoledi 1 aprile la Dwars door Vlaanderen e gran chiusura domenica 5 aprile (Pasqua) con il Giro delle Fiandre. Il giorno prima di queste corse migliaia di cicloamatori si sfidano sui medesimi percorsi dei Pro. Una vera e propria settimana di festa della bicicletta. Tu, hai mai pedalato da quelle parti?

La “Settimana Santa” in realtà è quella che va dal Fiandre alla Roubaix, anche se in mezzo c’è il Giro dei Paesi Baschi. Purtroppo, non sono mai stato in Belgio e non ho mai pedalato da quelle parti quindi questa domanda me la dovrai rifare, spero, fra qualche anno. In ogni caso ho diversi amici che sono andati a provare quell’esperienza e tutti tornano con il cuore ricolmo di gioia e adrenalina. Ma non mi stupisce, quella è la culla del ciclismo.

4. Parliamo del Fiandre (De Ronde), la seconda monumento della stagione. Da quelle parti c’è un detto che suona più o meno così: “per un belga vincere un Fiandre è come vincere un mondiale, per un fiammingo è come vincere un Tour”. In generale più di un corridore ha dichiarato di considerarla la corsa più bella della stagione. Cosa ha di speciale il Fiandre? Qual è il suo muro più iconico?

La considerano quasi tutti l’università del ciclismo e sono d’accordo. È una corsa in cui serve resistenza, potenza, tecnica, tattica e abilità. In più c’è il mondo che la guarda, sia in tv che a bordo strada. Se vinci un Fiandre sei già nella storia di questo sport. Se lo vinci e sei belga entri in una sorta di bolla di immortalità. Io, in realtà, non baratterei mai un Fiandre con un Tour de France, ma è gusto personale. Il muro più iconico ormai credo sia il Vecchio Kwaremont visto che da qualche anno non passano più (o è molto lontano dall’arrivo e quindi non decisivo per la corsa) sul Muro di Grammont.

5. Il tema del Fiandre sembra scontato: Pogačar (vittorioso nel 2023 e 25) VS Van der Poel (vittorioso nel 2020, 22 e 24). Anno pari, quindi stando alla cabala e alla storia recente, dovrebbe toccare all’olandese, che arriverebbe a quota 4 vittorie, primo e unico nella storia della corsa. A parte i due mostri sacri degli ultimi anni, si può inserire qualcun altro nel duello? Dacci il tuo parere tecnico e un pronostico per il podio finale.

In questo periodo storico in effetti c’è poco da ragionare. Se in questa gara ci sono Tadej e Mathieu tutto ruota intorno a loro. Pogačar (che ha già trionfato alla Strade Bianche e alla Milano-Sanremo) quest’anno vuole soprattutto provare a vincere Sanremo e Roubaix, ma questo non significa che farà il Fiandre per perderlo. Sia lui che VdP puntano ai record. Credo che Pogi sia leggermente favorito perché sui muri finali può avere qualcosa in più dell’olandese. Mi piacerebbe che della partita ci potesse essere anche Van Aert. Lui e la Visma sono gli unici fattori che possono cambiare le carte in tavola visto che non sappiamo come ci arriverà Mads Pedersen (doppia frattura in una caduta alla Vuelta Valenciana). Azzardando il mio pronostico, da romantico, dico Van Aert, Van der Poel, Pogačar ma so già che non andrà così.

6. Solo una settimana e si passa dai muri ai settori in pavè. “Regina delle Classiche”, “Ultima follia del ciclismo moderno”, “Inferno del Nord”; l’hanno chiamata romanticamente in tanti modi, ha 130 anni sulle spalle (prima edizione nel 1896), ma continua a esercitare un richiamo e un fascino senza eguali. Qual è il segreto di questa mitica corsa?

Che anche senza salite è una corsa a eliminazione. Per me, dopo il finale della Sanremo, è la Monumento più bella. Io in generale odio le corse in pianura, ma la Roubaix travalica qualsiasi concetto e sprigiona un fascino incredibile. In ogni settore può accadere qualcosa, puoi vincere o perdere la corsa e quindi la rende speciale. In più la scenografia finale con l’arrivo nel velodromo di Roubaix assume sempre una connotazione unica.

7. VdP viene da tre vittorie consecutive. Sulle pietre è uno spettacolo da vedere per come aggredisce il pavé e per come guida la bicicletta. Pogačar si è messo in testa un’idea folle e stupenda allo stesso tempo; arrivare primo nel velodromo (l’anno scorso un incredibile secondo posto all’esordio nella corsa). Quanto ci stanno facendo godere questi due ragazzi?

Fanno un altro sport e fanno bene agli occhi. La cosa assurda è che Tadej abbia fatto secondo alla prima partecipazione e senza quell’errore per eccesso di foga probabilmente se la sarebbe giocata in volata con Mathieu. È una gara splendida ma maledetta perché anche la fortuna non ti deve mai voltare le spalle. Van der Poel è il principe di queste pietre e pensare al suo poker non mi pare utopico, anzi.

Focus ➡️ Leggi tutti gli articoli e le interviste di Luca Gregorio su Bikeitalia

Ricevi il meglio di Bikeitalia direttamente via mail: compila il modulo e iscriviti alla nostra newsletter settimanale, è gratuita!

8. 258,30 chilometri, 30 settori in pavé per un totale di 54,8 chilometri sulle pietre. Cadute, forature e rotture di bici, ventagli, pioggia e fango, sappiamo che la Parigi-Roubaix è imprevedibile, la si può perdere o vincere nel giro di pochi minuti. Per uscire dal loop VDP- Pogačar mi appoggio al detto “tra i due litiganti il terzo gode” e mi gioco una fiche su Mads Pedersen. Dacci un nome secco di chi alzerà le braccia nel velodromo e perché.

Vorrei che vincesse Mads Pedersen, ma dopo l’infortunio a clavicola e polso non sappiamo come arriverà a questa corsa, che, per caratteristiche, è la sua corsa. Il danese è un corridore pazzesco ma ancora non ha vinto una Monumento in carriera e per me è folle. Ma, al di là dei rivali, tante volte è stato sfortunato nel momento decisivo. Vorrei vederlo arrivare da solo o a giocarsi il successo con Van Aert. Lasciami sognare.

9. Parlando sempre di Roubaix volevo un tuo parere su Filippo Ganna, probabilmente il corridore più rappresentativo allo stato attuale del nostro ciclismo. Possibile che un corridore con i suoi mezzi tecnici, la sua forza e resistenza non sia mai stato protagonista sulle pietre? Obblighi e tattiche di squadra, poca convinzione, quel pizzico di fortuna in più…secondo te cosa gli è mancato fino ad oggi per essere protagonista in questa corsa? E in un futuro non troppo lontano riuscirà a vincerla?

Difficile dirlo. Ci sono sicuramente tutte le componenti che hai citato, ma Pippo può vincerla. Ha 29 anni e ha secondo me tre stagioni in cui provare a raccogliere una fra Sanremo e Roubaix. Il problema è che sta correndo in un periodo di fuoriclasse totali e gli serve sempre essere oltre il top della forma per sperare di vincere. Io tengo viva la speranza anche se non parte fra i primi favoriti.

10. A proposito di Ganna, volevo fare una riflessione con te sul ciclismo italiano nelle grandi corse di un giorno. Bettiol (Fiandre 2019), Colbrelli (Roubaix 2021) e Di Luca (Liegi 2007), questi gli ultimi tre nostri vincitori nelle Monumento del Nord. Spero di sbagliarmi ma credo che andremo a vuoto anche quest’anno. Tu cosa ne pensi? Vedi la luce in fondo al tunnel?

Onestamente no. Non abbiamo per le mani corridori che ogni anno possano lottare per vincere o comunque essere lì a giocarsela e finire nei primi 5 (o anche nei primi 10). E nemmeno nella nuova nidiata sembrano esserci specialisti per le classiche del Nord. Ganna e Milan, per la Roubaix, credo siano i nomi più spendibili. Ciccone potrebbe inventarsi qualcosa alla Liegi ma con Pogačar e Remco di mezzo serve un mezzo miracolo.

11. Riprendiamo il nostro cammino. Uscito dal velodromo di Roubaix, il gruppo si lascerà alle spalle le pietre e si porterà sulle Ardenne. Cambiano i volti in gara. Via velocisti e passisti potenti e spazio a fondisti scalatori, finisseur e uomini con dislivello nelle gambe. L’unica cosa che non cambia è il volto di Tadej Pogačar. Sarà l’uomo da battere anche sulle Ardenne o troveranno gloria anche altri protagonisti? Lo Sloveno potrebbe eguagliare il mitico tris (Amstel, Freccia e Liegi in una settimana) riuscito nella storia solo a Rebellin (2004) e Gilbert (2011)?

Sicuramente è un altro record che gli piacerebbe mettere via. La più insidiosa, per lui, resta l’Amstel, perché è una corsa abbastanza strana, movimentata, senza troppi riferimenti e nessun punto veramente duro. Poi chiaramente Tadej può rendere la corsa dura dove e come vuole, ma tatticamente è quella forse un po’ più aperta. Basta guardare l’albo d’oro e l’andamento della gara negli ultimi anni.

12. La settimana delle Ardenne prende il via domenica 19 aprile con l’Amstel Gold Race. Partenza dalla piazza di Maastricht, 257 chilometri con 33 côtes, percorso esigente e nervoso con un dislivello superiore ai 3.500 metri. Ci dici i tuoi favoriti per sollevare l’iconico bicchiere di birra sul podio posto in cima al Berg en Terblijt? Van der Poel, a parte l’exploit del 2019 che lo presentò al grande ciclismo mondiale, non ha mai brillato nella corsa regina del suo paese. Casualità o secondo te c’è un motivo ben preciso?

Diciamo che Mathieu è più da muri e meno da côtes. È vero l’ha vinta ma non è proprio perfetta per le sue caratteristiche. E poi, mediamente, quando aumenta il dislivello complessivo Van der Poel fa comunque più fatica. Poi, ripeto, dipende sempre da come va la gara e dove partiranno gli attacchi degli avversari.

13. L’icona della Freccia Vallone (mercoledì 22 aprile) è il Muro di Huy “..una lingua di asfalto che si inerpica verticale, talmente all’insù che fa male il collo a cercare di capire dove va a finire. Due metri e poco più di carreggiata che fa da spartiacque tra la fatica e il riposo, tra l’impresa e i musi lunghi..”. Proseguendo sull’onda romantica di queste parole, pensi che Julian Alaphilippe (vincitore sul muro nel 2018, 2019, 2021) possa dare una zampata degna del “vecchio” Loulou? Molto più realisticamente chi è invece il favorito numero uno?

Alaphilippe, nonostante abbia un posto speciale nel mio cuore, non ha più lo spunto per stare con i migliori su uno strappo del genere. Pogačar resta il favorito, a meno che gente come Seixas o Pidcock non riesca ad arrivare con una gamba spaziale sul muro finale. Mi piacerebbe.

Freccia Vallone 2025 (credits A.S.O./Billy Ceusters)
14. Domenica 26 aprile cala il sipario sulla campagna del nord con la Liegi-Bastogne-Liegi (LBL), in fiammingo la Doyenne, ovvero “la decana”, la più antica (e la più dura) tra le classiche del Nord. Qui tiriamo fuori un altro protagonista: Remco Evenepoel. Spesso molto discusso, capace di imprese importanti ma anche di rese improvvise, il campione belga è stato l’unico in grado di contrastare negli ultimi cinque anni il dominio di Pogačar (a quota 3 Liegi) vincendo le due edizioni del 2022 e 2023. La Doyenne sarà un testa a testa tra loro due o ci sarà un terzo “incomodo”? La Redoute sarà ancora il punto di svolta della corsa o pensi possano esserci attacchi da più lontano?

La Liegi è la Monumento che esalta di più Remco. Che però l’ha vinta solo quando non c’era al via Pogačar. E quindi torniamo al solito punto. Lo so è noioso, ma che analisi tattica si può fare guardando a come corre Tadej che non ha avuto mezzo momento negativo in più di due anni? Se Pogi va come al solito, non ci sarà storia nemmeno questa volta. La mia speranza è che Remco possa riuscire a tenerlo ma non so dove potrebbe staccarlo. Non credo comunque sulla Redoute, ma in qualche tratto intermedio eventualmente.

15. La LBL mi dà l’occasione per chiederti di Paul Seixas. 19 anni, francese di Lione e professionista dallo scorso anno con la maglia del team Decathlon CMA-CGM. A inizio anno ha dichiarato che voleva mettersi alla prova nelle due corse che più lo affascinavano: Strade Bianche e Liegi. A Siena abbiamo visto come è andata, classe e coraggio da vendere. Ti chiediamo cosa potrà combinare alla Liegi e in generale cosa ne pensi di questo ragazzo.

È un talento vero e speriamo possa dare un po’ del filo da torcere a Tadej col passare delle gare. Guardando a quello che ha combinato all’ultimo Europeo e alla Strade Bianche, credo che potrà finire sul podio anche alla Liegi. È completo, talentuoso e sembra avere una gran testa, che sappiamo quanto conti. La UAE gli ha già messo gli occhi addosso (il suo contratto scade a fine 2027) ma io spero che diventi il simbolo dei francesi in una squadra francese come la Decathlon.

Liegi-Bastogne-Liegi 2025 (credits A.S.O./Billy Ceusters)
16. Ci avviamo verso il finale, ultimi due “strappi” da saltar via veloci per te. Abbiamo parlato di Fiandre, Roubaix, LBL e altre classiche seguitissime dal pubblico mondiale. Non credi che insieme a muri in pietra, pavé e côtes ci stiano alla grande anche i settori sterrati della Strade Bianche? Certo, non ha la storia e forse quel pathos tipico del ciclismo del nord, ma dal punto di vista tecnico, scenografico e dello spettacolo alla corsa di Siena non manca veramente nulla. Secondo te potrebbe diventare la sesta monumento?

Di fatto nei pensieri dei corridori e dei tifosi lo è già. Magari un giorno arriverà ad avere quello status, anche se non penso perché bisognerebbe ampliare parecchio il chilometraggio e già così viene considerata troppo dura da tanti corridori (Van der Poel in primis). Ma, aldilà delle etichette, è una corsa favolosa. C’è tutto: il contesto, il percorso, l’unicità, la poesia, la bellezza, la durezza e infatti i campioni che possono farla vengono sempre a Siena. È una nostra gemma e ce la dobbiamo tenere stretta. E farla crescere.

17. Ultima domanda tutta per te. Scegli la tua giornata di gloria sulle strade delle classiche del Nord. Se avessi il numero attaccato sulla schiena ti darebbe più emozione staccare tutti sul Koppenberg, sul settore del Carrefour de l’Arbre, sulla mitica Redoute o arrivare da solo a braccia alzate sul Muro di Huy?

Premettendo e ribadendo che io sono in primis un amante dei grandi giri e che quindi il mio sogno sarebbe quello di vincere da solo sul Mont Ventoux al Tour de France, se proprio devo scegliere cosa vincere al Nord mi prendo la Roubaix. Arrivo in solitaria nel Velodromo coperto di fango. Un po’ alla Sonny Colbrelli nel 2021. Godiamoci le Classiche!

ebook

Tutto quello che vuoi sapere sulla scelta, manutenzione e meccanica della bicicletta lo trovi tra gli ebook
scarica ora

Commenti

  1. Luca Bertoli ha detto:

    Bellissima intervista ad un grande esperto di ciclismo, da parte di un altro grande esperto di ciclismo.
    Appagante leggere scambi di questo livello. Complimenti!

I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *