Nel primo weekend di ottobre, le montagne del Canton Ticino accolgono gli amanti del gravel con 6 salite a fondo cieco: benvenuti al Dead Ends & Dolci, un evento che non è (solo) questione di gambe, ma di esplorazione, convivialità e quel pizzico di dolcezza che rende tutto più speciale.
I numeri, 400km e 10000m di dislivello, non fanno pensare a un evento alla portata di tutt*. Ma i numeri raccontano soltanto una piccola parte del Dead ends & Dolci, un evento gravel particolarmente inclusivo e festoso. Il prossimo autunno, nel primo weekend di ottobre, 120 cicliste e ciclisti affronteranno le salite cieche scelte da Stefano e Dominik, gli organizzatori.

Il Dolci si presta benissimo per scoprire le valli del Canton Ticino partendo da Bellinzona, dove è organizzato il campo base. Qui – ma anche nei checkpoint, a dire il vero – si respira un’atmosfera rilassata e festosa; non è un caso, e ci sono diverse ragioni.
Salite cieche per esploratori ad occhi aperti
La prima ragione è sicuramente la traccia: i “dead ends” sono 6 salite cieche che si dipanano intorno al campo base. «Le salite cieche hanno un fascino particolare, perché nessuno deve veramente andarci», raccontano Stefano e Dominik.

Una scelta radicale, fatta esplicitamente per tenere lontano chi bada unicamente alla performance sportiva. Un’altra originalità è che si può scegliere liberamente l’ordine in cui timbrare i checkpoint e anche quanti affrontarne prima di tornare alla base, dato che le salite sono più o meno a ventaglio intorno al quartier generale.
Tutto è pensato per consentire di godersi la pedalata al proprio ritmo, in base a scelte strategiche, metereologiche, turistiche o magari anche gastronomiche.

La scelta di cercare salite cieche, variandole di anno in anno, ha altre conseguenze interessanti: ad esempio, significa che il traffico automobilistico è molto basso, specialmente dove le salite si concludono con piste sterrate – comunque mai troppo tecniche. Al contrario, dato che ognuno segue l’ordine che preferisce, il traffico di ciclisti è enorme: si passa molto tempo a salutare i compagni di avventura in salita o in discesa. In questo modo, la sensazione di solitudine che si prova ogni tanto negli eventi con traccia A-B è praticamente inesistente: al Dolci ti senti sempre “nell’evento”.
Le persone

Questo senso di partecipazione è dovuto anche al team di organizzatori e di volontari, che sono la seconda ragione del buon umore diffuso: al campo base, la cucina è sempre attiva, e tra un riposino e uno spuntino si chiacchiera, ci si confronta e si organizzano spedizioni in gruppo al prossimo rifugio. Poi alla domenica c’è festa, un saluto che inizia mentre arrivano ancora gli ultimi avventurieri.

In cima alle salite, i rifugi sono decisamente diversi: si va dai veri rifugi di montagna à la page a quelli più veraci, fino alle baite di pastori e a borgate diroccate, temporaneamente rimesse in sesto per ospitare la bandiera del Dolci e i suoi volontari.
Ecco, le persone che si occupano dei partecipanti sono fonte inesauribile di storie di montagna, di bici e di vita. Raggiungere il prossimo checkpoint diventa un piacere genuino. Decisamente, le persone sono un valore aggiunto dell’evento ticinese.

Tutte queste persone cucinano, e questa è la terza garanzia della nostra felicità. Quello che si trova in cima a ogni salita varia a seconda della squadra, del tipo di rifugio e anche dei rifornimenti che arrivano lassù; una sorpresa sempre apprezzata. Tornando a valle, poi, la squadra di professionisti
del campo base sforna piatti caldi a qualsiasi ora; non mancano alcune sorprese, come le miscele di Vertical coffee e il gelato.
Fattore inclusività
Ci sono altri fattori di inclusione decisivi: primo, il parco dei partecipanti – limitati a 150 per garantire l’atmosfera familiare – è equamente diviso, con una rappresentanza fissa del 50% di ragazze, e divers* ciclist* LGBTQ. Secondo, è un pubblico assai internazionale, e la norma è chiacchierare in un mix di italiano, inglese e tedesco, passando per il francese.

Insomma, Bellinzona è il classico crogiolo di culture, e già per quello è un piacere partecipare: se pedaliamo per conoscere persone oltre che per esplorare nuovi orizzonti montani, il Dolci è un ottimo punto di partenza.
Pedalare ed esplorare
Quanto ai percorsi, Stefano e il suo team cercano di variare le salite di anno in anno. Nell’edizione 2024, che ho seguito e parzialmente pedalato, la magnifica valle Adula con le sue dighe era sicuramente il pezzo forte: dalla diga del Luzzone, sono 10km di salita sterrata al 5% in una valle praticamente incontaminata, fino alla sosta alla Capanna Adula. Un’atmosfera completamente diversa si vive nella salita tra le ville nobiliari della Corona dei Pinci, una zona molto civilizzata ma non per questo meno interessante. Se all’Adula si respirava l’epicità dell’avventura, alla Corona, con il lago di Locarno sempre in vista, l’idea era più simile al picnic in famiglia: un piacevole cambio di ritmo.
Le altre salite avevano ognuna il suo charme: la lunghissima salita di Verzasca fino a Cabioi; e anche il rustico rifugio Naucal, da dove si poteva partire per un hike-a-bike fino all’Alpe Cava, passando per il Piz Giumela, per chi voleva evitare di scendere a valle e risalire.
Gli scenari così diversi amplificano l’impressione di un lungo viaggio, soprattutto perché sono a così breve distanza che non è difficile raggiungere diversi checkpoint nella stessa giornata.
Per chi è, quindi, il Dolci?
Secondo noi, non è per tutti, ma è sicuramente per molti: la sua struttura lo rende interpretabile in tanti modi, dal cicloturismo “da diporto” al bikepacking più sportivo, passando da tutte le sfumature intermedie; in compagnia o in solitudine; in famiglia o con amici. Quale che sia il motivo e lo spirito con cui pedaliamo, il Dolci ha molte risposte da darci.
Infine, una nota tecnica
Quest’anno, il Dolci è recentemente entrato a far parte di The Cake Movement: il progetto, fondato da Dominik e Fabian, include diversi eventi: si parte dal Dead Ends & Cakes – l’evento da cui tutti nacque ormai cinque anni fa – per arrivare alla Zuri Escape, passando per il Backyard Gravel, e chissà quali altre avventure in futuro.





















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