Ieri la tappa numero dieci Scandiano – Viareggio è stata difficile, fredda, bagnata. Già alla partenza si sentivano i mugugni di ciclisti e operatori. Mugugni dopo i vari ritiri per Covid (oltre a Evenepoel, si sono ritirati anche Pozzovivo e Uran, tra gli altri) e mugugni dopo la richiesta – non accordata – dei corridori di accorciare la tappa.

Alla fine vince Magnus Cort Nielsen, accompagnato da Alessandro De Marchi e Derek Gee. I tre sono stati in fuga tutto il giorno, meravigliosi. Non hanno sbagliato niente. A me ovviamente dispiace per De Marchi, che ci prova sempre e si lancia in fughe meravigliose e appassionanti, ma che era davvero stremato negli ultimi metri. Ti dico grazie Alessandro, per come corri e perché so che ci riproverai.
Il Processo alla Tappa
Finita la tappa, che non ha visto cambiamenti in nessuna delle classifiche, parte il tradizionale Processo alla Tappa, su Rai2. 32 minuti di lamentazioni di Alessandro Fabbretti e compagni per la richiesta fatta agli addetti ai lavori di indossare le mascherine in sala stampa e durante le interviste. L’Organizzazione (RCS, non la Spectre) ha “imposto” la mascherina ai giornalisti ma non ai ciclisti. Apriti cielo. Discussione sui protocolli sì e i protocolli no, sulla Bolla (che di fatto non c’è perché non è più richiesta dall’UCI), sulle lamentele delle squadre e dei medici delle squadre che fanno dichiarazioni sulle carenze del Giro. Abbiamo avuto anche l’intervento del Dott. Filippini di Brescia che, giustamente, ha ricordato che ci vuole prudenza e che ben vengano le mascherine e l’isolamento dei positivi.
Ora, tutto lecito. La trasmissione è tua e la imposti come ti pare, ma a me sembra ben più grave che, a 50 km dall’arrivo un’ammiraglia dell’Astana, come riferito da Giada Borgato in moto-cronaca, abbia investito Warren Barguil e Lukas Pöstlberger. Nello stesso incidente è caduto anche Alberto Bettiol, dopo aver preso in pieno il meccanico della Jayco AlUla che voleva portare soccorso a Pöstlberger.
CADUTE A CATENA ?
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) May 16, 2023
A terra ci sono due corridori, Warren Barguil e Lukas Pöstlberger: il meccanico della Jayco AlUla, attraversando la strada centra Alberto Bettiol che arriva a gran velocità, buttandolo a terra e volano parole?#EurosportCICLISMO | #GirodItalia | #Giro pic.twitter.com/HawmDLOfw3
Le ammiraglie sono necessarie per i ciclisti e guidare un’ammiraglia è sicuramente complicato. Anche le moto sono necessarie, per le riprese e per i commenti, per la gestione della gara. Ma tutti questi veicoli creano un gran traffico sul percorso e in certi tratti stretti o tortuosi sono davvero pericolose per i ciclisti. L’anno scorso al Tour due moto e un’ammiraglia hanno causato la caduta di Jack Bauer e Nils Eekhoff, per fortuna senza gravi conseguenze.
Questi incidenti per me sono un campanello d’allarme sulla guida in corsa ma anche sulla guida in generale. Nel 2017 l’UCI presentò un regolamento più severo, ovvero nuove linee per la gestione del traffico in corsa, per salvaguardare la sicurezza dei ciclisti. Regolamento che è in vigore tutt’ora, 36 pagine di distanze, regole sui sorpassi, sui posizionamenti, sulle norme per mezzi dei media e via così.
Ma forse un regolamento, anche aggiornato, non è sufficiente. Forse servirebbe anche un po’ di buon senso. E lo sa anche l’UCI, che in quello stesso documento scrive “Oltre alle regole ed alle consegne teoriche di circolazione in corsa, devono essere presi in considerazione in ogni istante numerosi fattori umani: (tra cui) Una mente aperta – l’umiltà e la prudenza devono prevalere sulla confidenza eccessiva“.




















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