Da bambino le lunghe giornate estive le passavo dai miei nonni, periodicamente nel cortiletto sotto casa loro passava l’arrotino. Mi accorgevo del suo arrivo per la ormai famosa litania che urlava verso i balconi delle case di ringhiera a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, “donne è arrivato l’arrotino, arrotino e ombrellaio“.
Un giorno mia nonna mi portò con lei a far molare i coltelli da cucina, quell’episodio rimane tuttora il mio primo ricordo legato alle bici cargo. Ero affascinato da quella figura che faceva scintille con le lame. Mi domandavo come fosse possibile stipare così tanti oggetti su una bici a tre ruote, che straripava di attrezzi di ogni tipo. Nonostante ciò, ogni cosa era al suo posto e di strada in strada l’arrotino prestava i suoi servizi in tutto il quartiere a colpi di pedale.

Ora, dopo 40 anni di quasi totale assenza sulle nostre strade, si stanno nuovamente affacciando nel panorama urbano quelle che chiamiamo con un facile inglesismo ‘cargo bike‘. E sicuramente non per caso o per moda passeggera, la tecnologia ha fatto passi da gigante: rispetto alle prime versioni siamo di fronte a piccoli capolavori della tecnica.
Corriere part-time in cargo bike
Da qualche mese lavoro part-time come corriere sulle strade di Torino. Qualcuno penserà al classico giornalista insider che vuole raccontare dall’interno l’attività del ‘rider’ ma non è del tutto così, anche se non sembrerebbe visto che ne ho scritto.

Innanzitutto non sono un giornalista. Le motivazioni che mi hanno spinto sono variegate anche se quasi tutte legate alla mia attività di freelance. Quando racconto che faccio il corriere in bici, la maggior parte delle persone tende a immaginare quella categoria di ragazzi buttati sulle strade con bici improbabili, vestiti non adeguati e con la borsa a cubo sulle spalle. Loro sì che meriterebbero davvero più giornalisti che dall’interno testimonino eventuali situazioni di sfruttamento o malfunzionamento del sistema.
L’attività che svolgo io invece è strutturata e funzionale. È logistica leggera, una forma di trasporto di beni pensato per le brevi distanze urbane perché in questo mondo moderno perennemente connesso, dove tutti vogliono tutto e lo vogliono con un semplice click sul pianerottolo di casa, si è aperto un varco ad un numero considerevole di furgoni che consegnano a flusso continuo oggetti di ogni tipo. Ecco, questo stesso mondo moderno, dovrebbe essere in grado di ripensare la logistica del trasporto. Quando un tragitto non supera i 10 km a tratta è necessario mettere in moto un furgone che va ad alimentare ulteriormente traffico e inquinamento?
I numeri del trasporto urbano leggero
Provo a chiarire con un esempio e qualche numero. Tra i trasporti che faccio per Bici-t, l’impresa per cui lavoro, ci sono i panini e le brioche da consegnare ad alcune scuole di Torino. Vado a recuperare le cassette con il cibo all’impresa sociale, che tra l’altro con questa attività offre prospettive di lavoro a parecchi giovani con disabilità cognitive o con disturbi dello spettro autistico, da lì in una manciata di km e 2 ore di pedalata distribuisco in 5 scuole, a volte 6 dipende dal giro, siamo in 2 per cui le scuole diventano 11.

Nell’anno scolastico ’22/’23 sono stati distribuiti 12mila panini, 16mila tranci di pizza e focaccia e oltre 11mila brioche. Questi numeri sono stati realizzati con un impatto ambientale ridotto al minimo e l’occupazione dello spazio urbano limitato alle dimensioni di una bici leggermente più lunga.
L’impresa che prepara i panini mi ha confermato che questo tipo di collaborazione per loro rappresenta una necessità in quanto si muove in sintonia con i valori che vogliono vivere quotidianamente. Infatti, vogliono ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’attività di consegna, e di fatto le bici cargo riescono egregiamente a svolgere un lavoro che in precedenza veniva fatto da quattro veicoli a motore.
Oltre a questa attività ci sono poi le panetterie che devono smistare il pane a bar e ristoranti, i negozi leggeri, le piccole botteghe, i privati e così via. Tutto questo va nella direzione di diminuire i veicoli a motore a favore di mezzi più agili, leggeri e quindi più pratici e veloci nel traffico urbano.
Il vantaggio ambientale e sociale delle cargo bike
Inutile sottolineare l’importanza di tutto ciò per chi come me vive a Torino, che ha il poco invidiabile “onore” di essere ogni anno sul podio delle città più inquinate d’Italia. Certo, c’è ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture ciclabili in un luogo storicamente votato alle auto (in verità come la maggior parte delle città italiane).

Mi sono anche reso conto che ai più risulta una logistica di trasporto ancora recente e quindi poco conosciuta. Quando sono fermo ai semafori mi accorgo di come viene guardata la bici, con occhi pieni di curiosità da parte degli adulti e con occhi divertiti e meravigliati dai bambini.
L’esperienza che sto facendo e quelle di cui ho letto in diverse zone d’Italia indicano la soluzione ad un problema ogni giorno più rilevante, nell’attesa che sempre più aziende si mettano in gioco puntando sulla mobilità leggera.
Bici cargo, bici da carico, da trasporto o cargo bike, chiamiamole come vogliamo ma lo sviluppo delle nostre città non può che passare da questi mezzi riemersi dopo decenni di oblio. Che sia il passato a venirci incontro per proporci soluzioni adatte al futuro prossimo? Nelle moderne città in cui viviamo, che ci intasano i polmoni di PM10, diventa un imperativo ripensare la logistica del trasporto di prossimità e le bici cargo guardando al passato vedono il futuro.
Riflessioni personali
Una considerazione personale sull’esperienza mi sembra doverosa. Non sapevo cosa aspettarmi da questo lavoro. Cercavo qualcosa che non mi prendesse troppo tempo e che fosse completamente fuori contesto rispetto a ciò che faccio abitualmente, ovviamente senza smettere di fare le mie cose da fotografo. Dopo tanti anni, sentivo il bisogno di uscire da certi schemi quotidiani ormai profondamente radicati e la zona di comfort che mi ero costruito si è trasformata in un boomerang.
Quello che ho trovato è andato oltre quello che cercavo, credo si chiami serendipità. Parte del mio lavoro nel mondo della comunicazione consiste nel promuovere il ciclismo come svago, vacanza o avventura, e, non fraintendetemi, ben venga la spensieratezza di una pedalata. Credo anche però che sia arrivato il momento di far passare il messaggio che la bicicletta non è solo un capriccio da ragazzini, o un giocattolo per adulti.

È un mezzo di trasporto adulto e consapevole che va incontro alle esigenze contemporanee delle nostre città. È funzionale per andare al lavoro, per accompagnare i figli a scuola oppure come mezzo per le consegne.
Io non dimentico che durante la pandemia a mandare avanti le grandi vuote città erano i rider. Persone che, per un piatto di lenticchie, trasportavano tutto il giorno medicine, cibo e beni di prima necessità a chi non poteva/doveva uscire di casa. In quel contesto di grande difficoltà la bicicletta ha mostrato tutto il suo potenziale.
Per quanto mi riguarda questi mesi sono serviti per ritrovare degli orari e dei ritmi che non avevo più. Faccio almeno due ore e mezza di movimento al giorno nelle prime ore del mattino, che risulta anche un toccasana per l’umore. Pedalo quando la città dorme ancora per poi vederla svegliarsi lentamente alle luci dell’alba. Alle 10:00 torno in studio tra foto da sistemare, testi da scrivere e progetti da proporre e garantisco che, diversamente da quanto si potrebbe pensare, è più l’energia che mi rilascia di quella che mi toglie.
(tutte le foto dell’articolo sono di Paolo Ciaberta)




















Ciao , sono un ciclista amatoriale da parecchi anni, e da qualche tempo cerco di essere sempre piu attento all’ambiente, utilizzo la bici per spostamenti ogni qual volta è possibile, ho vissuto 2 anni a Berlino 10 anni fa e ho visto li per la prima volta l’utilizzo delle cargo bike, ed ecco che ora ne sono sempre piu affascinato. Detto questo volevo chiederti se la cargo bike per poter lavorare con questa società che avevo d’occhiato anche io è tua oppure ti viene fornita dall’azienda. Insomma sarei proprio curioso di avere qualche info in più su questo nuovo lavoro emergente. Bell’articolo!