Riciclare gusci di cozze per produrre materiali ed elementi per l’edilizia. È già possibile, con lavorazioni a basso impatto, mixando residui portuali e dell’industria ittica. L’idea innovativa: usarli per realizzare piste ciclabili.

Cozze e ostriche: l’Italia è tra i primi dieci produttori mondiali, copre il 10% della itticoltura totale. I gusci, dopo il consumo dei molluschi, non si possono smaltire nei rifiuti compostabili, perché sono fatti di carbonato di calcio. Che farne? La montagna di gusci da riciclare potrebbe diventare la base ecologica di nuove vie per il cicloturismo, per la valorizzazione dei nostri litorali e per la mobilità urbana. Strade in cui la natura torna alla natura, con lavorazioni a basso impatto ambientale.
Non solo: i gusci contribuiranno a dare nuova vita a residui e fanghi, costosi da smaltire. Come quelli che si accumulano nei porti e che devono essere rimossi, per consentire il passaggio delle navi e la movimentazione delle merci.
Un cemento naturale

«I gusci di mitili polverizzati hanno molte applicazioni. In agricoltura, per esempio, si usano come fertilizzanti. Noi combiniamo questa polvere con i sedimenti raccolti dragando i porti, per realizzare materiali ed elementi per l’edilizia. Il procedimento non richiede altissime temperature. Una delle applicazioni di questo nuovo materiale, in cui si riduce fortemente la componente di cementi, potrebbe essere la costruzione di fondi stradali e di piste ciclabili» racconta Claudia Vitone, professore ordinario di Ingegneria Geotecnica del Politecnico di Bari. È il referente scientifico e responsabile di GreenLife4Seas, un progetto internazionale finanziato con oltre 4 milioni di euro dall’Unione Europea, nell’ambito di Life, il principale programma europeo che sostiene progetti e azioni positive su ambiente e clima.

Il progetto made in Puglia
La Puglia produce il 16% dei molluschi italiani, circa 10 tonnellate al giorno, è la terza regione in Italia per produzione. Cozze, soprattutto. Peccato che la metà si butti, il guscio chiaramente non è edibile né compostabile.
Qualcuno sta realizzando materiali isolanti con il bisso, la barbetta con cui il mollusco si abbarbica agli scogli o ai sostegni negli allevamenti. Il problema gusci però richiede soluzioni, che si stanno trovando in loco, grazie alla ricerca scientifica applicata alle “materie prime seconde”, che da scarti diventano risorse.

Proprio dalla Puglia, dal Politecnico di Bari, è partito il progetto Greenlife4 seas (GREen ENgineering solutions: a new LIFE for SEdiments And Shells), in collaborazione con i centri di ricerca del Politecnico di Zurigo, ETH. Il team scientifico del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica, il Dicatech, guida un consorzio di partner.
«Il nostro progetto è a tripla elica. Coinvolge università e centri di ricerca, autorità e porti, tra Italia (Bari, Barletta, La Spezia) e Grecia (il Pireo), e aziende, per il trasferimento industriale di tecnologie e prodotti» spiega Claudia Vitone.

Gli sviluppi
«Siamo partiti nell’ottobre 2023. Stiamo dragando i primi sedimenti nei porti di Bari e Barletta. Lavoriamo alla calibrazione della soluzione tra sedimenti, polvere di mitili e cementi per realizzare masselli autobloccanti per pavimentare. E frangiflutti. Un terzo prodotto saranno cassoni riempiti di miscele, da utilizzare nelle banchine». Il “Sediment CemShell mix” darà vita a nuovi prodotti e applicazioni, grazie alle aziende partner.
Tra queste, Simem, azienda nata a Verona nel 1963, produttrice di macchinari per il cemento, Vitone Eco, specializzata nel trattamento di fanghi e residui dell’industria agroalimentare, e Noesis European Development Consulting. Collaborano anche Mapei, Prefabbricati Pugliesi e Vibrotek, oltre alle cooperative di mitilicultori di Taranto e La Spezia. Ma altre imprese potranno entrare nel network, startup comprese.
La macchina per fabbricare le ciclabili
Per smaltire 200milioni di metri cubi di sedimenti e 400mila tonnellate l’anno di gusci, in Europa, non basteranno le applicazioni nelle pavimentazioni, nei frangiflutti e nelle banchine dei porti. «Ne cerchiamo altre. Stiamo progettando un impianto super mobile che si sposterà nei porti, per produrre in loco un mix tra gusci e sedimenti adatto alla costruzione di piste ciclabili nelle vicinanze, lungo la costa. Anche per ridurre la foot print determinata dai trasporti di attrezzature e materiali» spiega Federico Furlani, ceo di Simem. «Sarà un calcestruzzo più semplice, rispetto a quello per i pavimenti rotabili con mezzi pesanti. Avrà un buon drenaggio, per offrire un fondo adatto alle bici».
Furlani ha un occhio di riguardo per le due ruote. È il presidente del più antico club ciclistico della provincia di Verona, fondato nella sua azienda 47 anni fa.


Altro occhio lo dedica alla sostenibilità. «Nel business model si terrà conto del risparmio ottenuto grazie all’impiego di rifiuti, che altrimenti avrebbero avuto un costo di smaltimento. Questo rende il progetto economicamente sostenibile e i costi per queste nuove piste competitivi rispetto a quelle in materiali tradizionali». I clienti dei macchinari saranno le aziende della filiera di smaltimento dei rifiuti e le imprese di costruzioni di pavimentazioni. I committenti delle ciclovie saranno autorità ed enti locali.
Cose da startup
Dai mitili partono anche loro: Michele De Siati, Matteo Peluso, Angelo Iaia e Serena Lotto. Sono i giovani fondatori di Wast3d Shells, la startup nata a Taranto quest’anno per trasformare la polvere dei gusci di cozze, prodotto identitario del loro territorio, in materiali per l’edilizia.

«L’idea è nata da una chiacchierata tra me e Matteo Peluso, ora Ceo, un genio della stampa 3D» racconta Michele De Siati, responsabile marketing della neo-impresa, che riceve riconoscimenti, come il premio “Bluegreen climate change” della Start Cup Puglia. «Ci hanno permesso di lanciare la nostra idea, che nel frattempo si è evoluta, verso la produzione di carbonato di calcio. Siamo stati selezionati da Faros, l’acceleratore di startup della Blue economy della rete nazionale CDP, che ha due hub, a Taranto e La Spezia. Nel marzo 2024 abbiamo concluso il percorso di accelerazione con loro, da cui abbiamo ricevuto un pre-seed di 62mila euro» spiega Michele.
Dall’edilizia…
Wast3d Shells porta avanti esperimenti e test. Ha realizzato mattoncini, ma il sogno è impiegare la malta a base di polvere di cozze per stampare case davvero ecologiche, con speciali stampanti 3D.
Sarà possibile realizzare anche piste ciclabili? «L’idea è bellissima, potremmo occuparcene in futuro. Anche se dobbiamo valutare bene i costi di una produzione simile. Vero è che in Francia i gusci di ostriche e mitili sono già impiegati per realizzare asfalti per le strade».
Il béton-coquillage o tabby, all’inglese, è un materiale composito che ingloba gusci, con una storia di secoli. Ma attualmente è oggetto di studio in Francia e anche in Canada, da parte del Centre de recherche sur les milieux insulaires et maritimes (CERMIM) e del Centre de transfert technologique en écologie industrielle (CTTÉI). Il progetto Béton vert valorizza i residui dell’industria di trasformazione dei prodotti del mare per realizzare fertilizzanti e nuovi calcestruzzi. Tra i vantaggi del béton-coquillage, la capacità di assorbimento dell’acqua, una qualità che aiuterebbe a contrastare l’impermeabilizzazione dei terreni, uno dei problemi che affliggono le nostre città e i nostri territori.
…all’ecodesign
Gli asfalti a base di gusci avranno la stessa resistenza agli stress fisici cui sono sottoposti i materiali tradizionali? Sì, secondo i ricercatori di Greenlife4 seas. Il problema non si pone se i nuovi mix si impiegano in oggetti ed elementi d’arredo di dimensioni contenute. Come quelli prodotti in Sea Stone, un materiale ricavato dagli scarti di ostriche, da Studio newtab-22, startup e laboratorio fondati da due designer donne, tra Londra e Seul. O quelli realizzati in Sardegna, grazie all’impegno per l’economia circolare e il recupero dei gusci della fondazione Medsea e di un produttore di cozze, Nieddittas.
Il futuro, per fare impresa
In attesa degli eco-pavé a base di cozze, un auspicio e un invito da startupper ad aspiranti startupper. «Gusci d’uova, lumache, molluschi: anche questi sono fatti di carbonato di calcio e ora finiscono nell’indifferenziato» dice De Siati. «Il concetto di rifiuto va cambiato, anche a livello di norme. Quello che è rifiuto per uno, è risorsa per un altro. Ci sono tante opportunità per chi vuole lavorarci e un mercato tutto da creare per questi materiali».




















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