Il mercato delle biciclette da qualche tempo sta attraversando una fase critica, nel 2023 ha registrato un calo del 27% e numerose aziende leader del settore che registrano significative difficoltà finanziarie. Nonostante la crescente popolarità della bicicletta come mezzo di trasporto e il boom della mobilità sostenibile – letteralmente esploso nel periodo post pandemia – diversi protagonisti del settore si trovano ad affrontare cali di vendite e fatturato.
L’ultima edizione dell’IBF a Misano Adriatico si è conclusa con un boom di pubblico, ma le parole che si sentivano tra i vari padiglioni sembravano tutto fuorché confortanti. Nel video che trovate qui sotto ho fatto un’analisi del fenomeno e una previsione sul futuro:
L’impressione che le cose non vadano per il meglio, è confermata dall’andamento dei grandi operatori del mercato nei primi due trimestri del 2024.
Giant Group – il più grande produttore di bici al mondo – nel primo semestre del 2024 ha registrato un calo del fatturato consolidato del 12,6%. La flessione è dovuta principalmente a un declino nelle vendite nei mercati europeo e nordamericano, mentre il mercato cinese, in crescita grazie al boom della bicicletta da ricreazione, ha contribuito positivamente. I profitti sono diminuiti del 17,1% rispetto allo scorso anno.
Nel primo semestre del 2024, il colosso nipponico della componentistica Shimano ha registrato un calo del 20,7% nelle vendite nette del segmento biciclette e una diminuzione del 42,2% nel reddito operativo, sceso a 24,328 miliardi di yen (145 milioni di euro). Questo calo è attribuibile principalmente agli alti livelli di inventario a livello globale e a una domanda debole in diversi mercati. Tuttavia, in Europa, in particolare in Germania e nei paesi del Benelux, le vendite al dettaglio sono state solide, con una previsione di crescita del 6,6% nella seconda metà dell’anno rispetto alla prima metà.
Il marchio austriaco Pierer Mobility ha subito una pesante perdita nel primo semestre del 2024 con un fatturato pari a 1,007 miliardi di euro ma un calo del 27,5% su base annua. Le vendite di biciclette rappresentano solo il 7% del totale, ha visto una riduzione del 36%, con conseguente riduzione del numero di lavoratori e un taglio del 25% nella produzione .
Ideal Bike Corporation è il terzo produttore di biciclette di Taiwan e sta recuperando dopo aver affrontato perdite finanziarie significative. Ideal Bike ha registrato una perdita netta di 1,31 milioni di euro nel primo semestre del 2024, comunque un netto miglioramento rispetto all’anno precedente.
La fine della crisi sembra essere dietro l’angolo per i grandi gruppi e infatti Shimano ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato per l’intero anno, pur riconoscendo l’incertezza legata agli alti livelli di inventario e alle condizioni meteorologiche sfavorevoli che hanno influenzato la stagione delle vendite primaverili in Europa.
Ma non è dato sapere quando le cose miglioreranno per i negozianti italiani che da diversi mesi stano tirando la cinghia. Sicuramente quello che serve è un piano per uscirne e che deve necessariamente passare per:
- lo sviluppo di nuovi modelli di business, magari sfruttando il volano del cicloturismo;
- la creazione di nuovi linguaggi meno tecnici e più emozionali;
- la ricerca di nuovi segmenti di pubblico;
- investimenti nella soddisfazione dei clienti;
- politiche pubbliche di sostegno alla domanda e all’offerta.
(Questi 5 punti sono stati approfonditi nel video che trovate embeddato)
Tirando le somme, gli operatori sperano che la crisi possa finire verso la fine del 2025, ma questa è anche una buona notizia per noi consumatori perché l’eccesso di offerta porta necessariamente all’abbassamento dei prezzi e quindi mai come ora è possibile portarsi a casa delle biciclette nuove (magari non l’ultimo modello) a prezzi quantomai stracciati.
Nel frattempo, giusto per fare una previsione, mi sento di dire che per il mercato italiano delle biciclette il 2024 si chiuderà con un -10% rispetto al 2023 e che chi resisterà a questa tempesta (cioè coloro che non si sono eccessivamente indebitati), si troverà di fronte a una situazione quantomai positiva.



















Condivido tutti i commenti senza ripeterli. I prezzi sono sproporzionati. Ho comprato una Vespa che è la più cara in quel segmento e costa meno di una mtb elettrica di nome?
Concordo su tutto meno che sui prezzi stracciati. Ho girato parecchio per comprare due e-MTB full di buona qualità e non ho visto riduzione di prezzo rispetto a prima della crisi, anzi…..
Ottimo servizio però ha detto tante cose che non corrispondono esattamente alla realtà del mercato :
1) riguardo le biciclette top di gamma ha fatto l’esempio di Colnago dicendo che ne avrebbero vendute il triplo , (però non ha detto che la Colnago produce solo bici da corsa e solo pochi modelli e non come le altre aziende che hanno una gamma vastissima) l’unica azienda nel panorama mondiali che ha venduto di più per il motivo che ha la squadra che sponsorizza Colnago ha un super campione nelle sue file e come ben si sa i ciclisti guardano le bici del campione che vince e vogliono averla per questo sono aumentate le loro vendite chiedo al direttore perché le altre top 5 aziende che sponsorizzano i team Pro Tour hanno una crisi di notevole entità numerica anche nei prodotti top di gamma .
Altra cosa i prezzi si informi bene che alcuni modelli quelli più venduti soprattutto da corsa sono aumentate tantissimo e in maniera sproporzionata anche per questo si vendono meno biciclette e poi la politica che stanno facendo diverse aziende di vendere le bici direttamente al pubblico senza passare dai negozianti e’ una politica sbagliata se si vuole aiutare il settore si devono coinvolgere i negozianti magari l’’utente finale la compra dalla casa direttamente online però la consegna deve essere effettuata dal negoziante e gli dai paga una percentuale anche piccola per la consegna della bicicletta.
Come puo una bici costare più di una moto! Qualcosa non torna.
Strano, stando ad un’intervista fatta da GCN Italia (titolo “il mercato bici si sta davvero riprendendo?”) sembra che stia andando tutto bene e che i prezzi siano più che ragionevoli.
i prezzi delle bici soprattutto elettriche sono elevatissimi non giustificati dalla tecnologia che pure dispongono. il problema principale però è che nessuno se la sente di spendere investendo in ciclomobilità in un paese senza piste ciclabili, con strade piene di buche, e con alto numero di morti da investimento. Chi è stato al nord ha potuto confrontare con le politiche italiane che non incentivano all’acquisto e uso di bici, mentre al nord europa il mercato sembra quello automobilistico con prezzi delle bici nuove accettati e largo commercio degli usati in quanto la bici e’ un mezzo indispensabile per gli spostamenti estate inverno in paesi europei densi di infrastrutture e progettati per la circolazione con ciclabili dedicate sia in città che in extraurbano . gli esempi ce li abbiamo a pochi chilometri sia in Svizzera che in Germania ma è un fenomeno di tutto il Nord. senza queste premesse il mercato rimarrà inchiodato ai livelli attuali o con crescite minime.
Devono abbassare i prezzi stanno venendo biciclette al prezzo di un’utilitaria o di una motocicletta, per non parlare dei pezzi di ricambio, non è più normale una cosa simile. Questo è la soluzione della crisi del mercato bici .
Biciclette troppo care senza alcun motivo tecnico. Nessuno, o pochi, incentivi all’utilizzo della bici (non denaro ma infrastrutture). E non per ultima, ma forse prima tra tutti i motivi, una continua denigrazione del mezzo bicicletta e di chi la usa. Vedasi, ad esempio, la famosa affermazione di Feltri, che a mio modesto avviso meritetebbe di essere arrestato con l’accusa di apologia di reato. Non da meno migliaia di commenti sui social ed un certo parlare comune che dipinge il ciclista come un delinquente da sopprimere tramite investimento. Uno stato normale sanziona certe affermazioni.
La “colpa” secondo me è anche di noi cicloturisti che andiamo dietro alle novità del momento…oggi quando esci in bici se non hai telaio carbonio ..gruppo Campagnolo Super Record o Shimano Deore…freni a disco…cambio elettronico ti guardano come un appestato.. ti deridono per il mezzo…..io esco con la mia bici “vintage” faccio i miei 80 ..100 km sto tranquillamente dietro a chi ha bici da 10.000 euro ..quello che voglio dire è che importante sono le gambe e la testa il mezzo, per me che peso 95 kg, è un optional! Cordiali saluti e usate la bici!
i prezzi al pubblico delle bici hanno subìto aumenti stratosferici e sono ormai quasi inaccessibili per uno stipendio medio, soprattutto in tempi di crisi economica e come l’attuale
Forse i costruttori e i venditori hanno pensato di poter prolungare all’infinito l’effetto vacche grasse boom di vendite di cui hanno approfittato nel periodo post-covid ?
In questo momento sono a Parigi e qui bici se ne vedono tantissime, sia in sharing che private. La maggior parte sono elettriche, ma non mancano quelle tradizionali.
Oggi, per la prima volta ho avuto difficoltà a trovare parcheggio in bici! Eppure ci sono quasi solo parcheggi per bici, ma sono, talvolta, pieni! In Italia non c’è, in molte città un solo parcheggio decente, ma ti arrangi con un lampione o una ringhiera.
A Parigi hanno sfruttato il Covid, per riappropriarsi della città, come hanno fatto tante città europee, proseguendo un percorso intrapreso alcuni anni prima.
In Italia, invece riteniamo (la maggioranza ritiene) che la macchina costituisca la libertà.
Se avessimo seguito l’esempio di Parigi e di tante altre città europee, adesso le vendite di bici sarebbero molto superiori ed i magazzini sarebbero quasi vuoti.
È giusta anche l’osservazione, presente in molti commenti, sui prezzi delle bici, che sono troppo alti.
Avete parlato di tutto meno che del prezzo, unico, vero problema. Il costo attuale delle biciclette è fuori da qualsiasi logica. Ormai per una discreta full emtb ci vogliono 6.000 euro, con questi soldi ci compri una moto tipo BENELLI Trk 500, ma scherziamo? Non è lo stato a doverci mettere i soldi, sono le case che devono abbassare i prezzi.
Mi chiedo come possa costare più una bici da corsa di una moto.
Esempio : Honda 750 transalp nuova Euro 10.000.,
Bici colnago all Road 13.000 Euro.
Spiegatemi voi e non ditemi che la differenza è nella fabbricazione in serie delle moto.
Saluti
Introdurre la bici nelle scuole primarie, come mezzo di trasporto e come primo strumento di libertà per i ragazzi. L’educazione stradale deve cominciare con l’utilizzo di una bicicletta.
Ma il problema principale sono le ansie dei genitori e lo stato taliano che non vuole incentivare la ciclabilità. Senza accise non si può mantenere lo status quo. Taliani
Sono un cicloamatore, bici da corsa.
Lo stallo / calo delle vendite è una situazione che se lo sono cercato lo stesse aziende.
Prezzi di vendita troppo elevati, fuori da ogni proporzione e realtà. Non parlo delle super bici da €15.000,00 a salire. Queste bici le venderanno sempre, hanno la loro nicchia di clientela che per disponibilità economica o motivazione personale le comprano.
Il problema del “fuori prezzo” sono le bici da corsa media gamma. Media gamma per modo di dire. Sono ottimi telai, ma per stare dentro una cifra che le aziende ritengono valida diciamo sui €7.000,00, vengono assemblate con una componentistica veramente mediocre (basta guardare le ruote…), altrimenti il prezzo salirebbe di molto.
Un prezzo che nessun cicloamatore con un po’ di buon senso sarebbe disposto a spendere.
Personalmente è da anni che compro bici da corsa di 2° mano e credetemi si trovano degli ottimi modelli (per esempio ho speso €1.500,00 per una Bottecchia Emme 3 Gara Reparto Corse , ruote carbonio Miche Supertype e gruppo Ultegra).
Anche il mio ultimo acquisto è una bici test modello 2023 del negozio di mia fiducia. Pagata €4.500,00 con garanzia. Una bici che con la sola componentistica verrebbe nuova non meno di €8.000,00. Giusto per citare: Gruppo Ultegra Di2 + ruote Campagnolo Bora ULTRA WTO.
Se poi parliamo di bici da corsa nuove modelli base sui €3.5000,00… lasciamo perdere, meglio puntare direttamente sull’usato.
Altro errore delle aziende è quello di proporre ogni anno le “model year” o “limited edition”. Praticamente dal punto tecnico gli stessi telai o ruote degli anni precedenti ma con solo ritocchi grafici ma spacciate come novità a prezzo maggiorati… Qualcuno ci casca (e poi mette in vendita la bici che aveva comprato 3/4 anni fa… e io le compero).
buongiorno, sarà anche crisi mia moglie ha ordinato una bici gravel di un noto marchio italiano a maggio consegna prevista a metà giugno, rimandata di nuovo a luglio, 20 luglio annullato ordine perché non avevano tempi certi per la consegna
sarà un caso
nel frattempo ha acquistato un altra.
sono un ciclista,ritengo che i prezzi di mercato di bici da corsa siano in molti casi eccessivi e non in linea con la qualita’ offerta,troppa speculazione porta alla stasi del mercato.
La promozione della bicicletta, come mobilità alternativa, è un punto fondamentale. Solo che va ad interessare quelle fasce di mercato che sono meno appetibili ai produttori. C’è troppo divario nella mentalità del ciclista “di tutti i giorni” e l’amatore cicloturista. Ed è principalmente un fattore di filosofia. Si è portati a pensare che la bici per tutti i giorni “basta che vada, perché mi serve solo per due km tra casa e lavoro”. Ed infatti sono mezzi discutibili per qualità e costruzione. Sicuramente incide anche il timore di furti ecc, ma è su queste fasce di utilizzatori che andrebbe spostata la concentrazione. Non sul propinare accessori (all’atto pratico) inutili per il beneficio apportato in ambito amatoriale e cicloturistico, spacciandoli quasi per necessari. L’amatore medio è volubile, facilmente influenzabile ed accetta di spendere montagne di quattrini per l’inutile ancorché di tendenza (e promozionato dal fenomeno di turno), piuttosto di usare il denaro in maniera più proficua e produttiva, ad esempio per la bici da città.
I prezzi infatti sono altissimi ed ingiustificati. Eppure se sono a quel livello, è perché c’è chi li giustifica! Se non ci fosse questa perdita di potere di acquisto, non ci sarebbe crisi. Il mercato latita perché la gente ha pochi soldi. Non certo perché i prezzi siano folli. Se lo stipendio medio fosse di 2500€ anziché 1000€ in meno, l’utenza non si porrebbe scrupoli a sperperarli per una bici da 13.000€ che (oggettivamente) dovrebbe costare il 40% in meno, di base. Ad ogni modo vedo la maggior parte dei pedalatori ricorrere al credito al consumo, piuttosto di rinunciare ai freni a disco su una bici di massimo due anni fa.
È necessaria una profonda riforma mentale, se vogliamo cambiare andamento. Ma è piuttosto utopico come ideale.
Nei 5 punti non leggo “l’abbassamento dei prezzi a livelli più umani” e “l’utilizzo di standard condivisi per tutta l’industria invece che reinventarsi la ruota ogni 2 anni pur di vendere qualche novità”.
I prezzi stracciati del nuovo per il mercato in difficoltà io non lo vedo. Io vedo una carenza di disponibilità (ordini una bici e se va bene arriva tra 6 mesi), probabilmente tenuta virtualmente bassa per bilanciare offerta/domanda, e prezzi stabilmente medio alti.