Negli ultimi giorni si è parlato molto della nuova ciclabile fluorescente di Cagliari, un’infrastruttura che ha attirato l’attenzione dei media nazionali per il suo aspetto scenografico e innovativo. Ma al di là dell’effetto “wow” iniziale, emergono numerose criticità che sollevano dubbi legittimi sia sulla reale funzionalità del percorso, sia sull’impatto ambientale in un’area particolarmente delicata come la laguna di Santa Gilla.

Una ciclabile fluorescente ma difficile da raggiungere in sicurezza
Il tracciato si sviluppa per circa 3 km, in un contesto naturalistico suggestivo, ma mal collegato al tessuto urbano. L’accessibilità è un primo nodo critico: né a piedi né in bicicletta è possibile raggiungere il percorso in condizioni di sicurezza, a causa dell’assenza di connessioni protette o segnaletica adeguata. La zona è inoltre priva di attraversamenti sicuri e continuità ciclopedonale. La ciclabile dovrebbe connettersi in futuro con la Ciclovia della Sardegna.

Pavimentazione a rischio e materiali potenzialmente dannosi
La vera novità della ciclabile sta nella sua superficie realizzata con pietre aggregate a resina fotoluminescente, che si illuminano al buio. Tuttavia, in pochi giorni, numerosi utenti hanno segnalato un fenomeno preoccupante: le pietre tendono a frantumarsi e a disperdersi, anche a seguito del semplice passaggio di biciclette o pedoni e non illuminano che a pochi centimetri sotto i tuoi occhi.

Questo solleva un importante allarme ambientale: qual è l’impatto a lungo termine di queste microparticelle artificiali sulla laguna di Santa Gilla, uno degli ecosistemi più preziosi del sud Sardegna? Non è chiaro se esista uno studio pubblico sull’impatto ambientale dei materiali utilizzati e sul loro comportamento nel tempo, il che solleva dubbi e invita alla prudenza. In un contesto umido, salmastro e soggetto al vento, il rischio di dispersione nella vegetazione, nei canali e nelle acque della laguna non può essere ignorato.
Illuminazione e sicurezza: un altro anello debole
Sebbene il tratto venga definito “fluorescente”, in realtà l’effetto visivo è debole e non garantisce visibilità o sicurezza nelle ore notturne. L’assenza di illuminazione artificiale, unita al fondo irregolare e instabile, rende il percorso non adatto a un utilizzo quotidiano da parte dei ciclisti urbani o pendolari.

Nessun servizio lungo il percorso
La mancanza di servizi essenziali – come fontanelle, panchine, cartellonistica, zone d’ombra o punti di sosta – fa pensare che il tracciato sia stato concepito più per l’effetto turistico che per rispondere a esigenze reali di mobilità sostenibile. Una “ciclabile da cartolina”, più utile a scattare una foto che a promuovere un cambiamento di abitudini.

I punti di forza ci sono, ma non bastano
Il contesto paesaggistico è indubbiamente affascinante: il passaggio accanto ai fenicotteri, alla vegetazione lagunare e agli scorci naturalistici è un valore aggiunto. Il percorso, inoltre, è pedalabile con qualsiasi tipo di bicicletta. Ma questi elementi non possono compensare la mancanza di pianificazione, di manutenzione, né tantomeno i rischi ambientali potenziali.
Necessaria una riflessione più ampia

Invito le istituzioni competenti a riflettere sulla direzione delle politiche per la mobilità sostenibile. È importante evitare investimenti disconnessi dalla realtà quotidiana dei ciclisti e dei cittadini, e puntare invece su progetti integrati, sicuri, duraturi e realmente ecologici.
Infrastrutture verdi sì, ma non greenwashing. Serve trasparenza nei materiali utilizzati, studio degli impatti ambientali e soprattutto coerenza con una visione a lungo termine che metta al centro le persone, la natura e la vivibilità urbana.



















Percorsi bellissimi… Da completare!…
Una rete ciclabile per quasi 80 km eppure… Uno spezzatino di percorsi, incompiuti, che lasciano pendolari famiglie e turisti per strada… In mezzo al traffico!
….. Ci stiamo lavorando basterebbero pochi mesi per un po’ di corsie dedicate?