La violenza stradale continua a colpire con frequenza allarmante, e i ciclisti restano tra le vittime più esposte. In risposta a questa emergenza, in Francia l’associazione Paris en Selle ha rivolto un appello deciso al governo francese affinché vengano attuate misure concrete e immediate per allontanare dalla strada gli automobilisti violenti.
Il recente Rapporto “Prévenir la violence et apaiser les tensions pour un meilleur partage de l’espace public”, affidato a Emmanuel Barbe e consegnato il 28 aprile 2025 al ministro dei Trasporti Philippe Tabarot, rappresenta il risultato di una missione istituita dopo il tragico omicidio stradale di Paul Varry, attivista per la mobilità ciclistica, investito deliberatamente da un automobilista su una pista ciclabile nell’ottobre 2024. Su Bikeitalia avevamo documentato l’uccisione di Varry – vittima della violenza stradale – e il suo impatto sull’opinione pubblica e sulle istituzioni francesi.
Il Rapporto sulla violenza stradale in sintesi
Il Rapporto Barbe si articola su tre assi principali:
- Misure a breve termine, utili per rispondere subito all’emergenza violenza stradale: integrazione della rilevazione statistica della violenza nei report annuali, implementazione di un sistema di video-denunce da parte degli utenti e introduzione di videomulte per infrazioni gravi nei confronti dei ciclisti.
- Strategie di medio periodo, incentrate sull’educazione e la formazione: potenziamento dei programmi di bici-scuola, revisione dell’esame di guida per includere la condivisione dello spazio pubblico e aggiornamento della preparazione degli istruttori per sensibilizzare alla pacifica convivenza tra diversi utenti.
- Piani di lungo termine dedicati alle infrastrutture e all’armonizzazione delle regole stradali: dalla generalizzazione delle zone 30 al miglioramento delle piste ciclabili continue, fino alla proposta di obbligare il sorpasso dei ciclisti a “superare completamente la linea di demarcazione” su strade multi-corsia, seguendo l’esempio spagnolo.
Questi pilastri riflettono la visione strategica del Rapporto, che unisce repressione, prevenzione ed educazione per “pacificare” lo spazio pubblico. In particolare, il documento del governo francese insiste sulla necessità di dotare le forze dell’ordine di strumenti tecnologici avanzati (videoverbalizzazione assistita da IA) e di trattare la riduzione della violenza come un indicatore di performance istituzionale, oltre a raccomandare una governance interministeriale e finanziamenti dedicati per garantire l’attuazione integrale delle proposte.
Paris en Selle: “Raccomandazioni utili ma insufficienti”
Il Rapporto Barbe raccoglie testimonianze, dati scientifici e buone pratiche internazionali, fornendo una panoramica utile per affrontare il problema. Tuttavia, Paris en Selle sottolinea che molte delle misure proposte hanno un impatto solo a lungo termine e non rispondono con la necessaria urgenza alla violenza motorizzata, un fenomeno crescente e pervasivo.
Secondo uno studio della Fondazione Vinci Autoroutes del 2024 citato nel Rapporto, la paura dell’aggressività stradale colpisce l’89% dei motociclisti, l’88% degli automobilisti e l’87% dei ciclisti – in aumento di sei punti rispetto a quattro anni fa.

Le tre misure da attuare subito
L’associazione Paris en Selle individua tre azioni prioritarie che potrebbero avere un impatto immediato:
- Monitoraggio statistico della violenza stradale: includere il fenomeno nei rapporti annuali sulle infrazioni subite dai cittadini.
- Segnalazioni video da parte degli utenti: permettere il caricamento di filmati sul nuovo sistema digitale di denunce.
- Sanzioni automatiche tramite video: multe per infrazioni pericolose per i ciclisti, oggi raramente sanzionate.
Ma queste tre azioni, da sole, non bastano. Secondo Paris en Selle, occorre anche introdurre strumenti per sospendere immediatamente la patente e rimuovere il veicolo a chi compie atti di violenza. La Spagna, evidenzia l’associazione, ha già percorso questa strada, ottenendo risultati positivi grazie a un mix di repressione mirata e investimenti in sicurezza.
Sul tema della repressione e della prevenzione della violenza stradale nei confronti dei ciclisti, Bikeitalia continua a documentare casi e proposte legislative, nella convinzione che la sicurezza non possa essere considerata una questione marginale.
Educazione, formazione, infrastrutture: la base del cambiamento
Il Rapporto Barbe dedica ampio spazio alle strategie di lungo termine. Tra le raccomandazioni:
- Potenziare l’educazione ciclistica nelle scuole.
- Rivedere i percorsi per il conseguimento della patente e la formazione degli istruttori di guida.
- Investire in infrastrutture ciclabili continue e sicure, armonizzando gli standard tecnici.
- Introdurre una norma che obblighi i veicoli a superare completamente la linea di corsia durante il sorpasso dei ciclisti, come già avviene in Spagna.
Basta violenza stradale, adesso!
Paris en Selle invita infine il governo francese a impegnarsi nell’attuazione integrale delle raccomandazioni del rapporto e a stanziare le risorse necessarie, perché “la violenza stradale non è una fatalità, ma una questione politica”.
Serve un cambio di rotta deciso. Per proteggere tutti gli utenti della strada – ciclisti, pedoni e anche automobilisti – è urgente riconoscere che la violenza stradale non può più essere tollerata.
[Fonte]



















Sono tornato in sella dopo qualche anno di inattività a seguito di un intervento chirurgico. Da appassionato cicloturista, ho percorso tantissimi chilometri in giro per l’Europa e per l’Italia, sino al 2015. Adesso ho ripreso a pedalare, e devo dire che il clima culturale è veramente cambiato in peggio, insulti, invito aggressivo e minaccioso a salire su una ciclopedonale (inutilizzabile perchè in questi giorni di festa era invasa da tanti innocui e sereni pedoni e gruppi di turisti), manovre azzardate e minacciose. Cos’è successo? Non penso sia soltanto per il luogo comune “i ciclisti fanno perdere tempo a chi deve andare al lavoro”, perchè questo atteggiamento lo noto anche in giorni festivi, con le strade scorrevoli e non intasate di traffico. Faccio pochi chilometri, varco il confine, entro in Svizzera ed il rispetto è assoluto. Non riesco a capire cosa stia capitando. Non voglio lanciare accuse, ma come il grande fotografo Cartier Bresson, mi piace capire perchè la gente si comporta in un determinato modo.