La mia prima esperienza di bikepacking è stata la Veneto Gravel, un po’ per comodità un po’ per patriottismo. Ho scelto di affrontare il percorso 400 Beach: 400 chilometri con 2800 metri di dislivello.
Ho scelto questo percorso perché era sicuramente il più comodo per me e mi piaceva l’idea di pedalare vicino casa con la possibilità di fermarmi la notte a dormire nel mio letto. È stata una scelta agiata ma, con il senno di poi, è stata l’idea migliore per iniziare questa esperienza senza troppi pensieri.

Ho chiesto alla mia amica di una vita, Nicole D’Agostin, di accompagnarmi. Con lei ho un rapporto perfetto per condividere questo genere di avventure. Entrambe pedaliamo da sempre: ci siamo conosciute a 7 anni nei campi gara per poi continuare a vederci quasi ogni fine settimana. Facevamo strada e ciclocross. Negli anni poi le strade si sono divise o, meglio, lei è rimasta in strada, io ho iniziato a sterrare. Ci siamo ritrovate all’inizio di quest’anno con le prime uscite in gravel ed è stato come tornare indietro nel tempo, ma con nuove idee e visioni della vita. Tra di noi è tutto un ridere e lamentarsi, e ridere di nuovo. Ero sicura ci saremmo divertite.

Partenza (venerdì)
La Veneto Gravel è composta da 4 percorsi con partenza alla francese (non c’è una partenza unica ma puoi partire quando vuoi). La mattina di venerdì ci siamo svegliate con l’idea di partire verso le 9 da Bassano del Grappa. Ma quella mattina il meteo non era dalla nostra: continuava a piovere incessantemente, non un bel modo per iniziare una lunga pedalata. Così abbiamo deciso di attendere che migliorasse e finire di impacchettare tutto l’occorrente, mettere i numeri e ritirare i gadget.
I preparativi per l’avventura gravel in bikepacking
C’è da dire che i preparativi a questa avventura sono stati un po’ frettolosi. Entrambe avevamo attaccato le borse alla bici solo il giorno prima, per la prima volta. Io mi sono affidata ciecamente all’esperienza di Vap Cycling: sono passata da Treviso.Bike e nel giro di pochi minuti la mia bici era pronta. Anche se l’avventura, così come l’avevamo pensata, non richiedeva molta attrezzatura, ho scelto di montare tutto: borsa frame, borsa sottosella, staffe e front bag sul manubrio. Un po’ per bilanciare al meglio i pesi e un po’ perché così la bici era completa. La mia bici è una bici Ornus, il telaio è costruito in legno di frassino.

La pioggia
Siamo partite verso le 10:30. Il cielo non prometteva miglioramenti ma noi, ormai, eravamo pronte a prenderla. Devo dire: non è stata una partenza facile. I primi tratti di sterrato erano molto rovinati dalla pioggia e dai passaggi precedenti. Ciò ha messo alla prova da subito il nostro assetto. Entrambe, venendo dal ciclocross, non abbiamo problemi col fango, anzi per me era proprio divertente gestire la bici più pesante del solito. Mi dava più sicurezza e sbandare era ancora più sfidante. Purtroppo Nicole si stava divertendo un po’ meno di me, in quanto la sua borsa sottosella continuava a pendolare e scendere verso la ruota.

La traccia passava un tratto della ciclovia Treviso-Ostiglia, ex ferrovia ora adibita a ciclabile, dove però – a causa delle condizioni meteo – sembrava quasi un circuito di ciclocross: non c’era più un metro di erba, era tutto a canaline di fango. Dopo 80 km siamo arrivate a Treviso.
Nicole ha deciso di fermarsi, tornare a casa, cambiare la borsa e poi raggiungermi il giorno seguente. Il check-point era dai ragazzi di Treviso.Bike, dove Nina mi ha offerto un panino prosciutto e scamorza fantastico. Ho fatto il bis e mi è servito tutto, dato che mancavano altri 70 km tutti in piano — e la pianura non è il mio forte.

Nonostante fossi rimasta senza compagna, sono ripartita con una tranquillità nuova, forse mai provata prima. Ero io, la mia bici e la traccia che mi avrebbe portata a Caorle, dove avrei passato la notte. Mi avvicinavo alla laguna controvento, quasi non mi sembrava possibile di avere già più di 100 km sulle gambe. Non pioveva più e il mare era calmo.

Primo giorno: 120 km, 205 m d+, 6 h
Secondo giorno
Il mattino seguente piovigginava, ma dovevo ripartire e recuperare Nicole, che mi sarebbe venuta incontro. Si partiva dal mare per arrivare in Val Belluna (a casa, per me): da Caorle verso Oderzo, poi a Conegliano (veloce tappa da Ruggine e conquista del castello), per poi continuare a salire verso Vittorio Veneto. Qui abbiamo incontrato la prima vera salita in traccia: il Fadalto, valico alpino tra il Trevigiano e il Bellunese.
In salita
Questa salita non ha pendenze dure ma alterna parti più pendenti e falsi piani che non passano più. Verso la fine della salita, dopo una deviazione per costeggiare i laghi, abbiamo iniziato a sentire qualche goccia e, pedalata dopo pedalata, peggiorava. Arrivate in cima, era peggio che stare sotto la doccia. Così decidiamo di correre al riparo: una fuga verso le gallerie che costeggiano il lago di Santa Croce e una pausa al bar.

Lì ci siamo sparate due tostoni e abbiamo controllato il radar meteo. Non sembrava esserci via di fuga… solo uno squarcio di sereno di una mezz’ora: l’unica speranza per non fare gli ultimi 40 km sott’acqua. E dopo un caffè e uno strudel abbiamo finito la pedalata quasi senza rilavaggi…
Abbiamo attraversato il centro storico di Belluno, percorrendo le strade che percorrevo tutte le mattine per andare a scuola. Tutto asciutto, se non per gli ultimi 3 km, quando abbiamo deviato per Santa Giustina (a casa mia, dove piove sempre).
Secondo giorno: 165 km, 1240 m d+, 7 h
Terzo giorno
Domenica, ultimo giorno della nostra avventura. La stanchezza si fa sentire. Partenza con il Passo San Boldo per uscire dalla Val Belluna per tornare verso i colli trevigiani, zone ormai consumate dalle gomme di Nicole.
Dopo la salita che arriva a 705 m, discesa a tunnel e tornanti storici. Più scendevamo, più le temperature si alzavano. Ecco le colline del Prosecco, salendo a Combai per strade interne, scendendo poi verso il Piave. L’ultima tappa è stata la più corta. Non ci sembrava vero: finalmente il sole e in un attimo siamo arrivate a Bassano.

Terzo giorno: 86 km, 1150 m d+, 3 h 40 min
Ad aspettarci abbiamo ritrovato tutti i compagni di pedalate incontrati in questi tre giorni, i nostri genitori che hanno pedalato a tratti con noi ma soprattutto un ristoro degno di nota.

Considerazioni finali sulla Veneto Gravel in bikepacking
Sono veramente contenta di questa mia prima esperienza. Ce ne saranno sicuramente altre, dove magari mi spingerò un po’ fuori dal comfort di casa: una pausa dall’ambiente gare che vale il piacere (non la pena) di prendersi.
Considerazioni sulla gestione e preparazione
Si poteva portare qualcosa in meno, ma come avevo anticipato volevo fare un test delle borse (passato a pieni voti). La mia bici e quell’assetto da viaggio mi hanno soddisfatta veramente: non c’è stato un momento in cui mi sia sentita limitata. Era più pesante, certamente, ma scorreva benissimo. Dopo fango, pioggia, sabbia… era ancora la stessa di prima, e i miei vestiti di ricambio erano all’asciutto. Non potevo chiedere di meglio.
Sono stata bene. L’ultimo giorno ho sofferto un po’, non riuscivo a ‘‘prendere il giro’’, ma poi mi sono ripresa e ho finito ancora carica di energie. Sono contenta della mia gestione anche alimentare: non ho avuto problemi, mi sono sempre assicurata di avere cibo per l’evenienza. Veramente una bella esperienza, ve la stra-consiglio!










ciao Nicole e Matilde grazie per la risposta che denota uno spirito molto sportivo e cortese e hai centrato la mia che era solo una provocazione e nulla piu’…..
E la redazione evidentemente non ha colto Il mio retropensiero Pazienza
Per me lo risottolineo siete due atlete coi fiocchi E ben preparate Correte in bici da anni macinando km E pure triatlete ( anche mio figlio triatleta piu’ o meno la stessa eta’ )
La mia provocazione , educata , voleva solo essere uno stimolo dato il vs livello atletico e l’eta’ che invidio bonariamente A dire
fate il classic 720km Fatelo senza passare da casa e arrangiatevi in tutto anche nei guasti tecnici Tanto per strada i partecipanti siamo tutti collaborativi e attrezzati
E cosi’ vivete una dimensione davvero avventurosa. Un po’ piu’ articolata e sfidante dato che gamba e passione ne avete da vendere Tutto qua. La beach o la lake lasciatela a noi anziani che ci buttiamo nella mischia prendendo la bici in eta’ avanzata
e andando si all’avventura a questa eta’ con poco allenamento.
Chiaramente tutto detto nella massima liberta’ e con il sorriso Sempre
Ancora grazie per la sagace risposta
un abbraccio Francesco
Grandissime Matilde prima (perché ha scritto) e Nicole !!! Le stesse Super ragazze che ricordo ancora con la Graziella una che pedalava e l’altra in piedi dietro ♥️♥️♥️
rispondo a francesco, invitandolo a leggere meglio.
Matilde ha fatto TUTTO il giro, io a causa di un problema alla borsa mi son dovuta fermare a treviso il primo giorno e andare a casa a cambiare borsa (cose che succedono quando non provi le cose prima). Il giorno dopo sono partita da casa e le sono andata in contro quasi fino a Caorle dov era prevista la prima “sosta” e una volta trovata mi sono girata e ho seguito la traccia in senso giusto fino all’altra sosta che era programmata a casa sua (la traccia passava a 8 km da li perciò l’abbiamo pure allungata).
In ogni caso penso che a 26 anni come a 40 uno è libero di scegliere cosa fare e dove andare :) buone pedalate
Brave sempre per lo sport ma hanno 26 anni e gariste di tutto punto allenate e controllate SU DORMITO a casa e tagliato pure strada sembra CHIEDO Dove e’ avventura? non si capisce e’ Le parole hanno un senso
Routine per chi si allena sulle strade di casa Direi un’ esperienza alternativa Avventura a 26anni e’ altro dai su
Molto autoreferenzilale il racconto bannate pure
Io over 60 fuori forma ripreso la bici dopo 40anni tre mesi fa e mai fatto un km sul fango…..fatto la Lake partito solo e presa tutta quanta acqua primo giorno sino Lonigo…..
[Non cancelliamo il suo commento ma non ne comprendiamo davvero il senso: perché una persona che condivide la bellezza di pedalare deve essere giudicata? La maggior parte dei lettori, per fortuna, non la pensa come lei – Bikeitalia.it]
Ciao, non era freddissimo in quei giorni per fortuna (ovviamente quando ti fermi sudata e/o bagnata hai freddo ma con qualche sgasata ti scaldi), io avevo solo k-way. non ho usato ne copri scarpe ne guanti.
Matilde come vedi dalle foto è molto più calorosa di me ma anche lei con la pioggia forte del primo giorno aveva il k-way
Buongiorno e Brave. Una domanda: che prodotti e materiale antipioggia corpo, temperature non elevate, avete usato? Tipo mantellina, copriscarpe, se guanti, io non li uso , grazie della cortesia, Brave.
COMPLIMENTI 💪 BRAVISSIME 💪 Lo scorso anno ho effettuato la stessa traccia in senso orario,davvero una bella esperienza (VG 24 numero 715)