“Let’s be honest: the world does not need just yet another bicycle.” Con queste parole, Marianne Weinreich – esperta di mobilità urbana – ha aperto Eurobike 2025 a Francoforte. Una dichiarazione semplice, ma radicale: non ci servono solo nuove biciclette, ci servono bici più intelligenti, versatili, sostenibili. Bici che rispondano ai bisogni reali delle persone, che supportino la vita quotidiana, che siano inclusive, riparabili, accessibili.
Quindi, bici pensate per tutti i corpi, tutti gli usi, tutti i contesti.
Questo è stato il filo rosso di tutta Eurobike: un richiamo forte all’industria ciclistica, perché torni a credere profondamente nel prodotto che realizza. La bicicletta è il mezzo di trasporto più efficiente che esista. È il futuro. Ma per esserlo davvero, ha bisogno di un sistema intorno che la sostenga: un’industria diversificata, una politica convinta, una comunità esigente.
Diversità: non solo un valore, ma una leva di mercato
Già dal primo giorno il messaggio è stato chiaro: una keynote tenuta da una donna, seguita da un panel C-level tutto al femminile. Non un gesto simbolico, ma il frutto di una strategia chiara: includere voci nuove per parlare a mercati nuovi. Se vogliamo far crescere la quota di mercato della bici, dobbiamo ascoltare anche chi oggi non si sente ancora rappresentato.

Jenn Dice, Jill Warren, Marianne Weinreich and Isabell Eberlein
Il secondo giorno, durante il Pink Thursday, molti dei tavoli di networking erano guidati da donne. E il “Women in Cycling Breakfast” ha mostrato come lo spazio alle diversità possa essere concreto, strutturato, utile. Un applauso a Eurobike per averlo reso possibile.
Un settore che evolve con le idee più chiare
Anche con numeri leggermente inferiori di espositori rispetto agli anni passati, Eurobike ha saputo offrire un panorama più internazionale, con una presenza equilibrata di aziende da Asia e Nord America. Ottima la distribuzione degli spazi, interessante e centrato il programma conferenze.
Il mercato mostra segni di ripresa: la vendita cresce lentamente ma stabilmente, e molti big del settore stanno registrando dati positivi. Cambia anche la relazione con il prodotto: nel 2023, mentre la produzione di bici in Europa è calata del 24%, il 90% delle officine tedesche ha visto crescere il proprio fatturato. Le persone vogliono riparare, mantenere, adattare.
Sostenibilità: da trend a prerequisito
In tutte le conversazioni si è respirato un nuovo senso di responsabilità. Come giurata dell’Eurobike Award, ho visto centinaio di prodotti che dimostrano quanto la bici sia ancora un oggetto in continua evoluzione.

Dal design adattivo della Puky per accompagnare la crescita del bambino, alla e-bike di Ampler che si ricarica con un caricatore da telefono; dallo zaino a impatto zero di Vaude fino al progetto modulare “una bici, mille usi” di Urbanisto – vincitore dello Start-up Award.
E poi il confronto illuminante tra Sandra Wolf (CEO, Riese & Müller) e Will Butler-Adams (CEO, Brompton):
“Essere sostenibili vuol dire accettare di non essere perfetti, ma lavorare ogni giorno per migliorarsi”, ha detto Sandra. Will ha rincarato: “Spostiamo un essere umano da 100 kg con un mezzo da 10. È l’esempio perfetto di efficienza. Ora dobbiamo rendere altrettanto efficiente anche la produzione.”
In breve: la sostenibilità non è più un’opzione, è un dovere industriale.
Lavorare insieme per restare in agenda
Paul Walsh, CEO di Cycling Industries Europe, ha richiamato l’attenzione sull’importanza della competitività, sul potenziale del leasing aziendale e del cicloturismo per valorizzare territori poco conosciuti. Ma soprattutto, ha ricordato quanto sia fondamentale restare uniti per mantenere la bici nell’agenda politica, dal livello locale a quello europeo.
E al consumatore? Chiedete di più. Pretendete impegno.
Se vogliamo un cambiamento reale, serve anche un nuovo tipo di domanda. Il consumatore deve imparare a chiedere, a valutare i brand per ciò che fanno, non solo per ciò che vendono. Chi ha già investito nella sostenibilità e nell’inclusione deve essere premiato.





















La bicicletta è un mezzo stupendo che ha fatto parte della mia vita sìa per andare a lavorare e per svago non potrei farne a meno, io ho avuto la fortuna di essere nato nel 1950 dopo la fine della guerra.
Manca soltanto che chi commercia in bici capisca che non è possibile che il prezzo di una bici sia superiore a quello di un motociclo, che porta con sé una tecnologia superiore, necessita di costi di produzione e distribuzione ben più alti di una semplicissima bici, oltre ad essere facilmente disponibile presso i punti vendita. Le bici costano oltre il doppio del loro effettivo valore al dettaglio, e sono diventate poco disponibili. Nella maggioranza dei punti vendita ti vendono soltanto il disponibile ed ordinare una bici specifica è quasi impossibile. Speriamo arrivino presto i prodotti cinesi con tanto di punti vendita.