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In bici dalle Alpi al Mediterraneo: il progetto che unisce Italia e Francia

In bici dalle Alpi al Mediterraneo: il progetto che unisce Italia e Francia
Limone Piemonte in bici (foto di archivio)

RivierALP è un progetto che vuole unire Italia e Francia attraverso un percorso che si può fare in bicicletta o a piedi, dalle montagne delle Alpi fino al mare della Riviera. È un progetto finanziato dal programma europeo Interreg ALCOTRA e coinvolge Comuni, parchi naturali e realtà turistiche dei due Paesi.

L’obiettivo è offrire a chi viaggia un’esperienza lenta, per scoprire i luoghi con calma. La bici, in questo senso, non è solo un mezzo di trasporto, ma un modo per guardare il paesaggio, incontrare le persone, fermarsi quando si vuole e sentire la continuità tra natura e cultura.

Un territorio da riscoprire

Le valli delle Alpi Marittime e delle Alpi Liguri sono territori bellissimi, ma spesso poco conosciuti. Negli ultimi anni hanno affrontato problemi come lo spopolamento, la chiusura di servizi e alcune forti alluvioni che hanno lasciato segni ancora evidenti.

Nonostante questo, chi ci passa si accorge subito che qui c’è una ricchezza particolare: borghi di pietra, boschi freschi, pascoli d’alta quota, piccoli musei, feste locali e un modo di vivere che conserva tradizioni antiche.

RivierALP vuole riportare attenzione su questi luoghi, valorizzando ciò che già c’è, senza snaturarlo.

RivierALP dalle Alpi al Mediterraneo mappa

Da Limone Piemonte alla Riviera

Il punto di partenza dell’itinerario è Limone Piemonte. Da lì il percorso scende verso il mare. Sul lato francese si arriva a Mentone, mentre sul lato italiano gli arrivi previsti sono Sanremo e Imperia.

L’idea non è costruire tutto nuovo, ma mettere in continuità strade bianche, sentieri, piste ciclabili e strade secondarie poco trafficate.

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Chi viaggia potrà passare in poche ore da paesaggi alpini, con rocce e prati, ai profumi della macchia mediterranea, fino al mare.

Questo cambiamento graduale dell’ambiente è uno degli aspetti più belli dell’esperienza.

Italia e Francia insieme

In questa fase, il lavoro più grande riguarda la scelta dei tracciati e la loro manutenzione. Alcuni tratti sono già percorribili, altri hanno bisogno di interventi dopo gli eventi meteorologici degli ultimi anni.
Settori come valloni, crinali esposti o sentieri scavati dall’acqua devono essere sistemati con cura. È un lavoro lento, fatto di verifiche, camminate, sopralluoghi e soluzioni che rispettino il paesaggio.
Si sta anche lavorando alla segnaletica, per rendere chiaro a tutti dove si va e come muoversi in sicurezza.

Uno dei punti più particolari del progetto è che si tratta di un lavoro condiviso tra due Paesi. Ci sono tavoli tecnici, riunioni, traduzioni, scambi di personale, e soprattutto una visione comune: il territorio non si ferma alla linea del confine.

La montagna è una sola, la cultura della pastorizia è la stessa, i dialetti si assomigliano, i prodotti locali spesso sono identici o quasi. RivierALP riesce a mettere in luce tutto questo, mostrando come le Alpi siano sempre state un ponte, più che un muro.

Accoglienza lungo il percorso

Per rendere il percorso davvero percorribile, servono luoghi in cui potersi fermare. Rifugi, agriturismi, piccoli alberghi e bar stanno iniziando a organizzarsi per accogliere chi viaggia.
Serve un posto per lasciare la bici al sicuro, ricaricare un’ebike, lavarsi se si è sporchi di polvere, chiedere un consiglio sul percorso successivo.

L’obiettivo è creare una rete ospitale semplice, calda, riconoscibile. Non turismo di massa, ma turismo attento, dove conta il contatto umano.

Al momento in cui pubblichiamo questo articolo (dicembre 2025, ndr) si sta lavorando anche alla parte comunicativa: mappe, una guida, una piattaforma digitale bilingue, pannelli lungo il percorso.

Le sfide ancora aperte

Ci sono ancora passaggi da completare perchè alcuni tratti di percorso richiedono interventi per essere messi in sicurezza.e non sempre è facile arrivare all’inizio del percorso senza automobile: il potenziamento dei collegamenti pubblici sarà importante. E bisogna fare attenzione a non trasformare un territorio fragile in una mèta sovraffollata. Il turismo della zona deve restare leggero, rispettoso, equilibrato.

L’idea è che RivierALP non vuole essere qualcosa di pronto in una data precisa, ma un progetto che cresce negli anni. Man mano che i lavori avanzano e la rete di accoglienza si rafforza, l’itinerario diventerà sempre più riconoscibile. Così sono partiti il Cammino di Santiago e la Via Francigena.

Sarà un percorso adatto anche a chi pedala senza fretta, a chi ama fermarsi, ascoltare, osservare.
Un’esperienza per famiglie, ciclisti curiosi, camminatori, persone che cose uniche.

Se RivierALP riuscirà nel suo intento, potrà portare benefici ai territori attraversati e allo stesso tempo offrire ai viaggiatori un modo nuovo di scoprire questa parte di Italia e Francia. Viaggiare lentamente consente di vedere i dettagli, di capire come cambiano piante, rocce, voci e sapori.

È un invito a prendersi il tempo di arrivare, non solo il desiderio di ripartire.

Maggiori informazioni sul progetto transfrontaliero RivierALP a questo link

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Commenti

  1. Antonio ha detto:

    Pefettamente d’accordo con l’intervento, siamo diciamo costretti nei soliti percorsi sicuri vicino a casa al massimo qualche decina di chilometri, ma se vuoi davvero viaggiare in bici in modo minimamente sicuro e raggiungere altre città o altre regioni (utopia) devi rischiare lunghi tratti dove anche in strade secondarie magari un poco strette rischi di essere travolto senza tanti complimenti. È inconcepibile che appena salito in auto tutto ciò che sta sulla strada e non corre sia un nemico da cancellare, siano gatti, cani, topi o pedoni e ciclisti, a volte in strade poco frequentate e in salita ho dovuto gettarmi quasi nel fosso per evitare di essere investito. Eppure ho luce davantim rafar e luce posteriore abbigliamento con catarifrangenti e di colori accesi … l’unico posto ciclabile nel nord che io sappia è il trentino anche perchè su quelle strade non sopravviveresti un istante, le auto corrono come pazzi. Eono anni che vorrei completare un percorso lungo il Po’ ad anello diciamo un centinaio di chilometri ma a causa di un tratto di 5 km. letteralmente imbottito di TIR è impossibile a meno che non si voglia giocare alla roulette russa … siamo confinati e bloccati senza una vera libertà fisica di movimento. E basta con i ciclisti che riempiono la strada in coppia o in gruppo etc. tutte scuse io viaggio purtroppo da solo, ma educazione stradale e rispetto zero non uso più la bici da corsa e mi limito alla MTB fuoristrada o strade bianche e alla gravel in ciclabili come quella di MN/Garda che almeno un po’ di respiro te lo danno. Eco MN è davvero una città bike friendly ci sono sempre percorsi alternativi per le bici in tutta la città e anche in parte della periferia.

  2. Francesco Felarte ha detto:

    Bello e affascinante. A oggi a mio avviso sarebbe tuttavia molto prioritario unire “Italia a Italia”. Nel senso che è quasi ubiquitario il problema di collegare e completare ciclabili segmentate, “frammentarie”, che non raggiungono mai punti strategici e NON consentono ritorni lineari o ad anello sicuri. A volte persino fra comuni limitrofi.

    “Ci sono ancora passaggi da completare perchè alcuni tratti di percorso richiedono interventi per essere messi in sicurezza e non sempre è facile arrivare all’inizio del percorso senza automobile” Una situazione classica qui da noi,
    in senso peggiorativo, perchè nell’area dove vivo al Nord-est QUASI MAI è possibile arrivare all’inizio di una lunga ciclabile senz’auto o senza dover rischiare la vita pedalando nella congestione del traffico fra i veicoli motorizzati.

    Una situazione di cui si sono accorti anche i cicloturisti, da molto tempo.

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