La bicicletta è il mezzo che permette di coprire in poco tempo e con un bassissimo costo al km quelle distanze troppo lunghe per essere percorse a piedi. Le barriere d’ingresso poi sono poche e facilmente accessibili: l’unico elemento fondamentale è possedere una bicicletta. Insomma, si tratta quindi del mezzo ideale per gli spostamenti più o meno brevi di tutti i giorni, che siano verso un ufficio, una scuola, un supermercato, una farmacia o una palestra. Per semplificare, d’ora in poi mi riferirò a tutto questo col termine “Bike to Work”, anche se sarebbe più corretto chiamarlo “Bike to Wherever”.
La bicicletta: un mezzo stagionale?
Durante primavera e estate, con l’arrivo della bella stagione e l’allungarsi delle giornate, molti rispolverano la propria bicicletta. Purtroppo però, quando le giornate tornano a farsi corte, altrettanti la abbandonano. Senza grande biasimo: è comprensibile non avere tutta questa voglia di continuare con il Bike to Work quando si esce dall’ufficio che il sole è già tramontato.
Bisogna essere realisti: non è facile mantenere l’abitudine del Bike to Work nei mesi autunnali e invernali. Se pedalare al sole è in genere piacevole e relativamente semplice, col buio il traffico sembra più pericoloso, le strade sembrano ancor meno accoglienti di quanto già poco lo siano e il contrattempo pare dietro l’angolo. Quando le giornate si accorciano, d’altronde, la propensione a qualunque attività all’aria aperta diminuisce. Si tratta di una tendenza dimostrata da diversi studi e le motivazioni principali riguardano sicurezza percepita e comfort.
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Per fortuna, su internet si trovano numerosi tutorial, articoli e video su come andare in bicicletta in sicurezza quando fa buio. Tuttavia, i contenuti spesso si ripetono: luci anteriori e posteriori con un minimo numero di lumen, abbigliamento tecnico rifrangente e così via. Personalmente, credo che le lezioni più importanti le abbia apprese durante l’ormai quindicina di anni di esperienza diretta di Bike to Work tra Trento, Torino, Olanda e Milano. Sperimentando non solo diverse tipologie di strade, ma soprattutto diverse tipologie di utenti della strada.
Quindi, qui di seguito riporto 5 consigli che non troverete da nessun’altra parte su come poter affrontare in sicurezza un Bike to Work notturno:
1. Vedere bene e essere ben visibili
Il punto cruciale è la visibilità. Luce anteriore e luce posteriore sono obbligatorie per legge, ma non basta munirsi di due faretti economici per affrontare in sicurezza tragitti notturni.
Occorre prestare attenzione soprattutto sulla luce anteriore: attraversando zone poco illuminate, il rischio maggiore è ritrovarsi a vedere solo pochi centimetri davanti a sé.

Nella scelta della luce non limitatevi a considerare solo la potenza in lumen: sono di uguale importanza la durata della batteria – soprattutto se il tragitto da affrontare è lungo – e la propagazione del fascio di luce, che deve illuminare la strada non solo in profondità ma anche in larghezza. Anche il design ha una certa importanza, ma non per questioni estetiche: una luce anteriore potente dovrebbe prevedere uno schema del fascio di luce “a taglio”, ovvero canalizzato verso la strada, in modo da evitare di accecare chi giunge in direzione opposta. Lo stesso principio degli anabbaglianti delle auto. Quanto è fastidioso incrociare sulla corsia opposta un veicolo con gli abbaglianti accesi?
Ma non finisce qui: se visibilità anteriore e posteriore sono spesso al centro dei discorsi sulla sicurezza stradale, la visibilità laterale è troppo spesso trascurata. Eppure è fondamentale, sia negli incroci e quanto (soprattutto) nelle rotonde, dove gli automobilisti hanno una prospettiva laterale della bici.
Per migliorare la visibilità laterale esistono luci specifiche da montare sulle forcelle, ma in alternativa possono bastare indumenti con inserti catarifrangenti oppure un gilet o una cintura riflettente da indossare sopra i vestiti.
2. Occhio agli animali
In ogni caso, anche con la migliore luce anteriore in commercio, la visibilità notturna non sarà mai paragonabile a quella diurna. Se nel tragitto sono previsti tratti in parchi o zone di periferia nella natura, occhio a quegli animali che, essendo crepuscolari o notturni, non siamo abituati a incontrare per strada.
Ultimamente, nell’attraversamento di un parco mi capita di avere incontri fin troppo ravvicinati con ricci e lepri: quest’ultime tendono a sostare lungo la stradina che percorro in bici e, al mio passaggio, si scatena un fuggi fuggi di lepri per tornare al riparo. Adesso che so come funziona, in quel tratto rallento sempre un po’. Ma prima o poi ho il timore che qualche lepre deciderà di attraversare quando sarà troppo tardi.
3. Pedalando col buio, i punti esperienza sono doppi

Pedalare col buio stimola tutti i sensi: ci sono meno distrazioni e si ha una percezione migliore di cosa succede mentre si è in sella alla bicicletta. È in queste situazioni che si impara a stare in strada e si acquisisce quella consapevolezza necessaria a prevenire eventuali situazioni spiacevoli. Insomma, pedalando di notte si diventa dei ciclisti migliori più velocemente.
4. Fai manutenzione costante
Poche cose sono più noiose, per chi si sposta in bicicletta, dell’incappare in qualche guaio meccanico. Soprattutto se non ti stai spostando non per svago e hai un orario di arrivo da rispettare. E quando la visibilità è scarsa, ritrovarsi a dover smanettare con la torcia del telefono per risolvere l’incatricchiamento di turno non è certo l’ideale.
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Insomma, è sempre fondamentale mantenere la bici in perfette condizioni, ma a maggior ragione se un’eventuale riparazione rischia di essere ben più difficoltosa del normale a causa della scarsa illuminazione.
5. Datti tempo per abituarti
All’inizio non sarà facile quanto pedalare alla luce del sole: è necessario un periodo di adattamento, come con qualsiasi cosa nuova.
È solo questione di abitudine: con la costanza si acquisisce l’esperienza necessaria grazie alla quale salire in sella col buio non sarà più un problema. Anzi: sarà un divertimento.





















Concordo in tutto…
Ultimamente sto facendo un bike to work abbastanza impegnativo,30+30 Km; la sera, quando prendo la bici per tornare a casa, devo attraversare un parco, completamente buio,dove la compagnia è per ora di caprioli, ma vedo nel terreno i segni dei cinghiali, spero di non fare incontri spiacevoli con loro… ed ecco che in questo tratto di circa 5 Km una luce decisamente importante (1300lumen) viene in aiuto.
Quando torno sulle strade trafficate la abbasso di intensità, perchè altrimenti è anche fastidiosa.
Pantaloni con catadiottri, giubbino con fasce riflettenti, luce posteriore lampaggiante, accesa e ben visibile, pneumatici con fascia riflettente. (ho anche una luce bianca al posteriore, che non so mai se attivare o meno…)
P.S. la bici è muscolare, quindi le luci sono a batteria, ricordiamoci sempre di ricaricarle per bene.
Nei tratti trafficati, così piazzati, si viene anche rispettati da camion e automobilisti. La nostra visibilità, è sia la nostra ma anche la sicurezza degli automobilisti/camionisti.