Bike to Work, come iniziare


Lao-Tzu, filosofo cinese dell’antichità e fondatore del Taoismo, amava dire che “la parte più difficile di un viaggio è la porta“. Questo perché, nonostante tutto il desiderio bruciante, la volontà e le buone intenzioni, iniziare un percorso nuovo può rivelarsi arduo, soprattutto all’inizio, quando non si sa da che parte girarsi.

Se non si trovano risposte ai dubbi o non si hanno esempi da seguire, è molto facile che anche la motivazione più ferrea venga meno. Come affrontare quindi il tema del Bike to Work?

Nel susseguirsi dei vari articoli vedremo come risolvere i problemi pratici e di logistica riguardanti il trasporto delle proprie cose, come lavarsi e cambiarsi sul luogo di lavoro o organizzare il proprio tempo in base agli spostamenti in bicicletta.

Ci occuperemo poi di una parte pratica, dove affronteremo la strada e la vita reale, cercando di capire come muoversi nel traffico, comportarsi ai semafori o segnalare i propri spostamenti in totale sicurezza. Non vi sono requisiti necessari per cominciare, basta solo avere voglia di mettersi in gioco, di provare a “vedere come va” e se davvero è possibile per tutti godere delle gioie del ciclismo urbano.

Partiamo dall’inizio, ovvero dal momento in cui nasce dentro di noi la volontà di provarci, di dire “quasi quasi ci vado in bici”. Visto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, vediamo come colmare quel vuoto.

Vincere gli ostacoli mentali

Alzi la mano chi, quando ha pensato “quasi quasi vado al lavoro in bici” non sia stato immediatamente inondato di pensieri che mettevano in discussione ogni motivazione. È un processo naturale dovuto ai meccanismi di difesa del nostro cervello: essendo progettato per farci sopravvivere, ogni deviazione possibile dalla strada che abbiamo tracciato viene inizialmente percepita come un potenziale pericolo. Sono sicuro che chiunque, anche se davvero convinto o motivato, si sia posto dubbi del tipo:
“Sì ma ci sono troppe auto: come faccio?”
“Già ma poi cosa la pago a fare l’assicurazione della macchina?”
“E le commissioni?”
“E poi come faccio se sudo?”
“Ma con ‘sto freddo, all’aperto?”

Per superare i timori iniziali (che il buon Lao-Tzu chiamerebbe “impedimenti mentali”) si può usare un metodo molto semplice e poco 2.0: scrivere le proprie intenzioni.

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Prendete un foglio bianco e tracciate tre righe verticali, che saranno le colonne della tabella. La prima colonna la chiameremo “Vantaggi”, la seconda “Svantaggi” e la terza “Soluzioni”. Riempite la prima colonna con tutti i vantaggi che secondo voi usare la bici per andare a lavoro può portare. Metteteci “Risparmiare”, “Restare in forma”, “Evitare il traffico”, tutto quello che vi piace, desiderate o pensate che la nuova scelta possa apportare alla vostra vita. Nella seconda colonna invece inserite le vostre paure e gli svantaggi che possono conseguire da questa scelta. Frasi tipo “Pericolo”, “Alzarsi prima”, “Fare la spesa?”.

Ora, per ogni svantaggio o timore che avete scritto, valutate se esiste una soluzione concreta che potete mettere in atto e scrivetela nella terza colonna. Ad esempio, quando ho compilato la mia tabella subito dopo essermi sposato, alla voce “La sera sarò stanco”, ho risposto “Ma anche soddisfatto” oppure “Ma come faccio ad andare a trovare i miei?” ho ribattuto con “basta organizzarsi”.

Non serve trovare la soluzione ai problemi del mondo, basta solo identificare e capire che per quel dato problema o timore esiste un antidoto e che siamo in grado di metterlo in atto. Ora contate i vantaggi che avete inserito nella prima colonna e gli svantaggi che sono rimasti senza soluzione e fate un paragone: quali sono in maggior numero?

Questo metodo è molto pratico e funzionale perché permette di avere una visione a 360° del progetto e capire che molto spesso i nostri timori sono infondati. Purtroppo per riuscire in questo intento abbiamo bisogno di scrivere, poiché la nostra mente è più propensa a valutare i problemi piuttosto che gli aspetti positivi.

Superare le false convinzioni

Altro masso da spostare prima d’imboccare “la porta” del bike to work sono le false convinzioni, ovvero una serie di certezze che nascono più da abitudini o da preconcetti piuttosto che da una realtà definita. Il classico esempio è: “Sì ma io con l’auto impiego 5 minuti per arrivare a lavoro”.
Molto spesso con questa frase si fa caso solo al tempo di effettivo spostamento, dimenticando i 10 minuti aggiuntivi spesi (e direi persi) per cercare parcheggio. Ma visto che vale più un grammo di pratica che una tonnellata di teoria, vi propongo questo esercizio: prendete il vostro smartphone e avviate la funziona cronometro non appena accendete l’auto e fermate il tempo nell’attimo preciso in cui entrate sul luogo di lavoro, quindi dopo aver trovato parcheggio, aver raggiunto l’edificio ed essere entrati. Con questo semplice esercizio mia moglie scoprì di impiegare dai 10 ai 15 minuti per trovare parcheggio lungo la strada, tempo che si aggiungeva ai magnifici “sono 5 minuti di strada, che vuoi che sia”. Un altro esercizio molto semplice è azionare il Gps e rilevare la distanza percorsa a piedi per spostarsi dal parcheggio al luogo di lavoro. E’ sorprendente, per chi abita davvero vicino, scoprire che a volte la distanza parcheggio-lavoro è più elevata di quella casa-lavoro.
Ovviamente questo esercizio vale per le percorrenze al di sotto dei 5 km, dove sarà davvero facile scoprire che la bicicletta è vantaggiosa in termini di tempi, percorrenze e facilità di spostamento.

Altre false convinzioni che possono minare la volontà di chi si sta avvicinando al Bike to Work possono essere:
“Eh, ma si arriva al lavoro tutti sudati”: se le vostre percorrenze sono inferiori ai 5km difficilmente s’innescherà il processo della sudorazione, poiché questo meccanismo di difesa si attua quando la temperatura corporea sale e serve qualche chilometro in bici prima che ciò avvenga;
“Saranno dieci anni che non pedalo, non sono più capace”: prima di iniziare ad andare al lavoro in bicicletta, l’ultima volta che mia moglie aveva pedalato c’erano ancora le lire. Ma una volta che si ha imparato da piccoli, andare in bicicletta non si scorda più. Magari sulle prime si è un po’ arrugginiti ma bastano pochi colpi di pedale per ricominciare;
“Ci sono troppe auto, è pericoloso”: pedalare in città non è esente da pericoli, questo è sacrosanto, ma bisogna distinguere tra le insidie reali e la paura del pericolo. Le prime vanno conosciute ed evitate, trovando soluzioni adeguate (usare le ciclabili, segnalare i propri movimenti, occupare lo spazio che necessitiamo e che ci spetta) mentre la paura stessa del pericolo va superata perché ingigantisce i problemi. Dedicheremo un articolo su questo punto, per prendere confidenza con la strada e superare la paura;
“Chissà cosa diranno i colleghi”: tralasciando qualche mente geniale che mi ha dato del povero perché vado in bici, solitamente la reazione delle persone alla vostra decisione si può ricondurre a due stati d’animo: invidia o incomprensione. Alcuni vi diranno che avete avuto coraggio e se anche loro potessero (irrimediabilmente hanno c’è qualcosa d’insormontabile nella loro vita che, chissà perché, voi non avevate) lo farebbero. Altri invece non capiranno mai la vostra scelta. Non fatevene un cruccio e ricordate che lo state facendo per voi stessi e per nessun altro;

Organizzare il proprio bike to work

Usare la bicicletta per andare a lavorare non è solo cambiare mezzo di trasporto, poiché questa scelta ha ricadute più ampie su molti aspetti della propria vita. Estremizzando il concetto si può dire che sia quasi una scelta o una filosofia di vita. Saremmo disonesti se dicessimo che sarà tutto bello, facile e vi ritroverete a pedalare in mezzo alla natura con il sole sulla faccia. Ci sono dei problemi da affrontare, usare diversi metodi per trasportare le proprie cose o per organizzare il proprio tempo ma non è niente di trascendentale.

La prima cosa da fare è trovare la bicicletta giusta per voi. Magari l’avete già, magari vorrete comprarne una nuova oppure preferite acquistarla usata. Potete usare una bici da corsa, una pieghevole, una mtb, una bici da città o da viaggio, è indifferente. L’importante è che sia la vostra bici, sia della vostra misura e che l’abbiate regolata in base alla vostra corporatura. Non serve che sia costosa, che abbia il colore della sella figo o che il telaio s’intoni con il colore dei copertoni, quello che importa è che sia adatta alle vostre esigenze.

Una volta trovata la bicicletta giusta, il resto è soltanto organizzazione pratica: come trasportare le proprie cose, cambiarsi d’abito, gestire gli impegni fuori dall’orario di lavoro, problemi logistici che si possono risolvere facilmente.

Infine, dato che raramente abbiamo corsie dedicate, dobbiamo considerarci come degli utenti della strada a tutti gli effetti, che dobbiamo dividere con automobili, motocicli e pedoni, per cui vedremo in maniera approfondita come comportarci in ogni situazione, per garantirci la massima sicurezza possibile.
Che dire, il nostro viaggio è cominciato e abbiamo imboccato la porta giusta, quella che ci condurrà a cambiare decisamente modo di muoverci. Lao-Tze ne sarebbe davvero soddisfatto.

Photo credits Alberica Di Carpegna © Milano Cycle Chic

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