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Bike to Work, come iniziare

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Lao-Tzu, filosofo cinese dell’antichità e fondatore del Taoismo, amava dire che “la parte più difficile di un viaggio è la porta“. Questo perché, nonostante tutto il desiderio bruciante, la volontà e le buone intenzioni, iniziare un percorso nuovo può rivelarsi arduo, soprattutto all’inizio, quando non si sa da che parte girarsi. Se non si trovano risposte ai dubbi o non si hanno esempi da seguire, è molto facile che anche la motivazione più ferrea venga meno. Per questo abbiamo deciso di lanciare il nostro progetto “B2W“, ovvero un corso per tutti gli appassionati che vorrebbero andare al lavoro in bici ma per un motivo o per l’altro non sono ancora riusciti a lasciare l’auto parcheggiata in garage e a usare la bicicletta. Nel susseguirsi dei vari articoli vedremo come risolvere i problemi pratici e di logistica riguardanti il trasporto delle proprie cose, come lavarsi e cambiarsi sul luogo di lavoro o organizzare il proprio tempo in base agli spostamenti in bicicletta. Ci occuperemo poi di una parte pratica, dove affronteremo la strada e la vita reale, cercando di capire come muoversi nel traffico, comportarsi ai semafori o segnalare i propri spostamenti in totale sicurezza. Non vi sono requisiti necessari per partecipare al nostro corso, basta solo avere voglia di mettersi in gioco, di provare a “vedere come va” e se davvero è possibile per tutti godere delle gioie del ciclismo urbano. Partiamo dall’inizio, ovvero dal momento in cui nasce dentro di noi la volontà di provarci, di dire “quasi quasi ci vado in bici”. Visto che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, vediamo come colmare quel vuoto.
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Vincere gli ostacoli mentali

Alzi la mano chi, quando ha pensato “quasi quasi vado al lavoro in bici” non sia stato immediatamente inondato di pensieri che mettevano in discussione ogni motivazione. E’ un processo naturale dovuto ai meccanismi di difesa del nostro cervello: essendo progettato per farci sopravvivere, ogni deviazione possibile dalla strada che abbiamo tracciato viene inizialmente percepita come un potenziale pericolo. Sono sicuro che chiunque, anche se davvero convinto o motivato, si sia posto dubbi del tipo:
“Sì ma ci sono troppe auto: come faccio?”
“Già ma poi cosa la pago a fare l’assicurazione della macchina?”
“E le commissioni?”
“E poi come faccio se sudo?”
“Ma con ‘sto freddo, all’aperto?”

Per superare i timori iniziali (che il buon Lao-Tzu chiamerebbe “impedimenti mentali”) si può usare un metodo molto semplice e poco 2.0: scrivere le proprie intenzioni.

Prendete un foglio bianco e tracciate tre righe verticali, che saranno le colonne della tabella. La prima colonna la chiameremo “Vantaggi”, la seconda “Svantaggi” e la terza “Soluzioni”. Riempite la prima colonna con tutti i vantaggi che secondo voi usare la bici per andare a lavoro può portare. Metteteci “Risparmiare”, “Restare in forma”, “Evitare il traffico”, tutto quello che vi piace, desiderate o pensate che la nuova scelta possa apportare alla vostra vita. Nella seconda colonna invece inserite le vostre paure e gli svantaggi che possono conseguire da questa scelta. Frasi tipo “Pericolo”, “Alzarsi prima”, “Fare la spesa?”. Ora, per ogni svantaggio o timore che avete scritto, valutate se esiste una soluzione concreta che potete mettere in atto e scrivetela nella terza colonna. Ad esempio, quando ho compilato la mia tabella subito dopo essermi sposato, alla voce “La sera sarò stanco”, ho risposto “Ma anche soddisfatto” oppure “Ma come faccio ad andare a trovare i miei?” ho ribattuto con “basta organizzarsi”. Non serve trovare la soluzione ai problemi del mondo, basta solo identificare e capire che per quel dato problema o timore esiste un antitodo e che siamo in grado di metterlo in atto. Ora contate i vantaggi che avete inserito nella prima colonna e gli svantaggi che sono rimasti senza soluzione e fate un paragone: quali sono in maggior numero?
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Questo metodo è molto pratico e funzionale perché permette di avere una visione a 360° del progetto e capire che molto spesso i nostri timori sono infondati. Purtroppo per riuscire in questo intento abbiamo bisogno di scrivere, poiché la nostra mente è più propensa a valutare i problemi piuttosto che gli aspetti positivi.

Superare le false convinzioni

Altro masso da spostare prima d’imboccare “la porta” del bike to work sono le false convinzioni, ovvero una serie di certezze che nascono più da abitudini o da preconcetti piuttosto che da una realtà definita. Il classico esempio è: “Sì ma io con l’auto impiego 5 minuti per arrivare a lavoro”.
Molto spesso con questa frase si fa caso solo al tempo di effettivo spostamento, dimenticando i 10 minuti aggiuntivi spesi (e direi persi) per cercare parcheggio. Ma visto che vale più un grammo di pratica che una tonnellata di teoria, vi propongo questo esercizio: prendete il vostro smartphone e avviate la funziona cronometro non appena accendete l’auto e fermate il tempo nell’attimo preciso in cui entrate sul luogo di lavoro, quindi dopo aver trovato parcheggio, aver raggiunto l’edificio ed essere entrati. Con questo semplice esercizio mia moglie scoprì di impiegare dai 10 ai 15 minuti per trovare parcheggio lungo la strada, tempo che si aggiungeva ai magnifici “sono 5 minuti di strada, che vuoi che sia”. Un altro esercizio molto semplice è azionare il Gps e rilevare la distanza percorsa a piedi per spostarsi dal parcheggio al luogo di lavoro. E’ sorprendente, per chi abita davvero vicino, scoprire che a volte la distanza parcheggio-lavoro è più elevata di quella casa-lavoro.
Ovviamente questo esercizio vale per le percorrenze al di sotto dei 5 km, dove sarà davvero facile scoprire che la bicicletta è vantaggiosa in termini di tempi, percorrenze e facilità di spostamento.
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Altre false convinzioni che possono minare la volontà di chi si sta avvicinando al Bike to Work possono essere:
“Eh, ma si arriva al lavoro tutti sudati”: se le vostre percorrenze sono inferiori ai 5km difficilmente s’innescherà il processo della sudorazione, poiché questo meccanismo di difesa si attua quando la temperatura corporea sale e serve qualche chilometro in bici prima che ciò avvenga;
“Saranno dieci anni che non pedalo, non sono più capace”: prima di iniziare ad andare al lavoro in bicicletta, l’ultima volta che mia moglie aveva pedalato c’erano ancora le lire. Ma una volta che si ha imparato da piccoli, andare in bicicletta non si scorda più. Magari sulle prime si è un po’ arrugginiti ma bastano pochi colpi di pedale per ricominciare;
“Ci sono troppe auto, è pericoloso”: pedalare in città non è esente da pericoli, questo è sacrosanto, ma bisogna distinguere tra le insidie reali e la paura del pericolo. Le prime vanno conosciute ed evitate, trovando soluzioni adeguate (usare le ciclabili, segnalare i propri movimenti, occupare lo spazio che necessitiamo e che ci spetta) mentre la paura stessa del pericolo va superata perché ingigantisce i problemi. Dedicheremo un articolo su questo punto, per prendere confidenza con la strada e superare la paura;
“Chissà cosa diranno i colleghi”: tralasciando qualche mente geniale che mi ha dato del povero perché vado in bici, solitamente la reazione delle persone alla vostra decisione si può ricondurre a due stati d’animo: invidia o incomprensione. Alcuni vi diranno che avete avuto coraggio e se anche loro potessero (irrimediabilmente hanno c’è qualcosa d’insormontabile nella loro vita che, chissà perché, voi non avevate) lo farebbero. Altri invece non capiranno mai la vostra scelta. Non fatevene un cruccio e ricordate che lo state facendo per voi stessi e per nessun altro;
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Organizzare il proprio bike to work

Usare la bicicletta per andare a lavorare non è solo cambiare mezzo di trasporto, poiché questa scelta ha ricadute più ampie su molti aspetti della propria vita. Estremizzando il concetto si può dire che sia quasi una scelta o una filosofia di vita. Saremmo disonesti se dicessimo che sarà tutto bello, facile e vi ritroverete a pedalare in mezzo alla natura con il sole sulla faccia. Ci sono dei problemi da affrontare, usare diversi metodi per trasportare le proprie cose o per organizzare il proprio tempo ma non è niente di trascendentale.

La prima cosa da fare è trovare la bicicletta giusta per voi. Magari l’avete già, magari vorrete comprarne una nuova oppure preferite acquistarla usata. Potete usare una bici da corsa, una pieghevole, una mtb, una bici da città o da viaggio, è indifferente. L’importante è che sia la vostra bici, sia della vostra misura e che l’abbiate regolata in base alla vostra corporatura. Non serve che sia costosa, che abbia il colore della sella figo o che il telaio s’intoni con il colore dei copertoni, quello che importa è che sia adatta alle vostre esigenze.

Una volta trovata la bicicletta giusta, il resto è soltanto organizzazione pratica: come trasportare le proprie cose, cambiarsi d’abito, gestire gli impegni fuori dall’orario di lavoro, problemi logistici che si possono risolvere facilmente. Nei prossimi articoli analizzeremo nel dettaglio tutti questi aspetti, al fine di supportare al meglio la vostra decisione di diventare ciclisti urbani.
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Infine, dato che raramente abbiamo corsie dedicate, dobbiamo considerarci come degli utenti della strada a tutti gli effetti, che dobbiamo dividere con automobili, motocicli e pedoni, per cui vedremo in maniera approfondita come comportarci in ogni situazione, per garantirci la massima sicurezza possibile.
Che dire, il nostro viaggio è cominciato e abbiamo imboccato la porta giusta, quella che ci condurrà a cambiare decisamente modo di muoverci. Lao-Tze ne sarebbe davvero soddisfatto.
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Photo credits Alberica Di Carpegna © Milano Cycle Chic

Libri e accessori per il ciclista urbano

22 Risposte a Bike to Work, come iniziare

  1. Andrea ha detto:

    Ottimo servizio, io ho iniziato a muovermi in bici in città proprio per andare in Università e per potermi spostare tra una sede e l’altra nel minor tempo possibile.
    Molti dei problemi da voi elencati (quali “arrivo sudato”, “non vado in bici da tanto tempo” ecc) sono solo delle scuse, io ho iniziato comunque piano e con bici di poco valore facendo sponda tra bici e pullman, per arrivare ora a 7 anni di distanza dalla prima volta a non avere un auto, ma ad avere più biciclette per ogni occasione che uso in tutti i miei spostamenti (nonostante se volessi me ne basterebbero 1 o 2) e viaggi e utilizzo della bici in tutte le sue forme.
    Andare in bici a lavoro non può che comportare dei vantaggi, soprattutto in un utilizzo urbano. Per me, per noi e per tutti….

    • Omar ha detto:

      Grazie per il commento Andrea e buonissime pedalate! Il “grave” problema del bike to work è che una volta cominciato, non si riesce più a smettere.
      Omar

  2. Federico ha detto:

    Non ho l’auto x scelta e mi muovo solo in bici. Tragitto casa lavoro 5 km su un vialone trafficato. Milano.
    I vantaggi sono innumerevoli e non li nomino neanche.
    Svantaggi:
    1) pericolo: sì, é evidente. In 5 anni comunque sono stato investito solo 1 volta (da una moto: nessuna conseguenza a parte bici scassata e ripagata come nuova con pezzi di prima qualità dall’assicurazione dell’investitore)
    2) sudare: beh, sî ma solo d’estate e problema se hai camicia e zainetto: questo indispensabile x portare oggetti vari e spesa al ritorno, no, non ho portapacchi. La mia bici è troppo prestazionale :). Soluzione: lasciare camicia in ufficio e usarla solo quando é indispensabile (certo dipende da che lavoro uno fa e in che ambiente)
    3) pioggia: sì ho tutto l’occorrente ma specie d’inverno é dura
    4) il principale: l’inquinamento. Respiro i gas di scarico di tutti. La mascherina l’ho comprata ma é inutilizzabile. Non riesci a respirare.
    5) Ce l’hai un posto sicuro dove lasciare la bici? Io sì ma é un fattore importante. Una catena non la ritengo sufficiente, a meno che non abbiate una bici veramente scassata
    6) se dopo il lavoro stai in giro e magari vai lontano devi abbandonare la bici. Io la lascio in ufficio ma non tutti possono.

    Bilancio: bici tutta la vita

    • Alessandro ha detto:

      Ciao Federico. Inquanto alla mascherina di consiglio di dare un occhio a questa azienda di Singapore: totobobo. In Asia ne sanno qualcosa di inquinamento. L’ho usata per il mio viaggio ed ha i filtri intercambiabili. Buona fortuna.

  3. pablo ha detto:

    Provate a fare lo stesso per le strade di Roma, ne uscirete abbastanza malconci

  4. Omar ha detto:

    Ciao Pablo,
    pensi che io viva in un magico paese incantato fatto di strade ben tenute, poco trafficate e di automobilisti educati? Vivo a Monza e su questo lato (questo soltanto) non ha nulla da invidiare a Roma. E’ pericoloso, sì, mi hanno investito una volta (un’auto mi ha travolto mentre ero sulla pista ciclabile, pensa te), l’aria è ammorbata dai gas di scarico. Ma quella sensazione di libertà è come una droga. Oltre al fatto che sono in perfetta forma a costo zero

    • pablo ha detto:

      Ciao Omar, il problema dei ciclisti non è solo romano so bene che anche da altre città italiane ci sono dei problemi ma Roma è un concentrato sia positivo che in negativo (per me rimane in negativo).Io fino a qualche anno fà andavo in ufficio in bici facendomi la bellezza di 20/30 chilotri al giorno, e ti assicuro che era un stress continuo: semafori regolati malissimo, attraversamenti pedonale messi a minchia, macchine in doppia fila e chi più ne ha più ne mette in fatti pedalavo quasi sempre al centro della strada andando molto veloce (in media 35/45 Km h) per non essere investito.

      • Francesco ha detto:

        io – vivo a Roma – ho cominciato ad usare la bici per spostamenti verso il lavoro da gennaio 2015. L’avrei fatto da prima… ma condizioni e condizionamenti (sia personali che esterni) e dato il percorso non brevissimo (18 km), rispetto al dover avere un abbigliamento formale mi ha frenato molto per lungo tempo… nonostante ho sempre considerato la bici un mezzo di trasporto, di fatto non ho messo in pratica tale convinzione. Il cambiamento avvenuto con l’avvento della metro C non lontana da casa, mi ha portato alla scelta della pieghevole e a soluzione intermodale. All’andata, onde evitare situazioni di “arrivo tutto sudato”, percorro buona parte in metro + trenino per le laziali (in attesa che la metro C, ormai a breve, arrivi a piazza Lodi… e dunque più vicino al centro). Poi 3 km di pedalata e già si arriva più tonici, ben disposti alla giornata, rispetto a tutte le variabili del bus, o dell’auto (anche 30-40 minuti per trovare parcheggio….). Il ritorno in bici sino alla metro C (9 km). Il tempo di trasferimento l’ho ridotto di mezzora (prima sia con bus + metro A, che con auto + metro A era sull’ora e mezzo… praticamente Roma-Firenze in treno AV… e altrettanto al ritorno). L’arrivo a piazza Lodi della C mi porterà ad aumentare il percorso all’andata (5 km) e ridurlo al ritorno, e l’aspettativa ragionevole è che il tempo di spostamento casa-lavoro e viceversa si ridurrà a circa 45 minuti… in attesa che si arrivi a Colosseo, meglio ancora piazza Venezia… dove sono a 1 km dall’ufficio… Pericoli ce ne sono sì, ma si può fare benissimo anche a Roma. Certo il bikesharing (sono tra gli abbonati convinti della prima ora…) mi piaceva di più, e mi avrebbe evitato l’acquisto di una pieghevole. Ma sono più che contento di poter utilizzare quotidianamente la bicicletta… è stata anche una soluzione al problema di ricavare del tempo per andare in palestra/piscina… tra famiglia e lavoro proprio ci riuscivo poco e niente… A questo punto non ne sento neanche più necessità… Quanto all’inquinamento non ho mai avvertito bisogno della mascherina, se non a piazza Venezia in ore di punta. Insomma ecco anche Roma la trovo ciclabile… nonostante tutto! Basta iniziare e resistere i primi 10 giorni…. dopo difficilmente si riuscirà a smettere!

  5. Lara ha detto:

    9 km di andata e altrettanti di ritorno… da un anno e 10 giorni. Ho prestato la mia auto a un amico per poco più di un mese, e poi non sono più riuscita a lasciare la bici. Quando al mattino piove tanto e parto in autobus, se poi non piove, uso il bike sharing fino a dove posso! E’ tutta un’altra vita!
    Risparmio almeno un’ora al giorno di tempo sulla percorrenza casa-lavoro, oltre alla benzina e al tempo per cercare parcheggio…
    La città è Padova, certo non trafficata come Roma o Milano, ma superiamo i limiti dei PM 10 tutti i giorni in cui non piove :-(

  6. Roberto ha detto:

    Abito a Genova, città dal clima mite e temperato anche di inverno, ideale per andare in bici, peccato sia un continuo saliscendi con pendenze di tutto rispetto. Qui 5km in piano neanche in autostrada si trovano, per non parlare di ciclabili, non una in tutta la.provincia. Ho provato a recarmi in ufficio, ma dopo 20 km di montagne russe o hai una doccia ed un cambio o in ufficio è meglio non entrare

  7. Maria ha detto:

    Ciao, anche io lavoro a Padova e vivo in provincia.
    Da un mesetto vengo al lavoro in bici un paio di volte alla settimana. 29 km tra andata e ritorno.
    Il giorno che vengo in auto porto in ufficio il cambio per i giorni che verrò in bici.
    Ho scoperto quartieri e percorsi che non sapevo neanche esistessero…..e li ho sfruttati anche per spostarmi in auto durante il fine settimana, per evitare code ed ingorghi.
    Il mio problema sono i chiletti di troppo (che sono tanti e pesano da portare a spasso) ed il fatto che non so usare il cambio correttamente. Ma ho letto l’articolo pubblicato sul sito e non vedo l’ora di tornare a casa (oggi sono in bici ;-) !!!)
    Ho calcolato che ogni giorno che vengo in bici risparmio 2 euro di diesel, li metto da parte in un bel porcellino di vetro……ogni tanto li guardo e penso che in primavera potrei fare qualche spesuccia per migliorare il mio cavallo a pedali………o folleggiare su Zalando (ah….le donne!!!!!!).
    La mia bici è una mtb, il mio compagno, ciclista convinto e allenatissimo, dice che secondo lui è la bici migliore per fare percorsi oltre i 10 km, che si stressano meno le articolazioni. A me però piace molto lo stile della seduta tipo “olandesina”……che ne dite? Una city bike stresserebbe veramente le ginocchia?
    Grazie e buo fine settimana a tutti.
    maria

    • Omar Gatti ha detto:

      Ciao Maria,
      complimenti per la tua intraprendenza e per aver deciso di muoverti in bici. Un grande passo per te e per l’ambiente in cui vivi!

      Mi spiace dover smentire il tuo compagno ma la mtb usata in città fa fare più fatica per via del maggior peso e della resistenza al rotolamento delle coperture. Visto che fai 29km al giorno, ti consiglierei una bici da città più leggera e performante, magari una di quelle in acciaio da cicloturismo (https://www.bikeitalia.it/bici-cicloturismo/).

      Per quello che riguarda lo stress delle articolazioni, se una bici stressa le articolazioni e provoca dolori alle ginocchia significa che è regolata male (qui trovi le nostre guide a riguardo https://www.bikeitalia.it/la-giusta-posizione-in-bici/) poiché la bicicletta lavora con le articolazione scariche (a differenza della corsa per esempio) ed infatti viene consigliata come sport riabilitativo per chi ha sofferto di problemi (menisco, rotture, tendiniti e altre cose poco simpatiche). Per cui se la tua bici ti provoca dolori alle ginocchia (qualunque tipo di bici), non cambiare mezzo, bensì controllane le regolazioni.

      Buone pedalate!

      Omar

  8. Maria ha detto:

    Come si dice dalle nostre parti: “te vojo ben!”
    Grazie per aver risposto a tempo di record.
    Nel fine settimana controlleremo bene la regolazione, in realtà le ginocchia non mi danno problemi ora con la mia lucilla (la mia bici…) ma secondo il mio compagno me li sarei cercati optando per una bici da città.
    Che bello….posso mentirlo e cominciare a scegliere il mio regalo di compleanno a due ruote!!!!
    Lucilla la conservo per le gite sui nostri argini.
    Grazie ancora.
    Buon fine settimana.
    maria

    • maria ha detto:

      Ciao!
      Posso disturbare di nuovo?
      Ho approfittato delle feste per gironzolare un po’ per negozi e vedere qualche bici. Mi sono orientata sulle ibride, perché trovo la posizione confortevole. Mi ero innamorata di una Scott (sportster 40 lady), poi ho visto anche una Specialized, di cui al momento non ricordo il nome. Sono comunque biciclette che costano intorno ai 700 euro, e mi fa un po’ ansia parcheggiarle fuori dall’ufficio in un parcheggio che di fatto è accessibile a chiunque. Stasera tornando a casa ho fatto un’altra sosta in un negozio di bici emi hanno proposto una bici “locale”, prodotta da un’azienda delle nostre parti. La marca è Daytona, la bici è una ibrida in alluminio, cambio Shimano 21 rapporti (si dice così?) ammortizzatore Suntour ncx, freni a disco, cerchi da 29. Costa la metà di quelle citate sopra. Possibile che la qualità sia comunque buona? Non ho certo bisogno di una bici da competizione, però vorrei fare un buon acquisto. Il negoziante mi dice che la qualità non ha niente da invidiare alle marche “blasonate” ma ovviamente lui cerca pur sempre di vendere……anche se sinceramente mi ha fatto un’ottima impressione. Mi sembra una persona onesta, non mi dà l’impressione di voler vendere a tutti i costi.
      Che dire…..come bici può andare per fare il tragitto casa-lavoro (15+15 km) 2 o 4 volte alla settimana?
      E magari qualche gitarella su sterrati blandi nel fine settimana….
      Grazie ancora dei consigli.
      A presto e buone feste!
      Maria

      • Gianni ha detto:

        Per Maria: esperienza di mia moglie, a 57 ha iniziato un lavoro a 9 km da casa, la scelta è andata su una Pegasus; trucco, caricare la batteria ogni giorno (anche se batteria al litio conviene sempre tenerla in carica per usurarla meno). Su 9 km andata , tempo di arrivo a lavoro come se in automobile, dato che non c’è problema id parcheggio. Pioggia, no problem , meno fatica = meno ssudare = più copertura per pantaloni impermeabili + giacca. X Spesa, borse vaude. Su altra bici, rixen kaude
        Io vado casa – lavoro Fagagna – Udine (12 km) in recumbent ogni giorno, un due volte (2011) anche con (poca) neve. SOluzione al traffico, cambiare percorso, allungarlo di 2,5 km, partire prima. Auguri e buon 2016 sui pedali!
        Gianni

        • Maria ha detto:

          Per Gianni: grazie dei tuoi suggerimenti.
          Forse sono stata però poco chiara nella mia esposizione: per ibrida non intendo “a pedalata assistita” (che ho e che userò quando tornerà il caldo) ma ibrida “city bike/MTB”.
          Grazie comunque del tuo tempo, buon 2016 anche a te e famiglia.
          Maria.

  9. marco ha detto:

    Nelle foto dell’articolo mettete un ciclista che indossa il casco…fa proselitismo ed anche un pò prevenzione… adesso abito altrove, ma a Roma, durante la nevicata del febbraio 85 (87 non ricordo bene)… la mia bici in piedi in mezzo alla neve ebbe l’onore della prima pagina su “Il Messaggero”… certo, pedalare in città non è una passeggiata…ma ne vale la pena!!

  10. Funkmaster ha detto:

    Ciao a tutti.
    Zona in questione: nord-ovest Milano (Parabiago-Pero)
    Disto circa 18-19 km dall’ufficio e devo dire la bilancia vantaggi/svantaggi pende verso i vantaggi. Indubbiamente. Sveglia alle 6:00, colazione ricca di carboidrati e poi via.. tra asfalto e campagne (il fango è la parte migliore!) dopo mediamente una quarantina di minuti sono a destinazione. Spesso sono con un collega che alla mi distanza aggiunge circa 5km. Quindi c’è anche il fattore compagnia. Insomma il tutto è positivo!
    Premetto però che non mi è possibile pedalare tutti i gg dato che devo portare necessariamente il giorno prima il cambio in un borsone. Per il sudore NO PROBLEM, dato che ho il vantaggio di avere uno spogliatoio con tanto di doccia calda. Risultato: entri in ufficio bello tonico, sveglio e carico più che mai.
    Insomma Lao-Tzu “al gavea rason!” :)

    • Omar Gatti ha detto:

      Buone pedalate allora!

      Omar

    • Fedy ha detto:

      Sì Sì Funkmaster conosciamo “colazione ricca di carboidrati” e via… quei 5 o 6 croissant ti danno sempre lo sprint necessario :)
      A parte gli scherzi anche per me arrivare al lavoro dopo circa 19 km fa iniziare la giornata più leggeri e rilassati, per non contare il fattore fondamentale del “restare in forma”.
      Per fortuna percorro questi km quasi per intero in pista ciclabile, tutti piccoli tratti messi insieme provando e e lanciandomi ogni mattina in nuove scoperte.
      Per la doccia fortunatamente non abbiamo problemi essendoci gli spogliatoi, e per i cambi basta organizzarsi con anticipo… infatti, data la lunghezza del percorso, non si riesce proprio a farlo ogni mattina, ma sicuramente aiuta corpo e spirito. Bravo il Lao-Tzu :)

  11. Gennaro ha detto:

    Ad ottobre faranno 3 anni che ho iniziato con costanza questa bella esperienza di andare a lavoro in bici. Inizialmente mi hanno sempre frenato le paure di sudare e, soprattutto, di farmi male per il pericolo di girare in bici nel traffico tra motorini e auto. Poi qualche anno fa c’è stata l’occasione, il comune finalmente ha realizzato una bella pista ciclabile che copriva gran parte del percorso tra casa e lavoro! Da quel momento ho deciso di provare, prima con una bella bici pieghevole e poi dopo circa 1 anno sono passato ad una nuova fiammante MTB. La distanza casa-lavoro in linea d’aria è di circa 7/8 km ma con GPS alla mano diventano circa 10 all’andata e 9 al ritorno (per via dei percorsi, extra pista ciclabile, meno trafficati che scelgo). In tutta sincerità è stata dura, e devo dire che tutt’ora mi rendo conto che nella città in cui vivo non è facile fare una simile scelta anche per via di alcuni dislivelli e di strade davvero a prova di MTB! La mattina è un piacere, ho la fortuna di fare un percorso che all’alba è a dir poco mozzafiato. Percorro il bellissimo lungomare di via Caracciolo e vedo spesso sorgere il sole alle spalle del Vesuvio (parto dalla bella Mergellina). A quell’ora il mare è calmo ed il canto dei gabbiani rompe il romantico silenzio di quell’ora. Vado tranquillo sulla pista ciclabile ora ben protetta anche da un muretto. Vedo tanti ragazzi correre e allenarsi su questo bel lungomare mentre di fianco sulla strada si incanalano le auto nel quotidiano traffico infernale. Il mio percorso continua poi nel porto, lontano dal traffico e dallo smog, per poi rientrare nel caos per arrivare al Centro Direzionale, luogo dove lavoro. Ho la fortuna che l’azienda riservi anche dei posti custoditi per i pochi ciclisti :). Il ritorno, invece, devo confessare che è un po’ più impegnativo. La stanchezza della giornata influenza l’umore e amplifica le paure del percorso da affrontare, ma poi una volta in sella pian piano si riprende fiducia in se. Sono sempre più i colleghi che provano anche loro questa nuova esperienza e qualcuno anche in maniera costante (x tutte e 4 le stagioni). Però non mi sento di forzare nessuno a fare questa scelta, andare in bici è molto bello ma senza le giuste infrastrutture non è sempre facile. Ci si può far male (cadere dalla bici nel traffico è pericolo come tanti altri mezzi ma negli impatti con scooter/auto si è sicuramente più penalizzati) e quando si ha famiglia/responsabilità bisogna pesare bene le scelte. Grazie a tutti e buona pedalata.

  12. ALESSANDRO ha detto:

    Mi sembra che oltre ai buoni propositi in Francia si abbia deciso di promuovere l’uso delle bici in modo concreto, e’ corretto?! Cmq in Italia manca la cultura, la prima cosa che fanno in molti alla guida e’ non cedere un metro, accellerare piuttosto che consentire a qualcuno una svolta. Vado in bici al lavoro tutti i mercoledi’, circa 19km, le auto mi superano in accelerazione per poi rallentare poco dopo, tentando di scartare o forse guardare cosa ci sia d’incomprensibile a rallentarle (…) sono il meno dei mali, in ciclabile incontro piu’ insidie: cani non al guinzaglio con padrone lontano, cani al guinzaglio che si allunga, runner in senso opposto che viaggiano sui binari come tram, sono io che sbaglio a tenere la dx, gente con le cuffie che spera di vivere su isola deserta… sembro paranoico?! La bici mi fa’ star bene, ma poi incontro ancora anche macchina o furgone con 4 frecce, sempre su ciclabile, e il peggio che possa capitare, pedone al cell che zizzaga, punta a sx eppoi ci ripensa… Insomma 1gg a settimana basta e avanza, provare x credere, Saronno, Caronno, Arese, Terrazzano, Rho fiera, Pero, San Siro e viceversa.

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