La Spagna ha finalmente approvato la nuova legge sulla Mobilità Sostenibile, dopo un percorso legislativo politico molto lungo e complicato durato oltre tre anni. Il 13 novembre 2025 il Congresso dei Deputati ha dato il via libera definitivo, un passo decisivo per modernizzare il settore dei trasporti e rendere più verde la mobilità.
Grazie a questa legge si potranno sbloccare circa 10 miliardi di euro di fondi europei vincolati agli obiettivi di decarbonizzazione.
Perché ci sono voluti quasi tre anni
Tutto è cominciato nel 2022, quando il governo ha presentato una prima bozza di legge. In quel testo erano previste misure molto controverse, come pedaggi sulle autostrade. L’idea fece discutere molto e non tutti erano d’accordo. Nel 2023, con lo scioglimento del Parlamento per le elezioni, il progetto è rimasto in sospeso. Con la nuova legislatura, nel 2024 il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha riproposto la legge, ma il dibattito parlamentare è diventato lento: sono stati presentati moltissimi emendamenti, alcune modifiche erano tecniche, altre più politiche e ideologiche. Non è stato facile arrivare a un accordo.
Negli ultimi passaggi la tensione è aumentata. Alcuni partiti hanno minacciato di bloccare tutto se non fossero state inserite garanzie più forti per il trasporto pubblico, per la riduzione delle emissioni, o se non fossero cambiate decisioni su grandi opere come l’ampliamento di aeroporti. Dopo molti negoziati si è alla fine trovato un compromesso. Il testo ha poi superato anche il Senato, dove il Partito Popolare ha presentato numerosi emendamenti, su temi diversi come i ritardi ferroviari o le tariffe aeroportuali.
Cosa prevede la legge
Questa norma riconosce per la prima volta la mobilità sostenibile come un diritto dei cittadini. Vuole dare stabilità a politiche di trasporto che siano più moderne, inclusive e rispettose dell’ambiente. Ha l’obiettivo di ridurre le emissioni, incentivare i veicoli elettrici installando più punti di ricarica, e rivedere le etichette ambientali che classificano le auto in base all’inquinamento.
Contempla anche piani di mobilità aziendale, cioè le imprese dovranno fare una pianificazione su come i loro dipendenti si spostano, per favorire modalità più sostenibili. Infine, la legge riorganizza il trasporto pubblico su gomma, migliorando i collegamenti interurbani, perché non si pensi solo al treno o alle autostrade, ma anche agli autobus che la gente usa ogni giorno.
Le reazioni della società civile
Molte associazioni ambientaliste hanno salutato con favore la legge, ma ci sono anche voci critiche. Secondo alcune organizzazioni, alcune modifiche introdotte in Parlamento potrebbero attenuare lo spirito originale della norma, rischiando di rallentare la spinta alla decarbonizzazione. Alcuni emendamenti approvati al Senato sono stati definiti “intrusi”: non si occuperebbero direttamente di mobilità verde, ma riguarderebbero questioni infrastrutturali o regolamentari che potrebbero favorire l’uso di combustibili fossili.
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Le sfide future
Ora davvero inizia il lavoro più difficile: trasformare una legge sulla carta in soluzioni concrete. Serve costruire infrastrutture per la ricarica elettrica, coinvolgere enti pubblici e privati, verificare che le etichette ambientali siano efficaci. Per i piani di mobilità aziendale servirà collaborazione da parte delle imprese e un cambiamento culturale. E poi ci sarà il monitoraggio: capire se gli obiettivi di emissioni saranno rispettati, se il trasporto pubblico crescerà davvero, se l’investimento europeo sarà usato in fretta ma anche bene.
Questa legge rappresenta un passo in avanti per la Spagna e l’Europa. Non è solo un testo di regole: è una cornice strategica, che dà certezze per il futuro. Se ben applicata può cambiare il modo in cui ci si muove, rendendolo più giusto, pulito e accessibile per tutti. Del resto, muoversi non è solo arrivare da A a B: è farlo nel modo più sostenibile possibile, pensando anche alle generazioni future.
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la Spagna ultimamente è anni luce avanti a tutto il resto d’Europa.