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Bastano 15 mila euro e una bici per aprire un bistrot su strada

Bastano 15 mila euro e una bici per aprire un bistrot su strada
TAGS: cargo bike

Un produttore di cargo bike propone attività di ristorazione a pedali, da avviare con bassi investimenti. Il prototipo a tre ruote è per il bistrot “sociale” di un’associazione di Brescia, che occupa e motiva ragazzi disabili.

Con 15 mila euro, più o meno, avvii un’attività. Non hai bisogno di un locale in affitto. Puoi andare dappertutto o quasi. Il tuo negozio lo metti in garage, la sera.

Sono tutti buoni motivi per acquistare un food truck su ruote, con cui proporre bevande e street food in giro, tra vie cittadine, ciclabili e aree private.

Lo sostiene Giacomo Pratellesi, 45 anni, fondatore di BCargo, produttore di bici cargo, che percorre una nuova via: la realizzazione di cargo bike su tre ruote, con carico posteriore, su cui realizzare food truck.

La nascita dell’impresa di cargo bike

«Sono un designer e grafico, usavo la bici per andare al lavoro. Nella vita quotidiana, mi ritrovavo sempre a trasportare qualcosa. Sentivo la mancanza di un bagagliaio, come quello delle auto! Mi veniva il mente l’immagine di quelle Fiat 500 cariche di bagagli, con i pacchi legati sul tetto, degli anni ’50. Ho pensato che c’era bisogno di cargo bike made in Italy e che nel nostro Paese c’era spazio di mercato per produrle e venderle. I produttori che si dedicavano alle cargo erano solo un paio». 

Pratellesi fonda Bcargo, a Scandicci, in Toscana, e inizia a produrre a tempo pieno nel 2019. «Avevo un nonno saldatore e un po’ di attrezzatura, in garage. Sono partito da lì, assemblando la prima cargo con parti di vecchie bici. Mi sono subito reso conto che guidare un mezzo così, nel quotidiano, era la soluzione a un sacco di problemi. In futuro, penso che ogni famiglia dovrebbe avere un’auto, una sola, e una cargo bike, per affrontare al meglio la città!».

Focus ➡️ 10 motivi per scegliere una cargo bike

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La cargo bike è sdoganata

Il Covid ha dato un impulso positivo all’attività, che sta crescendo ulteriormente. «Ora c’è consapevolezza di cosa siano le cargo e come si possano usare. Le persone le vengono a cercare, vogliono provarle. E comprarle». Pratellesi ha tre soci, lavora in prima persona, con il supporto di alcuni collaboratori stagionali. In un anno realizza 50 bici, una alla settimana.

«Non punto sui grandi numeri, ma su una diversa filosofia. Le aziende in genere si appoggiano ad una rete di distributori e commerciale. Io punto sul servizio al cliente, sul rapporto diretto. Non voglio scontrarmi coi giganti. Voglio “fare meno e fare meglio”. Il mio obiettivo è arrivare a produrre 100 bici l’anno, da distribuire in Toscana, un mercato locale che penso sia pronto ad assorbirle. E io ci sarò per i clienti: per chi vuole vedere direttamente bici e prototipi, per chi ha bisogno di riparazioni o di risolvere un problema».

Bcargo si rivolge alle famiglie, ma anche alle imprese, offrendo anche assistenza a domicilio, tra riparazioni e manutenzione preventiva, sui parchi bici. «Chi usa bici cargo per lavoro non ha molto tempo e può aver bisogno, se servono, di mezzi sostitutivi».

Dal long tail al carico posteriore

Pratellesi reallizza per prime cargo bike con carico anteriore, poi le longtail, con carico posteriore, le preferite dalle famiglie. Al food truck arriva per caso o, meglio, per passione. «Amo la cucina. Il mio sogno è fare panini con la bici. Nel 2023, un’associazione della mia zona cercava un food truck, per una manifestazione. “Perché non si va noi?” ho pensato, coinvolgendo Stefano Casalborbino, un amico chef. Abbiamo preparato e offerto crostini, su un prototipo di cargo bike, il Ciclobistrò». Questo prototipo poi è stato venduto a prezzo di costo a un imprenditore di Milano, Max arrosticini, che ora vende, appunto, arrosticini.

Tre ruote meglio di due

Pratellesi realizza un ciclobistrò anche per PedalAbile, un’associazione di promozione sociale (ApPs) di Passirano, in provincia di Brescia. L’ha fondata Roberto Dalla Pellegrina con suo figlio Riccardo, per promuovere l’inclusione sociale e sportiva di persone con disabilità attraverso l’uso dei tandem. PedalAbile ha fatto partire il progetto PaninAbile, in un locale e su un bistrot a pedali dove i ragazzi hanno un’opportunità di lavoro e di socializzazione, preparando e vendendo panini. 

«Sul ciclobistrò PaninAbile abbiamo installato un frigo per le bibite, un vano isotermico fresco per salumi e altri ingredienti, un lavabo con acqua corrente pulita e scarico per la sporca (con taniche, come su un camper), l’impianto per l’accesso alla corrente. L’associazione ha aggiunto una macchina per spillare la birra» racconta Pratellesi. 

Ora il produttore sta ultimando un secondo ciclobistrò, questa volta su tre ruote. «I food truck su due ruote, in realtà, non percorrono molta strada, perché sono pesanti e poco maneggevoli. Ne costruiamo uno su tre, per migliorarne la capacità di carico. Mantenendo però il carico posteriore». Il mezzo, commissionato da PedalAbile, sarà pronto a marzo 2026. Costerà circa 10mila euro. 

Altri clienti per nuovi business

Bcargo, finora, ha investito circa 10mila euro per mettere a punto il suo prototipo, ma ha già avuto altre richieste per nuovi food truck su tre ruote. «Appena pronto il primo, i clienti potranno vedere di persona questo mezzo e ordinarlo. Poi ognuno lo potrà personalizzare. C’è chi punta sul caffè, chi vuole aggiungere spremute o altro… Vogliono metterci di tutto, ma non c’è lo spazio di un negozio, ovviamente! Si richiede un grosso lavoro di progettazione, per rendere tutto essenziale e funzionale». 

Si fa notare e va quasi ovunque

Ai vantaggi di un food truck per fare impresa elencati all’inizio, Pratellesi aggiunge l’attrattiva e la libertà: «Un bici food truck piace e si fa notare, sempre. E l’attività si organizza in piena autonomia, per tempi e spostamenti. Ci si posiziona dove consentito e negli orari indicati dal Comune, creando magari appuntamenti fissi con la clientela. Oppure si va dove si è chiamati, per eventi in spazi privati».

Ci sono requisiti che non possono mancare per l’attività. «servono una licenza come ambulante, l’Haccp, e condizioni di perfetta igiene, secondo le indicazioni dell’Asl, con piani di lavoro lavabili e sanificabili. Noi impieghiamo per il top un materiale multistrato bello da vedere, non “freddo” come l’acciaio, e resistente, anche alle bruciature. L’impianto elettrico è certificato». 

Consiglio agli aspiranti food trucker? Specializzarsi in un prodotto e crearsi un brand d’impatto, bello e riconoscibile.

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